Croce Rossa: non c’è libertà, nemmeno di espressione.

La pubblicazione a reti unificate dell’indignazione del presidente Rocca sta montando un caso istituzionale, in un’Associazione dove la libertà di espressione è un optional concesso a pochi.

La grande omologazione in atto, il tentativo di cancellare la Storia stessa della Croce Rossa Italiana con l’appiattimento dei suoi Corpi ausiliari passa anche attraverso la comunicazione. L’Associazione , come noto, ha tre componenti ma solo una di queste, quella dei Volontari, può comunicare, può esternare messaggi e ha una struttura di comunicazione nazionale e a cascata locale, naturalmente una struttura composta di persone che percepiscono una retribuzione.

I Corpi ausiliari sono stati privati invece della struttura di Pubblica Informazione che era stata costituita perché prevista dalla Legge, e dopo l’ablazione avvenuta all’inizio del 2015 questa struttura, ripeto prevista per Legge e per convenzione con la Difesa, non è stata ricostituita né integrata. Gli eccessi, si dice, si tocchino. Qui gli eccessi, negativi, si cumulano. A parte il fiorire di stipendi, a parte le assunzioni non trasparenti, nella comunicazione di Cri si accumulano anche le brutte figure. Ne sa qualcosa Eugenio Guarducci, assessore del Comune di Assisi che sostiene di avere un contenzioso aperto con la nostra Associazione per via di un filmato mai rimosso e ormai viralmente incastrato nei social che danneggerebbe l’immagine della Città Santa.

Di sbavature ce ne sarebbero tante ma avrò tempo per raccontarvele tutte. La notizia di oggi, anzi di ieri, è che ai Corpi di Cri, ripeto le altre due articolazioni del Volontariato previste statutariamente, è impedita la gestione della propria porzione del sito internet istituzionale, e di conseguenza è impedita ufficialmente la creazione di uno spazio web alternativo dove comunicare quanto i vertici, restando anche nell’ambito della ormai famigerata ausiliarietà alle Forze Armate, ritengono di far sapere all’opinione pubblica ed agli stessi Volontari.

Che succede sul sito di Cri? In apertura, come diciamo noi in questo splendido lavoro, c’è la notizia della furia presidenziale contro il famoso “emendamento Difesa”. Non sono d’accordo, la ritengo una bufala ma tant’è, la notizia sta li da qualche giorno. Si clicca sulla pagina del Corpo Militare ed anche questa “apre” con il pezzo, lo stesso, contro l’emendamento. Si va sulla pagina riservata alle Crocerossine e pure qui fa bella mostra di se, bellissima mostra, il pezzo contro l’emendamento, come se dalla stessa bocca degli Ispettori dei Corpi ausiliari, solitamente non prodighi di bordate contro il Governo, adesso invece, come per magia a puntare i piedi, si rompesse il tradizionale rispetto per le Istituzioni e si cominciasse a fare “ammuina”.

Non credo che quella collocata di forza sia la posizione dei Vertici del Corpo Militare e delle Crocerossine, credo che qualcuno abbia voluto forzare la mano, mettere qualcosa in bocca a chi la bocca finora l’ha tenuta chiusa perché questo impone il suo ruolo istituzionale, magari considerando gli stessi vertici delle altre Componenti come pedine da muovere a piacimento, a salti o in diagonale, sulla scacchiera di una partita che sta perdendo e che per posta ha l’Associazione di volontariato più grande d’Italia. La strumentalizzazione non è una modalità di comunicazione, non è uno stile di racconto, è prepotenza e basta.

A chi si ispirano per la comunicazione queste persone, a Ceausescu o a Kim Jong-un? Come fa un’associazione a richiamarsi ad ideali di libertà, umanità, indipendenza e poi censurare la comunicazione delle sue Componenti, attribuendo ai loro vertici ragionamenti e derive politiche che, da vertici, non possono fare? Dov’è finita la libertà di espressione, la libera manifestazione del pensiero, il rispetto istituzionale. In qualche cassettino assieme ai contrattini che nessuno ha il pudore di mostrarci?

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