Croce Rossa: in prima persona solo il pronome io

Sembrava uno slogan efficace ma le “prima persona” di cui si occupa la Cri oggi sono pochissime, tutte ai vertici.

A raccontarla così sembrerebbe l’inizio del Riccardo III di Shakespeare, quando il protagonista utilizza la metafora dell’inverno del proprio scontento per mostrarsi mite ed arrendevole, dando la colpa della sua interiore malvagità ad un destino che lo ha reso diverso dagli altri uomini, fisicamente. Poi dopo un paio di colpi di sipario comincia a scorrere il sangue, tanto sangue, perché questo è il modo che ha scelto per eliminare i propri rivali nella corsa al trono d’Inghilterra.

E’ un po lo spettacolo al quale si assiste oggi in Croce Rossa Italiana. Non c’è un tavolo su cui è possibile dibattere il futuro dell’Associazione e di tutti i soci, e la governance di questa antica Associazione si assicura presente e futuro, non avendo un passato spendibile, a colpi di modifiche dello statuto ed introduzioni dei nuovi regolamenti derivanti dai poteri autoindotti da una possente delega in bianco che i Soci hanno lasciato nell’atto costitutivo.

C’è un clima pesante e me ne accorgo dai messaggi di sostegno e solidarietà che ricevo da Volontari e dipendenti Cri che però oltre alla manifestazione di vicinanza non vogliono andare, spaventati da e inclusività.

Sanzioni disciplinari irrogate senza motivazione e con il ciclostile, destinate ad essere annullate dai Tribunali, ai quali i volontari ed i dipendenti che non voglio piegarsi si appellano, ed i cui costi processuali vengono tutti assorbiti nel calderone, bollente e puzzolente, delle spese legali generali dell’Associazione.

Un regime sanzionatorio che ricorda più una lontana provincia maoista che l'Associazione vestita di umanità

Oggi i Presidenti dei Comitati si ritrovano spesso davanti alle Forze dell’Ordine, è tornata di moda la querela facile, si pensa che sia più semplice delegare ad un Magistrato l’amministrazione del personale piuttosto che fermarsi a discutere, sentire le opinioni, ragionare ed a volte, davanti a questioni importanti, fare anche un passo indietro. E’ il senso di come si consideri il personale, i Volontari a loro affidati, come mezzi di produzione e non persone, quelle che dovevano essere, secondo lo slogan, “in prima persona”: l’unica prima persona è il pronome io.

E’ forse questa allora la chiave di lettura del nuovo bersaglio del Consiglio Direttivo nazionale che da qualche tempo spara a vista contro l’Associazione delle Crocerossine. Il sodalizio, nato da qualche anno con tutte le carte in regola, viene adesso osteggiato, fino alla denuncia, a causa del vigore con il quale il proprio direttivo sta spingendo l’azione promozionale. Si teme che possa oscurare l’opaca comunicazione di Cri, quella delle gaffes a getto continuo, quella del contenzioso ancora aperto con il Comune di Assisi, tanto pe citare la cosa che più ci ha fatto ingenuamente sorridere.

E’ una guerra intestina, banale e squallida, condotta da chi non ha altri interessi che imporre con il pugno di ferro la propria supremazia non sapendola elevare con le argomentazioni ed i fatti. E’ la guerra di chi vuole distruggere e non lascia quartiere, preferendo le macerie piuttosto che il sole, una guerra che mira a dividere per esaltare la componente d’impresa di questa Associazione piuttosto che ad unire per sopperire alle difficoltà di intere generazioni, che non farà prigionieri e che non potrà contare sull’intervento della Croce Rossa in soccorso di nessuno, perché la Croce Rossa è un’altra cosa.

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