Croce Rossa: chi parla di marchio non è con noi.

Il passaggio da emblema a marchio segna in maniera evidente la mutazione radicale di obiettivi e scopi di quella che una volta era un’Associazione umanitaria.

Se qualcuno pensa che la grande messe regolamentare che ogni mese cade dall’alto del Consiglio Direttivo nazionale della croce Rossa Italiana sfugga agli occhi dei Volontari si sbaglia di grosso. Sono nella maggioranza molto attenti a quanto gli sta capitando e finalmente stanno diventando molto utilmente critici.

Esempio ne è lo strumento chirurgico con il quale è stato vivisezionato il nuovissimo manuale di comunicazione istituzionale. E la cosa ha aperto un dibattito. Come ricorderò fino allo sfinimento, sto raccontando del passaggio epocale che l’Associazione di volontariato più grande d’Italia sta registrando nella trasformazione, come amo dire, da no profit a smart profit. Il segno è anche nella terminologia che gli esperti di comunicazione ci consigliano di adottare, passare in maniera indolore da nominare la croce rossa in campo bianco “emblema” con tutta la sacralità del caso a chiamarla “marchio” come fosse quello della bevanda scura piena di bollicine.

Naturalmente ne spiegano la ragione, dicendo che questa Associazione “fornisce servizi e trasmette valori” , come la mia banca che è differente o l’acqua che è altissima e purissima. Insomma viene sacramentata la funzione d’impresa, come da definizione di Codice Civile, di quella cosa, di quell’Associazione che nasce quale Ente morale e poi diventa Ente pubblico non economico, si infrange il modello ideale che ha spinto e che ancora spinge migliaia di Volontari, i Volontari veri che sostengono con la loro opera disinteressata e gratuita l’idea di Dunant per le strade d’Italia.

Il testo continua in maniera impietosa recitando “anche se il fine ultimo non è il guadagno, le metodologie da applicare nella comunicazione sono in buona sostanza le stesse delle aziende profit. Per raggiungere un numero sempre più ampio di persone, far conoscere i servizi offerti e la propria mission, non si può sottovalutare lo studio, l’implementazione e la messa in opera di un grande lavoro di comunicazione” quindi tirando in gioco il concetto di marketing che non è comunicazione ma un aspetto della comunicazione legato si al marchio ma soprattutto al prodotto.

E’ grande la confusione nella testa dei comunicatori di Croce Rossa, quegli stessi che sono ancora in causa con il Comune di Assisi per il disgraziato spottino di Facebook. Fare comunicazione per un’organizzazione umanitaria è cosa assolutamente diversa da fare la stessa azione per un’impresa commerciale, per il lancio di un nuovo prodotto, si confonde insomma lo strumento con l’obiettivo.

La stessa confusione che viene poi trasportata nelle teste dei Volontari, indotti a prestare la loro opera in una Croce Rossa Italiana che sta trasformando i Comitati, quelli che una volta erano assolutamente indipendenti da tutto in una sorta di franchising, piccole botteghe con lo stesso marchio che per contratto devono avere il medesimo arredamento, fare la stessa pubblicità, andare vestiti tutti nello stesso modo, porgere la mano così e strizzare solo un occhio, mai due, naturalmente dopo aver pagato la fee annuale al franchisor.

In questo sistema piramidale naturalmente si inserisce lo stupore con il quale tutto il nostro volontariato ha accolto la scelta ardita del Comitato di Bologna, già raccontata proprio da queste righe, che ha preferito ad un partenariato attuato magari con una convenzione proprio la forma d’impresa per partecipare ad un’attività, evidentemente commerciale, con una società per azioni.

Un detto romano recitava che “dove non c’è guadagno la remissione è certa” e su questo possiamo convenire assolutamente. Il problema è che il guadagno serve solo a coprire i costi generati dagli stipendi di alcuni dipendenti, stipendi probabilmente attribuiti ad personam e tutt’ora tenuti celati anche agli stesi soci. Questa è sicuramente un’altra storia ma se non iniziamo a mettere tutte le piccole gemme che abbiamo nelle loro caselle non ne verremo mai a capo, anche perché la Croce Rossa è, in fondo, sempre un altra cosa.

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Rispondi