Croce Rossa: ancora nomine da dieci e Lodi

Nomine fatte sempre al solito modo e basso risalto mediatico. Dietro una banale dimenticanza c’è una vera e propria pulizia etnica.

 

Se esiste un copione è giusto che ogni volta che si apre la scena tutto si ripeta nella stessa maniera, e che teatro, finalmente, sia! Ancora una volta la nomina dei vertici territoriali del Corpo delle Infermiere Volontarie della Cri è avvenuta in barba alla normativa vigente.

Iris Lodi è il nuovo Comandante del Centro di Mobilitazione delle Crocerossine del Lazio. Nell’atto ufficiale, siglato dal Presidente Rocca e non dall’Ispettrice nazionale del Corpo, si legge che lo stesso Rocca ha accolto il parere del Presidente del Comitato laziale dell’Associazione, De Nardis, ma non c’è traccia di concerto sulla nomina con il vertice del Corpo, ormai demansionato e scavalcabile alla bisogna.

Viene anche citato l’articolo 1735 del Codice dell’Ordinamento Militare, quello che impone la delegazione permanente sulle nomine dei vertici territoriali, quello sottolineato con la penna rossa anche dal Consiglio di Stato nel 2005, ma proprio la recita pedissequa dell’articolo viene interrotta poco prima di pronunciare quel termine fondamentale.

Si dimostra quindi geometricamente il teorema secondo il quale negli interessi di questo Consiglio Direttivo dell’Associazione nazionale non c’è né il mantenimento delle prerogative dei Corpi Ausiliari di Cri né il rispetto dei termini regolamentari quanto piuttosto un uso, a propria discrezione, di poteri non consolidati per fini che esulano da una strategia di governo della parte più antica dell’Associazione, strategia mai pianificata né enunciata con la particolare attenzione tutta rivolta a creare situazioni di attrito tra le Componenti della Cri probabilmente per poi giustificarne i soliti interventi a gamba tesa.

I Corpi Ausiliari navigano a vista in attesa di una Fondazione che non è il contenitore previsto dal Decreto Legislativo di riordino e per questa ragione sta incontrando, nella sua nascita, innumerevoli ostacoli di natura logica e politica. I Corpi Ausiliari sono ormai ridotti alla stregua della Cenerentola dell’Associazione di volontariato più grande d’Italia, utili ed a volte indispensabili ma sempre tenuti da una parte.

Significativa è stata la serata inaugurale del Festival di Sanremo, quando sul palco, tra gli attori dei soccorsi al recente sisma, erano presenti soltanto i Volontari in tuta rossa. Forte si è levata la protesta di quelli appartenenti alle altre due componenti, molto vaghe e puerili le giustificazioni addotte dai soliti difensori d’ufficio che hanno bollato come insignificante e polemica ogni rimostranza.

Cosa sarebbe successo se per caso o per scelta sul palco fossero andate solo donne vestite di blu, pur presenti dai primi momenti sui luoghi del disastro e compartecipi delle grandi e piccole tragedie vissute dai nostri meno fortunati connazionali? 

In fondo la Croce Rossa Italiana è una grande famiglia ma come tutte le famiglie allargate divide i figli dai figliastri, con il particolare importantissimo che i figli godono di una grandissima visibilità ed i figliastri non solo non hanno questa opportunità ma, pur lavorando ugualmente per l’Associazione, nella grande maggioranza dei casi non hanno nemmeno i diritti elettorali e quindi, soprattutto se non votano, non è necessario coccolarli.

Siamo una grande famiglia, è vero, dove i figli dovrebbero essere tutti uguali ed i genitori meno possessivi e protagonisti. Tempo per migliorare ce ne sta molto, basta volerlo ma in fondo la Croce Rossa è un’altra cosa.

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