Croce Rossa: arriva la Fondazione, Corpi Ausiliari addio

Continua, nel silenzio di tutti, l’opera di smantellamento dei Corpi Ausiliari alle Forze Armate iniziata da Francesco Rocca Commissario dell’Ente Cri e proseguita dal suo omonimo, Presidente assoluto dell’Associazione Cri. Questa opera va avanti su due binari di acciaio, quello delle bugie e della delegittimazione e quello della fattiva opera di demolizione attraverso un impianto normativo che come tutti quelli messi su finora è assolutamente fragile ed irrazionale. Sta circolando la bozza di statuto della Fondazione prevista dal decreto legislativo 178, quello che aveva come oggetto il riordino e che invece quasi tutti, leggendolo alla maniera levantina da destra verso sinistra, hanno chiamato di privatizzazione. Nel riordinare appunto i Corpi Ausiliari, specialmente nella loro funzione di ausiliarietà e completamento degli assetti sanitari delle Forze Armate nazionali, il coniglio uscito dal cilindro è rappresentato da una Fondazione di scopo che governa i Corpi Ausiliari, gestisce i fondi che il Governo assegna loro, amministra i denari che vengono ricavati dalle attività proprie dei Corpi o vengono donati loro, decide in merito alla dotazione immobiliare dei Corpi stessi, sull’impiego delle forze e sul loro addestramento nonché sul governo del personale. Ma chi decide questo? Lo stesso consiglio direttivo dell’Associazione della Croce Rossa Italiana. Nella struttura decisionale i vertici dei Corpi Ausiliari sono al balcone, a fare da spettatori, come sono inutili guardoni anche i Ministeri competenti ed il Governo che pure nella Fondazione mette i soldi di tutti gli italiani. Così il Consiglio direttivo di un’associazione che è diventata privata gestisce una Fondazione che ha per oggetto l’amministrazione di beni e forze di carattere pubblico. Perché l’essenza pubblicistica dei Corpi Ausiliari della Cri è ormai fuori dubbio, essendo stata rimarcata da ultimo proprio dal Governo per il tramite del Ministro della Difesa Pinotti. Questa Croce Rossa, nata proprio dai Corpi Ausiliari, è a compartimenti stagni, predica l’ecumenismo e la massima inclusione ma solo probabilmente a senso unico. E’ un’Associazione fatta di Volontari, a trazione anteriore, e si appoggia sulla parte debole di questo immenso oceano rosso per trarre un consenso drogato e splendidamente artefatto, dove la trazione anteriore è rappresentata dal fatto che si è trasformata nel tempo in un organismo che sfrutta il personale, la preparazione e le dotazioni dei Corpi Ausiliari in funzione del beneficio che questi possono recare non alla popolazione nazionale né all’Associazione ma semplicemente al sistema di governo dei Volontari. In fondo, con lo smantellamento dell’organico in servizio continuativo, le tre componenti dell’Associazione sono tutte su base volontaria ma ne rimane sempre una a contare più degli altri, una che può indiscriminatamente e senza particolari formalità godere dei diritti elettorali interni, una sola che ha la facoltà di avere rappresentatività in ogni consesso. Ratificare uno statuto come quello che sta circolando in questi giorni significherebbe violare, tra le altre cose, il principio di democrazia interna dell’Associazione, dove una componente assumerebbe, in forza di regolamento interno votato esclusivamente dalla componente dei Volontari, la primazia ed il governo delle altre due componenti interne e queste finirebbero, loro malgrado, ad essere governate da soggetti che nella migliore delle ipotesi ne ignorano completamente le normative ed i sistemi di impiego, i rapporti di carattere istituzionale e le reali necessità. Poi esiste il binario della mistificazione e della delegittimazione, la rotta intrapresa dal nostro simpatico burlone, quello che si definisce amico e fratello delle Componenti Ausiliari dell’Associazione che lui stesso rappresenta e che continua a fare nomine di vertice in violazione della Legge e che, istrionicamente, ha promesso davanti all’assemblea nazionale, quella stessa assemblea di cui non abbiamo ad oggi avuto la fortuna di ricevere il verbale, che avrebbe aggiustato miracolosamente i cocci da lui rotti sottraendo i poteri di nomina all’organo legittimamente preposto e che , sempre ad oggi, si è ben guardato dal farlo, probabilmente per una questione relativa alla sua patologia più grande, la permalosità. Anche questa, se volete, è la privatizzazione, quella che consegna le Bandiere d’Istituto, gloriosi vessilli, ad un’Associazione che non conosce la Storia né sa valutare il contributo, anche i termini di vite umane, che i Corpi della Cri hanno saputo dare alla nostra Patria.-

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Un commento

  1. Bisognerebbe far leggere (o rileggere) questa nota a tutti: agli ufficiali e graduati del Corpo Militare CRI, alle “sorelle”, ai ministri della Repubblica, ai signori del Governo, ai consigliori del Presidente. Bisognerebbe si dica l’importo dei fondi che il Ministero della Difesa versa alla associazione della CRI, e si capisca come questi fondi vengano utilizzati e da chi.
    Bisognerebbe maggiormente pubblicizzare la bozza dello statuto della fondazione CRI.
    Bisognerebbe avere il coraggio di dire (ed accettare) che i c.d. Corpi Ausiliari sono un elemento estraneo a ciò che oggi (purtroppo) è divenuta l’associazione della CRI. Una associazione “no profit” che pensa al profitto.

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