Croce Rossa: profitti e calcoli mentre l’indipendenza svanisce

La politica associativa divide, appalta e assume senza pensare alle conseguenze che le sponsorizzazioni possono avere in termini di indipendenza.

In questa strana Croce Rossa c’è chi persevera a scrivere regolamenti su regolamenti per il gusto di poter esercitare il potere nella maniera più discrezionale possibile, attuando così una concezione malata e strumentale della gerarchia.

Di esempi se ne possono fare moltissimi, il primo che mi viene alla mente è quello sull’ultimo testo per la costituzione dei Comitati. Una volta nascevano spontaneamente, bastavano dieci Volontari e la luce di Dunant andava ad illuminare le lande più sperdute del Bel Paese.

Oggi le cose sono diverse, si richiede un capacità manageriale a chi volesse intraprendere questa nuova avventura e si fissano limiti dimensionali che richiedono un centinaio di sodali attivi, la disponibilità di locali ed un piano “industriale” , la possibilità cioè di capire se il neo costituito ente possa avere la forza di camminare sulle proprie gambe.

I limiti territoriali sono stati infranti da tempo, gli accorpamenti sono all’ordine del giorno e molti Volontari sono costretti a fare decine e decine di chilometri per recarsi nei Comuni vicini a svolgere la loro attività gratuita in quanto dopo l’unione forzosa nessuno, alle condizioni attuali, gli offre la possibilità di far tornare a sventolare sotto il proprio campanile la bandiera bianca con al croce rossa al centro.

Contro questa interpretazione ortodossa si stanno muovendo alcuni Presidenti regionali. La omologazione della proposta di istituzione di un nuovo Comitato passa il primo vaglio proprio a questo livello ed alcuni di loro non vanno molto per il sottile. Il ragionamento è squisitamente politico, avere Comitati in più nella propri assemblea regionale significa assicurarsi voti, in quanto in quei consessi la partecipazione è assolutamente riservata non a tutti i Soci ma soltanto ai Presidenti dei Comitati subordinati.

Poco importa dell’autonomia patrimoniale e finanziaria, della effettiva presa che il nuovo Comitato avrà sul proprio territorio; questa è la Croce Rossa nella quale i vertici vengono eletti per popolarità e non per capacità, requisito assolutamente futile e indeterminabile. Il fatto di affidare a sponsorizzazioni e convenzioni la vita di una compagine che, in ogni realtà che compenetra indipendentemente dalle dimensioni del territorio, rappresenta una luce di umanità ed efficacia ne limita l’indipendenza e l’azione.

I vertici vengono eletti per popolarità e non per capacità

Quale può essere lo spazio di libertà con il quale posso portare la mia azione umanitaria, con il quale vorrei poter incidere nel sociale della mia Comunità se devo dipendere da una sponsorizzazione o da un contributo, sovente elargito dalla stessa Politica della quale vado poi a supportare gli effetti disgreganti?

L’ingresso della più grande Associazione di volontariato italiana nel mercato dei servizi di supporto ai bisogni sociali nazionali apre questo e tanti interrogativi, ai quali la governance dell’Associazione non sa rispondere e continua ad assumere, appaltare e dividere la compagine associativa facendo spallucce ed insultando chi si pone legittimi interrogativi.

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Un commento

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