Croce Rossa: la trasformazione parte da lontano.

Grande confusione o poca memoria ma la rivoluzione della Cri ha radici lontane, chi applaude alla sua trasformazione ha invece la memoria corta.

Nel susseguirsi di voci e chiacchiere sono molte le mezze verità o le notizie inavvertitamente edulcorate che si vogliono far passare per verità assolute. Tra queste c’è la piccola favola che vuole segnare come data di nascita dello stravolgimento della Croce Rossa Italiana noto come riordino e fatto passare come privatizzazione al settembre dell’anno 2012, con il decreto legislativo 178 partorito sotto il governo guidato dal sobrio Mario Monti.

Il “problema” d’identità dell’Associazione di volontariato più grande d’Italia ha invece la coda lunghissima e radici veramente molto lontane. La snaturalizzazione della Croce Rossa nasce assieme al Servizio Sanitario nazionale. Siamo nell’anno 1978, foriero di grandi cambiamenti, quello del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro, dell’introduzione equo canone, del regolamento di disciplina militare che elimina la cecità ed assolutezza dell’obbedienza.

Insomma in questa piccola rivoluzione si introduce anche la Legge numero 833 che si intitola “Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale” e che assesta il primo di tanti colpi, forse quello più pesante di tutti, alla Cri.

Vi copio di seguito il testo a cui mi riferisco. “Art. 70. Scorporo dei servizi sanitari della Croce Rossa italiana – CRI – e riordinamento dell’Associazione.

Con effetto dal 1° gennaio 1980, con decreto del Ministro della sanità, sentito il Consiglio sanitario nazionale, sono trasferiti ai comuni competenti per territorio per essere destinati alle unità sanitarie locali i servizi di assistenza sanitaria dell’Associazione della Croce Rossa italiana (CRI), non connessi direttamente alle sue originarie finalità, nonché i beni mobili ed immobili destinati ai predetti servizi ed il personale ad essi adibito, previa individuazione del relativo contingente. Per il trasferimento dei beni e del personale si adottano in quanto applicabili le disposizioni di cui agli articoli 65 e 67. Il Governo, entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge, è delegato ad emanare, su proposta del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro della difesa, uno o più decreti aventi valore di legge ordinaria per il riordinamento della Associazione della Croce Rossa italiana con l’osservanza dei seguenti criteri direttivi: 1) l’organizzazione dell’Associazione dovrà essere ristrutturata in conformità del principio volontaristico della Associazione stessa; 2) i compiti dell’Associazione dovranno essere rideterminati in relazione alle finalità statutarie ed agli adempimenti commessi dalle vigenti convenzioni e risoluzioni internazionali e dagli organi della Croce Rossa internazionale alle società di Croce Rossa nazionali; 3) le strutture dell’Associazione, pur conservando l’unitarietà del sodalizio, dovranno essere articolate su base regionale; 4) le cariche dovranno essere gratuite e dovrà essere prevista l’elettività da parte dei soci qualificati per attive prestazioni volontarie nell’ambito dell’Associazione.”

Capo del Governo era Giulio Andreotti, Ministro della Sanità Tina Anselmi ed i due, con una botta sola, hanno tolto alla Croce Rossa Italiana tutte le privative, tra le quali soccorso e raccolta del sangue, ambulatori sanitari e gestione delle attività assistenziali, che prima avevano sostenuto finanziariamente e giuridicamente le ragioni della stessa esistenza in vita di un Ente pubblico così complesso, articolato, variegato ma anche diffuso sul territorio nazionale e protagonista indiscusso del sostegno delle fasce deboli della popolazione nazionale dall’uscita dalla prima grande guerra fino ad allora.

Reggeva la Cri il Presidente generale Angelo Savini Nicci e questo vero e proprio colpo di mano passò nel silenzio generale. La Croce Rossa da allora ha continuato ad assumere, generare profitti, accumulare perdite ma è stata svuotata di importanti prerogative, ormai radicate nei pensieri e nell’immaginario della gente comune, tanti servizi a favore della popolazione ed a costo zero per i bisognosi che oggi non si possono offrire più.

Certo, il Governo Monti ha avuto la sua parte come la loro parte l’hanno fatta tutti quelli che il decreto 178 l’hanno interpretato, a modo loro, prima di applicarlo ma non possiamo dare la colpa dell’odierna condizione dell’Associazione di volontariato più grande d’Italia al solo Francesco Rocca. Molti prima di lui hanno sottovalutato l’impoverimento che il demansionamento della Cri, la sua presunta ristrutturazione, andava incidendo sulle fasce deboli della società italiana.

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