Croce Rossa: mangiata la carota è rimasto il bastone.

Non c’è trasparenza ma non si può dire. Il Codice Etico bastona ogni forma di dissenso a scapito del dibattito interno.

Credo che la più grande contraddizione di questa meravigliosa associazione che è la Croce Rossa Italiana sia l’evidente contrasto tra due documenti fondamentali, i sette principi ed il Codice Etico.

Nei primi si decanta oltre all’umanità anche l’unità, l’imparzialità, la neutralità e l’indipendenza. Poi si pubblica ed approva un Codice Etico che divide i Volontari dal resto dell’Associazione, che mette gli uni contro gli altri, che può essere usato come una clava per togliersi dai piedi ogni voce contro corrente.

Non esiste la possibilità, in questa Croce Rossa Italiana, di manifestare una pur minima posizione che non corrisponda saldamente a quella dei vertici istituzionali. In caso contrario si istituiscono giurie sommarie e si espelle chiunque abbia commesso fattispecie che sono varie in numero e vaghe nella loro consistenza.

La vacuità delle norme, la loro scrittura, come si usa dire, in bianco ha lo steso effetto del titolo di credito firmato senza importo che a seconda della mano in cui finisce viene bancato senza limite. Il dato normativo è indicato nella frequenza con la quale, nella parte disciplinare del Codice, viene usato il verbo potere. La potestà, la discrezionalità nell’esercizio dell’azione sanzionatoria è l’espressione più vetusta di una concezione del potere che nulla ha di inclusivo né di rispettoso del lavoro di tanti e tanti Volontari.

Basta un like messo sotto un post di Facebook per finire alla gogna prima di essere cacciati, senza alcun tipo di valutazione di merito. Nel Codice non esiste la graduazione delle sanzioni, pur astrattamente prevista da ogni tipo di regolamento simile. Non esiste, ad esempio, nessun tipo di tutela per i Volontari minori di età, cosa che invece, dal punto di vista disciplinare, è garantita da una Legge dello stato per ogni tipo di attività.

Basterebbe, per arrivare a capire il tipo di manovra che questa cosiddetta nuova classe dirigente ha messo in piedi per autoconservarsi ed evitare ogni dibattito interno, leggere la formulazione del titolo del vecchio e del nuovo Codice Etico. Il primo era intitolato “ Codice Etico e di Buona Condotta per i Soci e i Dipendenti della Croce Rossa Italiana” mentre l’attuale versione si intitola “ Codice Etico, Provvedimenti Disciplinari e Collegi disciplinari”.

Dalla prima all’ultima sono passati sei anni, nei quali si è pesantemente disegnato un sistema che partendo dal presupposto che la privatizzazione fosse garanzia di trasparenza e democraticizzazione dell’Associazione, senza mettere in atto però né l’una né l’altra è stato costretto a creare un meccanismo sanzionatorio permanente, meticolosamente incardinato su criteri del tutto soggettivi quali “senso morale”, “senso dell’onore”, “subordinazione” e affidato a persone che dovevano essere elette “con votazione a scrutinio segreto” ma poi di fatto sono state tecnicamente ed artatamente nominate.

La Croce Rossa è un’altra cosa.

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Un commento

  1. L’unico modo in cui il Corpo Militare può sperare di sopravvivere negli anni futuri e staccarsi quanto prima da questo carrozzone colmo di corruzzione e meschinità che oggi è la CRI,e diventare una forza di completamento di riserva dell’esercito. Non ci sono più le condizioni per continuare a fare parte di un ente come la CRI,che ci vorrebbe smilitarizzare e mettere ai margini per compiacere i vari rocca e ronzi che pensano solo a mettere in vetrina(tra una querela e l’altra) le componenti civili. Militari lo si è sempre,non solo quando fa comodo,ed è giusto quindi che ci si stacchi e si prosegua su due strade diverse,con buona pace delle 20000 quote annuali che verranno a mancare. I vostri “valori” non sono più i nostri.

Rispondi