Croce Rossa: ultima chiamata per la rappresentanza intermedia

Lo strapotere del Segretario nazionale non era nella delega statutaria. I presidenti regionali si lamentano ma non cambierà nulla.

Eppure le perplessità ci sono, eppure sono molti i Presidenti di Comitato regionale della Croce Rossa a tentare di capire, piuttosto che puntare in maniera disordinata, i piedi. Il fenomeno di questo particolare cambio di assetto organizzativo in corsa non se l’aspettava nessuno. Tempo ce ne è stato tantissimo, già dal lontano 2012 questa nuova visione, o meglio versione, dell’Associazione di volontariato più grande d’Italia poteva essere disegnata alla luce del sole, esaminata, discussa e condivisa a tutti i livelli.

Naturalmente così non è stato, altrimenti non ci troveremmo ora a parlarne con insistenza. Forse soltanto ora i Comitati regionali si sono accorti della assoluta loro inutilità nel nuovo disegno associativo, relegati al ruolo di cani da pastore attraverso le commissioni disciplinari e a fare da assistenti all’opera e alle intenzioni del Segretario regionale, nominato da loro ma che per regolamento non seguirà mai più le sorti del Consiglio Direttivo regionale.

Se incrociamo questo dato con la tendenza ad affidare sempre più spesso ruoli di responsabilità all’interno della governance associativa a dipendenti, a volte parasubordinati, si capisce come la natura della Cri sia proprio diversa da quella della vecchia struttura ancora nel cuore di molti.

Non si è persa solo la natura di Ente pubblico, però, si è passati dal modello no profit a quello smart profit senza consultare la base né documentare tutta una serie di attività che i Volontari veri, quelli che operano per l’Associazione in maniera silenziosa e disinteressata, avrebbero dovuto conoscere.

E’ inutile che qualcuno emetta grida stridule quando sente parlare di una Cri votata al profit, di uno snaturamento dell’originaria missione e ancora di una mancanza assoluta di trasparenza e di conoscibilità degli atti che hanno comunque una notevole rilevanza interna. Proprio in queste ore il Comitato nazionale, forse all’unico scopo di evitare una valanga di richieste di accesso agli atti, come si stava delineando da parte di molti Volontari, ha pubblicato sul sito alcuni verbali del Consiglio Direttivo ma lo ha fatto, credendo di poter ostentare la solita sfacciata primazia nei confronti degli stessi Soci, coprendo oltre il 70 % degli atti con scritte OMISSIS, modello prima repubblica.

Mi preme ricordare a questi signori che nei confronti dei Soci non è lecito omettere nulla e che pubblicare detti atti in maniera pesantemente mutilata equivale ad omettere la pubblicità che pur è indicata ben chiara in un regolamento, approvato dallo stesso Consiglio Direttivo che ad oggi, per primo, non lo applica.

Se questa è la musica si capisce bene quale sia il timore diffuso tra i Presidenti dei Comitati regionali, che si sentono beffati in quanto loro stessi hanno votato quel Consiglio Direttivo che probabilmente ha promesso loro di disegnare una diversa compagine associativa, ha promesso loro una condivisione che è rimasta sulla carta, ha raccontato loro che sarebbero stati la voce del territorio trasportata senza filtri nel Palazzo, ha raccontato loro di un Segretario generale i cui ruoli e poteri  avrebbero copiato pedissequamente quelli del vecchio Direttore amministrativo.

Così non è stato, lo abbiamo sotto gli occhi tutti. Verrebbe da dire che chi è causa del suo mal debba piangere solo se stesso, senza tener conto di tutti i Volontari veri che vedranno la loro Associazione scomparire, diventare macerie sotto un’altra torre oscura. Per me e per tanti come me la Croce Rossa è un’altra cosa.

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