Croce Rossa: essere o dover essere, il dubbio amletico.

 

Oggi tocca alle Crocerossine ma i gradi non c’entrano nulla; sono solo giochi di potere. Le tradizioni sono la cultura di un Corpo glorioso.

Continua l’opera di omologazione ed omogeinizzazione dei Volontari nei Corpi Ausiliari della Croce Rossa Italiana. E’ uscito un provvedimento del Presidente nazionale della Cri che parla di “gradi” delle Crocerossine. Nella parte in cui prevede la rimozione dei distintivi da parte delle Sorelle che hanno terminato o perso l’incarico che glieli attribuiva mi trova pienamente d’accordo, altrimenti tra vent’anni ci troveremo con un Corpo pieno di spalline turrite.

Il problema è di ben altro spessore, tutto culturale e politico. La porzione culturale di una disposizione veramente incolta e dannosa deve far riferimento alla lettera della normativa. Come ormai lamento spesso in questa Croce Rossa le norme si interpretano e non si applicano. Fa tenerezza infatti un Presidente nazionale che chiede l’applicazione degli articoli del Codice dell’Ordinamento Militare quando lui, per primo ed in barba ad una sentenza del Consiglio di Stato, ne fa carne per polpette.

Nella sua comunicazione parla di “gradi” quando in realtà dovrebbe fare riferimento ai “distintivi di grado”. Il grado viene attribuito per la prima volta all’Ufficiale da un decreto del Capo dello Stato, e non mi pare si sia mai letto di un atto del genere tra le Sorelle. Poi cita in maniera poco elegante l’articolo del TUROM che dice come le crocerossine siano “assimilate al grado di Ufficiale” senza considerare che si tratta di “assimilazione” e non “equiparazione”, quindi lo sono dal punto di vista amministrativo e disciplinare, non da quello gerarchico.

Le Crocerossine con una stelletta dorata sulle spalle non sono Sottotenenti, sono Crocerossine e basta e la stelletta le distingue dalle Allieve. Punto. Le Crocerossine con tre stellette sulla stessa spalla non sono Capitano, né Tenente di Vascello, sono Ispettrici. Punto. La mancata assimilazione dell’ispettrice nazionale al grado di Ufficiale Generale è giustificata dal fatto che detti Ufficiali hanno una normativa speciale, che in nessun caso può aiutare nel servizio l’Ispettrice nazionale delle Infermiere Volontarie Cri meglio dell’assimilazione generica al grado di Ufficiale, sempre per ragioni amministrative e disciplinari. Punto. Le Crocerossine non giurano fedeltà alla Repubblica quando ricevono i distintivi di grado. Punto.

Il provvedimento è evidentemente, fra le altre cose, emesso in carenza di potere in quanto, nella premessa allo stesso, il Presidente Rocca ha dimostrato di dimenticare l’esistenza stessa dell’articolo 1010 dello stesso TUROM. I distintivi di grado, perché tali sono le stellette e le torri indossate dalle Sorelle, sono parte integrante dell’uniforme delle Sorelle. L’articolo 1010 dice che le uniformi devono essere corrispondenti al regolamento emanato dall’Ufficio Direttivo Centrale delle Crocerossine; le modifiche dell’uniforme delle Sorelle quindi devono essere consentite e deliberate non dal Presidente nazionale ma dall’Ispettorato nazionale delle stesse Crocerossine.

E qui si innesca il ragionamento politico. E’ vero che il Presidente nazionale è il capo di tutti i membri di Croce Rossa Italiana. Anche il Capo dello Stato è il capo, costituzionale, delle Forze Armate ma mai si sognerebbe di dare ordini ai reparti o sottoscrivere disposizioni senza il previo concerto della parte politica, il Ministro della Difesa, e di quella tecnico-operativa, il Capo di Stato Maggiore. Invece stiamo assistendo da qualche mese ad una serie di disposizioni che come la pattuglia acrobatica nazionale il 2 giugno, passano sopra la testa del vertice di componente facendo un sacco di fumo, e questa se li ritrova sul tavolo come qualsiasi Crocerossina. Se è vero che il vertice di questa componente viene nominato dal Capo del Governo poi non posiamo lamentarci che il Governo stesso reagisca all’insubordinazione della Croce Rossa dettando provvedimenti senza ascoltarla, è in fondo è un cane che si morde la coda.

Siamo persone di mondo, comunque, e capiamo anche dove vuole andare a parare il nostro illustre Presidente. In realtà con questo provvedimento, che ripeto è emesso in carenza di potere, ritengo lui voglia colpire, e tentare di affondare, l’Ispettrice Peretti, vera Istituzione e simbolo del Corpo delle Infermiere Volontarie che ancora indossa con orgoglio e prerogative la sua “greca” sul camice. Prima l’attacco all’Associazione delle Crocerossine, impedendo il libero diritto di associazione costituzionalmente garantito, adesso questa spoliazione di un simbolo che non aveva valore gerarchico ma, appunto, simbolico. E’ una guerra tra poveri, che usa le Sorelle come scudo umano, in barba ad ogni Convenzione umanitaria.

Se avesse voluto effettivamente normare la questione dei distintivi perché non coinvolgere nel provvedimento anche il Corpo Militare? Perché l’intento è altro, perché si tratta di giochi di potere, perché continuando questo andazzo il tentativo di assimilazione in atto vedrà le Sorelle vestire anche loro, con il consueto orgoglio, la tuta rossa.  Le tradizioni sono parte integrante delle prerogative culturali di un Corpo glorioso; attaccare le tradizioni significa attaccare il Corpo stesso. Prestare attenzione al “perimetro” senza valorizzarne il contenuto lo trasforma in un recinto, senza capire che la Croce Rossa è un’altra cosa.

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2 commenti

  1. non vorrei sbagliare…vado a memoria…ma le crocerossine non sono “assimilate al grado di ufficiale” (quale dei vari gradi, poi?), bensì sono “assimilate al rango di ufficiale”, che è cosa diversa…

  2. Pingback:Croce Rossa: dal braccio di ferro alla rissa. - Parole

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