Il sindaco Raggi e i “volontari” della politica

Il “copia & incolla” scoperto tra le righe delle linee programmatiche del nuovo Sindaco di Roma, Virginia Raggi, è l’effetto della bassa considerazione che lei, come altri politici, ha delle professioni intellettuali e dei professionisti della comunicazione. Retribuzioni all’osso mascherate da rimborso spese, contratti capestro con licenziamenti sul tamburo, orari e condizioni di lavoro oltre ogni umana immaginazione sono le caratteristiche che disegnano un mondo totalmente ancora non esplorato ma frequentato da migliaia di giovani e meno giovani a caccia di un’opportunità o semplicemente bisognosi di sbarcare il lunario e mettere insieme un pranzo ed una cena. Pagare poco per non ottenere nulla è un paradigma la cui manifestazione causerà un piccolo imbarazzo al politico di turno, malessere presto dimenticato previo licenziamento in tronco dell’autore del documento. Il fenomeno non si arresterà, ci sarà sempre un altro pronto a prendere il posto del malcapitato, magari con 50 euro al mese in meno di paga, e la giostra andrà avanti con le sue lucine ed i suoi pagliacci. Ogni considerazione sulle qualità morali e politiche degli utilizzatori finali di questa nuova forma di schiavitù intellettuale mi porterebbe sicuramente in dote una querela; ve la trasmetto con la sola forza del pensiero che mi dicono ancora non sia intercettabile. Un ultima precisazione. I politici da operetta, quelli che sfruttano veramente i colleghi, per lavarsi la coscienza li definiscono “volontari”. Il volontariato è qualcosa di nobile, che si offre per aiutare il prossimo in difficoltà. L’unica difficoltà di questi soggetti è arrivare con le manine al portafoglio, sempre gonfio.

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