La libertà di stampa è la libertà della Società.

Chiedere un parere sulla libertà di stampa ad un giornalista è come fare la famosa domanda all’oste sulla qualità del vino che sta tentando di farti ingoiare. In fondo quello sulla libertà di stampa è un falso problema, falso quando preso singolarmente, quando volessimo inquadrare solo quello nel nostro mirino.

La libertà di stampa è una delle tante sfaccettature dello stesso gioiello che è la libertà. La libertà di stampa va a braccetto con quella di opinione, con quella di espressione, con quella di stabilimento, con quella di associazione e cosi via.

Si tende a fare una grandissima confusione tra la libertà di parola, quella di espressione e quella, completamente diversa, di stampa dove la prima è una dote caratteristica di tutti la seconda viene tutelata in maniera diversa in quanto si rivolge ad una massa indiscriminata di soggetti a volte molto distanti dal bersaglio che chi racconta un fatto vuole raggiungere.

Oggi i social network amplificano la diffusione di ogni notizia e certi sistemi di microblogging nati per far circolare fatti personali vengono utilizzati invece per diffondere news vere e proprie spesso spiazzando chi della diffusione di notizie e del loro commento fa la fonte primaria di sostentamento.

L’attività giornalistica si scontra poi oggi con gli interessi di un’editoria sempre più concentrata nelle mani di pochi, i quali non hanno come core-business quello della notizia ma usano testate e professionisti per farsi strada in altri campi che spaziano dalla politica all’economia spicciola.

Esiste poi un grosso divario tra i professionisti del settore, generato dalla posizione che in pochi hanno conquistato e difendono con le unghie, portatrice di consensi, incarichi e denaro mentre la massa si dibatte tra compensi irrisori, contratti precari e necessità di farsi notare inseguendo scoop improbabili e piegandosi ai desiderata di editori senza scrupoli.

Prima di interrogarsi sulla libertà di stampa bisognerebbe considerare quanto sia necessario tutelare la libertà dei giornalisti, incastrati tra l’incudine di un mestiere diventato oggi sinonimo di incertezza e il martello di un sistema vessatorio e ricattatorio che fatto di minacce e querele, strumenti di condizionamento la cui efficacia è evidentemente ben valutata da chi ha qualcosa da nascondere all’opinione pubblica.

Soltanto professionisti veri, svincolati dalla necessità quotidiana di provvedere a stabilizzare la propria posizione sociale ed economica e tutelati nell’esercizio della ricerca della verità possono assicurare quella libertà di stampa che è prodromica alla libertà di espressione di un intera società. Nessun cittadino può coltivare la propria opinione su un fatto se non conosce questo fatto perché nessuno glielo racconta.

La migliore garanzia di rispondenza della notizia alla verità è assicurata dal pluralismo nell’informazione che consegna ai cittadini la possibilità di giudicare della bontà dell’informazione potendo confrontare, sullo stesso fatto, punti di vista diversi ed articolati.

Si verifica nella nostra società proprio il fenomeno opposto, la concentrazione dei media in mano a pochi e il ricatto, economico-giudiziario, nei confronti degli operatori dell’informazione. Tale combinazione di elementi assicura una fabbricazione precostituita delle notizie, confezionate alla bisogna e assolutamente parziali, fatta in maniera che uno pseudo-giornalismo possa servire da pilastro per la costruzione di un pensiero unico, dominante e portatore di una verità assoluta.

L’unico antidoto sta nella tutela di un mestiere che è garanzia di libertà e che è in grado di calmierarsi da solo. Svincolato dal mercato e dai Tribunali il giornalista ha come unico metro la credibilità che ha acquistato con la propria professionalità ed il tempo nei confronti dei propri lettori che a loro volta potranno formarsi la loro opinione sui fatti che avvengono intorno a loro e che li riguardano.

La libertà vera nasce da qui.

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