Croce Rossa: la misoginia distrugge l’uguaglianza.

La misoginia è il malessere che attraversa quest’associazione e rende ogni discorso su uguaglianza e parità lettera morta. 

E’ la solita storia del predicare bene e razzolare male. E’ inutile parlare di diritti umani e civili, di parità di genere, di tutela delle minoranze se non si riesce a governare il mare di pulsioni negative che tentano di annegare la libertà dentro casa propria, di spianare la strada alla supremazia di una diversità contro l’altra e basta. Questa può essere l’unica chiave di lettura che può rendere giustizia al tifone che sta investendo le Crocerossine italiane.

L’accanimento contro le Sorelle da parte del vertice massimo dell’Associazione di volontariato più grande d’Italia ha una chiave di lettura unica e si chiama misoginia, un odio a senso unico, una manifestazione continua di ostilità e disprezzo. La differenza tra una trave ed una pagliuzza la conosciamo tutti e allora perché prendersela con un paio di stellette, colpevoli di travisare le uniformi delle Crocerossine generando sensi di colpa a non finire, andando a scartabellare documenti risalenti all’ultimo scorcio del XX secolo per giustificare un colpo di mano inconsistente e sottolineare norme che sono state depennate da quel fenomeno del diritto amministrativo che si chiama disapplicazione quando nessuno menziona nemmeno più il valore dell’ordinanza commissariale che ha introdotto la divisa unica, il tutone rosso, ed ha contemporaneamente dichiarato il fuori uso di tutte le altre uniformi di Cri, in particolare di quelle blu e di quelle arancioni. Invece in giro e nelle foto si continuano a vedere scudetti da Pionieri, tute arancioni e tute blu portate con la massima disinvoltura sotto gli occhi, leggermente ottenebrati, degli organi competenti.

Dire che ci sono figli e figliastri sarebbe troppo facile, parlare di due pesi e due misure sarebbe forse più adeguato. In effetti è il momento giusto per darci delle regole, per fare in modo che questa stranissima cosa che qualcuno si ostina a chiamare Croce Rossa Italiana può essere rimessa in carreggiata con tre semplici iniziative. Si tratterebbe di rispettare i regolamenti e non interpretarli a seconda delle esigenze di chi li brandisce come una spada. Poi sarebbe necessario applicare un principio di trasparenza uniforme, generalizzato, coinvolgente. Infine sarebbe utile riportare i Corpi Ausiliari, i padri e le madri di tutta la Croce Rossa Italiana all’originaria dignità, a trattarli con la lealtà ed il rispetto che si chiede, anzi si urla, loro. Ecco, una ricetta facile ma che nessuno degli appartenenti a questa sfortunata ed inefficiente governance si sognerebbe mai di applicare.

In ballo ci sono troppi orticelli, prebende, prerogative e diritti putativi che nessuno vuole cedere ne condividere. In effetti è facile riempirsi la bocca del nulla, come fanno quei dirigenti nazionali che raccomandano ai soci di rivolgere le proprie istanze attraverso i canali ufficiali, celando però l’intenzione di attappare questi canali con la melma, in maniera che le istanze dei soci rimangano inascoltate fino a quando non faccia comodo usarle per qualcosa. Oggi abbiamo dirigenti nazionali che tagliano la penisola in lungo ed in largo ma non rispondono alle mail dei soci e si rifiutano di incontrali.

E il problema sono due stellette.

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