Croce Rossa: trasformazione e rivoluzione ma senza trasparenza.

C’è una strategia non dichiarata, un cambio di passo in corsa, una rivoluzione mai annunciata che marginalizzerà i volontari puri.

Saremo testimoni di una rivoluzione. L’Associazione di volontariato più grande d’Italia, quella che abbiamo conosciuto ed apprezzato addirittura dal diciannovesimo secolo non c’è più, o meglio sta virando verso un altro assetto.

Spesso ho detto che questa governance dell’Associazione ha inteso attuare una strategia di trasformazione radicale, da no profit a smart profit, per raccontare come ci si focalizzi più sul processo di costruzione di un profitto che su quello di redistribuzione di una prestazione ausiliaria a quelle che già lo Stato in quanto tale deve fornire o sussidiaria all’incapacità dello Stato stesso di dare ascolto ai bisogni della popolazione.

E' sistema autoreferenziale che si alimenta con un consenso drogato e specula su una popolarità

Croce Rossa, a parte le altre prerogative, secondo me dovrebbe essere questo. Invece sta ridiventando il poltronificio che tutti, facendo il broncio con la boccuccia crinata, hanno sempre condannato ma hanno in maniera poco trasparente praticato. Adesso proprio l’opacità con la quale, in barba alla Legge ed ai regolamenti interni, non vengono resi pubblici gli elenchi dei dipendenti e quelli dei collaboratori retribuiti fa pensare a cose molto brutte, ad un vero e proprio sistema autoreferenziale che si alimenta con un consenso drogato dal bisogno e specula sulla effimera popolarità che la distribuzione di stipendi e regalie attribuisce ad alcuni soggetti capitati per caso o per calcolo ai vertici di una storica compagine ed oggi accomodati su poltrone delle quali non possiamo conoscere il prezzo.

Il caso del segretariato generale è ormai sulla bocca di tutti e sta facendo scuola anche nei palazzi che contano, spaccando in due l’Associazione e mettendo i soci uno contro l’altro, dove casualmente a difendere il privilegio sono rimati solo i privilegiati o quelli che aspirano un giorno a poterlo essere.

2000 euro per un corso informativo dovranno essere recuperati attraverso una retribuzione

E’ di questi giorni, per rimarcare questo cambio di passo epocale, il messaggio di sollecitazione ad aderire ai corsi della Link campus University con i quali vengono formati i nuovi responsabili dei centri di accoglienza. La questione, lodevole dal punto di vista della scelta formativa, mi illumina su due fronti. Per prima cosa l’indirizzo culturale del corso mi conferma che per la Croce Rossa Italiana l’accoglienza dei migranti non è più un’attività sussidiaria ma è il core business ed in questo senso si svilupperà anche la formazione.

L’altro aspetto riguarda il costo, duemila euro, per un corso che non ha spendibilità esterna all’associazione e che quindi metterà i discenti abilitati nella condizione di dover recuperare l’investimento fatto attraverso una retribuzione. Croce Rossa cioè affiderà ad un soggetto terzo la formazione del proprio personale in vista di assunzioni che, naturalmente a chiamata e non tramite pubblico avviso, contribuiranno a rendere l’attività dei volontari puri marginale rispetto alla mission dell’associazione.

In questo non ci sarebbe nulla di male se l’architetto di questa magnifica infrastruttura avesse il coraggio di giocare a carte scoperte, se l’attività di chi deve decidere dove orientare le vele e la barra del timone si svolgesse in maniera accessibile e trasparente, se certe scelte strategiche fossero condivise, se non si abusasse delle deleghe statutarie purtroppo rilasciate in bianco.

I dibattiti di questi giorni disegnano un’associazione fatta di uomini soli al comando, irosi e permalosi. La Croce Rossa è ancora un’altra cosa.

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