Croce Rossa: un gran pasticcio chiamato Fondazione

Grandi manovre per varare in fretta la Fondazione Croce Rossa 

Vorrei tornare per un momento a ragionare sul tema della Fondazione prevista dal Decreto Legislativo 178 e sulla seconda bozza che ha iniziato a circolare un paio di giorni fa e di cui ho già dato notizia. Da una rapida lettura però non sembra che sia cambiato molto probabilmente è stata corretta la sintassi di qualche frase. I vertici dei Corpi Ausiliari alle Forze Armate sono sempre fuori da ogni decisione, semplici spettatori in un collegio che amministra e gestisce l’Ente che li riguarda e dove non possono fare altro che applaudire, se ne hanno voglia, le decisioni altrui che passeranno sulla loro testa e sulla testa delle migliaia di Volontari Cri con le stellette al collo a volo radente e lasciando un scia fumosa quasi come le Frecce Tricolori.

In fretta e furia, questa Fondazione va battezzata e varata in fretta e furia, non sia mai che il Governo si debba accorgere che qualcuno vuole impegnarsi a manovrare i soldi pubblici senza nessun tipo di controllo diretto da parte egli stessi organismi che quei soldi nella Fondazione li devono mettere, quindi del Governo stesso, quindi dei cittadini italiani.

Sarebbe stato sensato separare i destini dei Volontari e distinguerli tra quelli che giurano fedeltà alla Patria e quelli che, per scelta personale, non lo fanno. Tra quelli che possono votare in assemblea e quelli che ricevono le loro direttive per le vie gerarchiche. Anche a proposito di queste qualcuno dovrebbe avere la buona creanza di spiegarmi, magari telefonandomi con uno dei due Iphone di cui vi ho raccontato ieri, come si fa a interrompere una catena di comando frapponendo tra i vertici (pubblici) ed il resto dei Corpi un organismo creato al self service delle buone intenzioni ma senza alcuna parvenza di legittimità?

Non esiste un controllo sui fondi gestiti nemmeno nella forma del controllo analogo, perché in effetti se anche questa Fondazione interamente partecipata dalla sola Associazione della Cri potesse essere considerata quale azienda per attività “in house” il controllo sulla gestione dovrebbe essere esercitato dalla medesima Associazione Cri e non da un collegio di revisori dei conti nominato invece che da un’Autorità esterna direttamente dallo stesso consiglio di amministrazione che, guarda caso, è la fotocopia geneticamente corrispondente del Consiglio Direttivo della stessa Associazione della Cri.

Stessa testa che ha i medesimi poteri, quale sarebbe il senso di creare una Fondazione se non quello di accorciare i tempi e bruciare sul filo di lana il Governo, per evitare che la stessa Autorità Pubblica possa mettere il naso ed ingerire nelle questioni di Croce Rossa Italiana? Ed in fondo è sempre la stessa musica, tutta suonata al ritmo dell’indifferenza e della massima autoreferenzialità. Fate caso ad un elemento non trascurabile che è quello della moltiplicazione delle poltrone facendo rimanere costante il calcolo delle natiche, mediamente in conto pari, che le scaldano.

Consiglio Direttivo Nazionale dell’Associazione, Comitato di gestione dell’Ente Strumentale, Commissario Liquidatore, Consiglio di Amministrazione della Fondazione hanno sempre gli stessi nomi incisi, per Legge o per Regolamento, sopra. E del Comitato dei garanti che devono vigilare sulla gestione dei fondi affluiti a Croce Rossa per il recente sisma ne vogliamo parlare? Se si tratta di un organismo di garanzia non è sufficiente prendere nomi esterni alle attività di Croce Rossa, requisito che non mi pare abbiano tutti i partecipanti a quell’elevato consesso, è invece auspicabile che la nomina non debba essere fatta dallo steso soggetto da garantire ma da un’Autorità esterna, magari di caratura governativa o giudiziaria, per accrescere il senso di terzietà che in certe vicende può sterilizzare meglio certi controlli che necessariamente dovranno essere fatti. Ma se fosse andata veramente così non avrebbe avuto senso stare qui a scrivere certi discorsi, come non avrebbe avuto senso parlare ancora di questa privatizzazione.

La Fondazione così come è stata disegnata è un’altra burla, necessaria soltanto a completare un disegno di privatizzazione che non è mai stato previsto da alcun intervento legislativo. La Croce Rossa, quella vera, non esiste più; al suo posto alcuni grandi cervelli hanno disegnato un’azienda dal carattere smart profit che a molti di noi non riescono ad identificare con l’Associazione di volontariato più grande d’Italia e che, appena nata, ha già il fiatone.

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