Croce Rossa: nomina Ispettrici delle Crocerossine, punto e a capo.

L’interpretazione creativa delle norme sulle nomine lascia in stallo il Corpo delle Crocerossine con effetti devastanti, forse voluti, su tutto il resto.

Come volevasi dimostrare. Il teorema sulla ripartizione dei poteri in Croce Rossa Italiana è un elaborato perfetto. Dopo solo qualche mese dalla sua nomina a Ispettrice del Centro di Mobilitazione del Lazio del Corpo delle Infermiere Volontarie della Cri Tiziana Ciani ha gettato la spugna, stritolata tra il Presidente della Cri del Lazio, De Nardis, che l’ha fortemente voluta se non letteralmente imposta e l’Ufficio Direttivo Centrale delle Crocerossine che per lei, come per l’incarico che ha assunto, aveva altre prospettive nell’ottica di una visione strategica dell’attività del Corpo.

Sullo sfondo l’interpretazione di una norma giuridica estratta dal Codice dell’Ordinamento militare che, a seconda del verso nella quale è letta, giustifica l’autocrazia del Presidente Nazionale della Cri o rende all’Ispettrice nazionale delle Crocerossine il diritto di esercitare la propria designazione in funzione delle necessità dei vari Ispettorati e delle capacità delle donne chiamate a coprire gli incarichi di comando.

Il modello self-service adottato da Francesco Rocca quindi non funziona, e non potrebbe essere altrimenti. Lamentando l’inerzia dell’Ispettrice Dialuce il Presidente Rocca ha fatto alcuni blitz nominando Ispettrici a macchia di leopardo ma, dopo mesi, sono tanti gli Ispettorati senza governo.

Proprio questa interpretazione autarchica di una norma di Legge, smentita dal Consiglio di Stato, ha letteralmente decapitato il Centro di Mobilitazione del Lazio dove si è da quest’estate in attesa della nomina presidenziale dello staff dell’ormai ex ispettrice Ciani. Quindi il Lazio, non essendo stata mai nominata nemmeno una vice ispettrice, non ha un governo al momento attuale con tutti gli effetti del caso, anche in un momento nel quale, nella stessa regione, sono in atto diverse situazioni di emergenza.

A volte essere contro corrente, non rispettare una tradizione, significa andare contro comportamenti consolidati che nascono dal riprovare esperienze già fatte traendone i migliori atteggiamenti. Voler superare con interpretazioni ardite le regole del gioco può procurare attriti profondi all’interno di un Corpo che ha sempre vantato una propria autonomia legata alla peculiarità degli impieghi e dei servizi sempre assolti con decoro, dignità ed onore.

L’inserimento di corpi estranei, che qualcuno con aulico effetto ha definito “polpette avvelenate”, ha lo scopo di destabilizzare dall’interno un’organizzazione tendenzialmente compatta e se questi sono gli effetti, l’operazione è abortita creando comunque malcontenti ed ulteriori divisioni.

In un momento di transizione come l’attuale ci si sarebbe aspettati dai vertici di Cri una migliore lungimiranza, una visione strategica, una rinuncia all’accaparramento di poltrone le quali, come quelle delle Crocerossine, spesso comportano solo oneri, mai diritti e molto raramente onori. Come vado dicendo da un pochino, la Croce Rossa è un’altra cosa, e fortunatamente se ne stano accorgendo in molti.

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