Croce Rossa: lo smart profit che non tutti comprendono.

L’attività di Croce Rossa Italiana sui territori si sta trasformando.

Non più protagonista di un’azione umanitaria con caratteri esclusivi ma partner in progetti nei quali emerge la mutazione di una natura che ha navigato attraverso i secoli. Gli esempi sono sotto gli occhi di chi li vuole vedere e vanno dal Piemonte alla Sicilia, passando per l’industriosa Toscana.

Interventi massicci a fianco delle Prefetture o in missioni SPRAR, interventi di modesta entità organizzati da piccoli Comitati e messi su alla buona. Sempre il settore dell’accoglienza in primo piano. Non si legge però in questo tipo di azioni l’intenzione di riorientare tutta l’Associazione verso il contrasto delle nuove forme di impoverimento sociale ed economico quanto il tentativo di affermare un modello aziendale di gestione di un fenomeno non più da considerare come emergenza ma quale grande opportunità e di atteggiarsi e prepararsi per sfruttarlo al meglio. Si aprono tavole rotonde, si organizzano convegni con lo scopo di esportare un modello che è basato quasi esclusivamente sulla prestazione di opera gratuita della maggior parte egli attori.

Vorrei però accantonare le polemiche di questi giorni intorno alla Fondazione per evidenziarvi l’altro fenomeno che si sta registrando in questo periodo, quello della rivalutazione del ruolo delle Crocerossine all’interno di tutto questo sistema. Le Infermiere Volontarie appartenenti al Corpo della Croce Rossa Italiana ausiliario alle Forze Armate portano in dote, infatti, un diploma universitario che le certifica operatrici socio sanitarie specializzate dopo un biennio di duro studio e tirocinio e un esame finale di fronte ad una nutrita commissione.

Vi ho raccontato spesso di come la Cri sia passata dal modello no profit a quello smart profit contemporaneamente al transito dalla forma pubblica a quella di associazione di promozione sociale. Nella stessa misura si è scivolati dall’affidamento diretto dei servizi alla modalità delle convenzioni per terminare al capolinea delle gare di appalto. Per partecipare alle gare è utile poter dimostrare di avere in organico personale con la qualifica di operatore socio sanitario, porta punteggio e quindi avvicina alla meta.

Come si potrà conciliare questo minestrone di variegati interessi con la natura e le prerogative del Corpo delle Infermiere Volontarie non lo ha ancora capito nessuno ma quest’Associazione ha ormai una natura insondabile, oscura e nascosta, potrei dire esoterica proprio perché alla massa non è dato di sapere nulla.

Bisognerebbe governare le Crocerossine all’insaputa dei loro stessi vertici, bisognerebbe farlo all’insaputa del Governo, che è quello che nella formazione e nella gestione dei Corpi Ausiliari della Cri mette il denaro vero, quello fresco, e con un progetto di Fondazione a scatola chiusa, fotocopia della governance dell’Associazione privata Cri ci si potrebbe riuscire.

Quanti Volontari sono consapevoli di questa mutazione genetica della loro Associazione? Quanti tra quelli che lavorano tutto il giorno meritoriamente e gratuitamente a testa bassa sanno quanto costi il Segretariato generale e per quali ragioni, a parte la ingenua citazione nello Statuto, questo governo nel governo sia stato istituito. Perché ogni richiesta di conoscere i costi e le fonti di finanziamento del segretariato generale viene respinta dagli stesi organi nazionali come “livore “ e “accanimento personale”?.

Oggi Croce Rossa Italiana è un’azienda che da lavoro a centinaia e centinaia di persone, oggi Croce Rossa Italiana è un’azienda che crea margini anche attraverso l’opera non retribuita di migliaia di Volontari, anche la mia di cui sono perfettamente orgoglioso. Proprio per questo se chiedo a te, che non hai saputo o voluto presentare in assemblea un bilancio, di capire qualcosa di questo fenomeno e tu interpreti la mia domanda come un attacco personale, allora hai qualcosa da nascondere; la mia Croce Rossa sarà sempre diversa dalla tua.

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