Sindaci e polvere, gente tra la gente

Piano piano scopri che dietro la tenda impolverata della retorica esiste un’Italia che non ti aspettavi di trovare, fatta di Sindaci che riescono nella contingenza e tra le macerie a mettere da parte le chiacchiere e a ruggire e graffiar per difendere i loro cittadini, la gente che si affida a loro, che in loro vede lo Stato. E non sono i Sindaci del blazer blu, dell’auto blu, del tappeto blu, delle tante chiacchiere, delle promesse e dello scarica barile, ci sono i Sindaci impolverati, con il parka strappato e bagnato, con la giacca di plastica della Protezione Civile che ti entrano dentro casa a tutte le ore attraverso le reti televisive all-news e ti urlano i bisogni delle persone che adesso hanno soltanto loro come punto di riferimento. I loro paesi erano stati spazzai via dalla tecnologia che aveva ridotto le distanze e trasformato posti incontaminati in succursali vacanzieri dei grandi centri. Adesso ti fissi sullo schermo, guardi la telecamera vagare per una città distrutta e il sottopancia che parla dell’ultimo attacco per liberare Mosul mentre tu non capisci se quelle macerie appartengono alle Marche o all’Iraq. Questi Sindaci non amano più essere politicamente corretti, lo ritenono un fardello inutile di un sistema di buone maniere che sa tanto di presa per i fondelli. Chiedono con forza ad un Governo che non può avere la forza di dire di no, allo stesso Governo che ha licenziato Bertolaso perché sprecone, ha modificato la legge che regola il sistema di Protezione Civile nazionale ma adesso, a colpi di decreto legge, sta facendo piano piano marcia indietro, rendendosi conto che ad eventi eccezionali si può rispondere solo con strumenti eccezionali, Bertolaso o non Bertolaso. E questi strumenti eccezionali devono essere messi in mano non a burocrati di Stato ma a quegli uomini eccezionali, i Sindaci appunto, che sono diventati il simbolo stesso di queste Città martoriate ma non distrutte, di questa gente sfinita ma mai doma. Il luoghi della politica sono certamente e giustamente altri come altre sono le persone che la politica la fanno, quella scritta, che rimane nelle leggi e negli atti. Adesso è il momento di darsi da fare e soprattutto quelli i difendere le persone ed i loro beni, di tutelare la cultura e la storia, l’identità e l’essenza vera di posti che, soli e messi tutti assieme, fanno la vera Italia.

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Rispondi