Croce Rossa: senza trasparenza, senza democrazia non c’è futuro.

Nella Croce Rossa opaca e a libertà vigilata di cui ho spesso raccontato, a rimanere spesso, troppo spesso a bordo campo non sono soltanto i Volontari che fanno parte delle componenti ausiliarie alle Forze Armate, il Corpo Militare Volontario e il Corpo delle Infermiere Volontarie. Ne ho già scritto in relazione alla bozza di statuto della Fondazione che dovrebbe subentrare all’Ente strumentale e ve ne parlerò proprio domani, essendo già stata modificata. Anche tra gli altri Volontari, quelli con la tuta rossa per intenderci, quelli della componente unificata, l’atmosfera è tesa, giustificatamente tesa. I rapporti interni ai Comitati non sono assolutamente limpidi e la mancanza di trasparenza che ormai è diventata regola per la nuova Croce Rossa sta travolgendo ogni speranza, ogni convinzione che a qualsiasi decisione debba succedere non una chiacchiera più o meno formale ma la sua specifica attuazione. Così il Comitato nazionale non ha la sua bacheca di “trasparenza” né le delibere e gli altri atti che devono essere consultabili dai soci sono disponibili sul gestionale Gaia, se si trascuri la pubblicazione di alcune vecchie delibere, probabilmente messe lì per un test. Lo stesso umore si respira nel Comitato dell’Area Metropolitana di Roma Capitale, dove, a naso, dopo due mesi dalla proclamazione degli eletti ancora non si è arrivati a determinare la figura del Vice presidente del Comitato, organo obbligatorio che deve essere individuato proprio nella prima seduta di Consiglio Direttivo. Ho scritto che questa informazione la diamo a naso per la ragione che non essendo state pubblicate le delibere, le determine e gli altri atti a conoscibilità obbligatoria sul sito del Comitato né essendo stati diramati i medesimi documenti ai Comitati afferenti, se si fa riferimento alla schermata che si trova su internet si rimane abbindolati al racconto che si fa tra i volontari di via Ramazzini che riferiscono di un clima molto teso nel quale, a prescindere dalla difficoltà con la quale possa essere stata accettata la detronizzazione dei volontari da parte dei dipendenti, nominati in posizioni organizzative espressamente riservate ai soli volontari e di cui ho già raccontato, un equilibrio politico interno assai precario renderebbe poco elastica qualsiasi proposta di individuazione della figura del numero due di Debora Diodati. Nel resto d’Italia non si sta meglio, complice un regolamento elettorale assolutamente antidemocratico che non prevede il rispetto delle quote sociali minoritarie e che, anche con la differenza di un solo voto, senza alcun quorum di base, cancella da ogni potere di sindacato e controllo chi non si sia aggregato al carro del vincitore delle elezioni. Se a questo aggiungiamo la mancanza organica di trasparenza nella comunicazione degli atti, che dovrebbero a questo punto acquistare efficacia non dal momento della loro emanazione ma da quello della loro pubblicazione, il caos che vi racconterò nei prossimi giorni, caos non più calmo, è assolutamente plausibile. Vi vorrei accompagnare in un piccolo viaggio, un racconto per immagini e documenti, che potrebbe passare per Portici, Comitato alle porte di Napoli che sta vivendo una situazione surreale ed ai limiti della stessa legalità interna di Cri, fino alle Isole Eolie, dove se le cose non dovessero improvvisamente e favorevolmente cambiare proprio in questi giorni poter vedere ammainata una bandiera di Croce Rossa tirata su oltre vent’anni fa e faticosamente mantenuta a sventolare pur nella particolare situazione che si vive i quei meravigliosi e lontani posti. Questa non è la Croce Rossa che abbiamo sognato, questa Croce Rossa non ci appartiene e non la vogliamo più. Si tengano la loro privatizzazione, fatta anche con le manine che voglio tenere chiuse nei cassetti i documenti che dimostrano il reale costo del Segretariato Generale (stipendi dei supermanager compresi) e ci restituissero l’Idea e la nostra voglia di fare.

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