Croce Rossa: estirpare le discriminazioni per andare avanti

Discriminazioni, prepotenze, mancanza d’identità condivisa sono i mali dell’Associazione di volontariato più grande d’Italia.

Un messaggio del Presidente nazionale della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca, che chiede maggiore attenzione, una vera e propria sorveglianza, come dice espressamente il titolo del messaggio che recita “azioni verso i post sui social network” mi da la possibilità di condividere tre considerazioni.

La prima è che, data l’importanza del personaggio e la perentorietà di un messaggio che ordina sorveglianza sui social e repressione del deprecabile fenomeno dei commenti razzisti e xenofobi fatti dai soci, si è effettivamente, adesso, presa coscienza che all’interno dell’associazione più inclusiva d’Italia esista una porzione numerosa di soci che manifesta palesemente posizioni culturalmente e socialmente in contrasto con il principio della massima inclusività.

Effettivamente viviamo un momento particolare, nel quale le emergenze sociali interne al paese si sommano a quelle epocali internazionali in una miscela che potrebbe rivelarsi esplosiva. C’è da indagare per esempio sulla composizione sociale della base del volontariato di questa meravigliosa associazione, composta in maggioranza da pensionati, da studenti e connotata anche da una massiccia presenza di persone senza un’occupazione importante, che cerca nella militanza in rosso un riscatto personale o un’opportunità di impiego retribuito, come da secolare abitudine. Certi progetti, molte attività, dove il centro dell’azione riguarda meccanismi d’inclusione – basti pensare a tutte le operazioni rivolte alle attività di controllo e gestione dei flussi migratori o a quelle verso Rom e Sinti – vengono visti a volte con gelosia da chi si sente escluso dalla sua stessa società.

Poi la seconda considerazione riguarda il concetto stesso di razzismo collegato con quello di xenofobia. Prima di reclamare una sanzione non sarebbe opportuno definire i confini della violazione, enunciare il concetto da tutelare evitando di richiamarsi a principi ed azioni assolutamente e concettualmente propositivi ma fondamentalmente indefinibili al punto da essere valutabili caso per caso?

Questa Croce Rossa si sta trasformando probabilmente in qualcosa che avendo perso la propria identità, diluita in una trasformazione non condivisa dalla base associativa, cerca di farsene un’altra a colpi di provvedimenti disciplinari. E se così si vuole che sia bisogna dare a questi provvedimenti disciplinari una sostanza che vada oltre la forma, anche per evitare di esporre l’Associazione stessa, e quindi tutti i suoi Soci, al rischio di azioni per tutte le vicende di carattere disciplinare iniziate con foga ma poi ridimensionate, se non rese addirittura nulle, dalla Magistratura poiché viziate da eccessi di potere.

Quindi se noi cercassimo di individuare nel razzismo xenofobo una radice qualificativa potremmo definire come contegno razzista ogni fenomeno che veda alla sua base concetti di divisione, di supremazia di un gruppo verso l’altro, di esclusione non giustificata da qualificazioni soggettive. Quello che sta accadendo ai volontari appartenenti alle componenti ausiliare alle forze armate che non hanno diritto di voto, vengono esclusi dalla formazione e quindi da tutti i principali posti di vertice, non regge – questa la mia terza considerazione – il confronto con tutta la messe normativa riguardante le pari opportunità, la democratica partecipazione, la rappresentatività e la generale inclusione nelle attività e nei processi decisionali.

Quello che manca a questa Croce Rossa non è il controllo sui razzisti che eventualmente la abitano. E’ un processo volto alla definizione della sua identità, la condivisione, a tutti i livelli, delle scelte d’impiego del personale e delle ragioni da seguire, un abbandono delle discriminazioni, prima quelle al suo interno, la costruzione di un dialogo vero tra le sue varie e differenti identità, un pluralismo efficace e consentito.

Oggi questo nell’Associazione di volontariato più grande d’Italia non c’è; ed allora per riprendere il messaggio del Presidente voglio ancora sottolineare che razzista non è tanto chi dice di esserlo ma è piuttosto chi pratica la discriminazione quotidianamente già dentro casa sua. Estirpare questa erbaccia potrebbe essere un ottimo inizio, una pratica da sperimentare, condividere e trasmettere. Il resto verrà da se.

Per me la Croce Rossa è un’altra cosa.

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