Croce Rossa: l’ottavo Principio esiste.

In questa nuova Croce Rossa meno volontariato e più impresa. Lo dimostrano i fatti e gli atteggiamenti di chi ci vuole imporre un modello che non ci appartiene. 

Indubbiamente starò sulle scatole a qualcuno; forse è un problema di carattere o del maledetto mestiere che mi sono scelto che è quello di diventare curioso per allargare la conoscenza delle persone, però la nostra governance non può rimanere muta e distante dalla base. Non può invocare i “canali di comunicazione istituzionali” e tentare di sanzionare chi non li usa, perché attraverso questi canali le risposte non giungono mai. Ve lo posso testimoniare e lo farò, personalmente, a chi me lo chiede.

Ci sono molte domande alle quali gradirei avere una risposta. Una delle tante è quella sul famoso “contrattino”, intorno al quale si è sollevata una lecita curiosità da parte di tutto l’universo dei Volontari, curiosità non ancora soddisfatta, con una particolare e felice indignazione del beneficato, che ancora pontifica come fosse l’Eletto senza ricordarsi che è semplicemente un nominato, il dipendente meglio retribuito di un carrozzone con le ruote bucate.

Ma un’altra domanda mi ronza in testa in questi giorni. Mi è capitato per ragioni professionali di dover lavorare sulle carte dell’ennesimo scandaletto sull’accoglienza ai migranti, quello di Isola Capo Rizzuto. Tra i documenti messi a disposizione dalla Prefettura di Crotone c’è la graduatoria finale sull’assegnazione dell’appalto di gestione dell’Hub ora sotto la lente della Magistratura. Al secondo posto si è classificato il raggruppamento temporaneo d’imprese che ha come capofila Cri – Comitato Provinciale di Roma che ha proposto la propria gestione assieme alla Cri di Crotone ed un paio di associazioni locali.

La prima notizia che emerge dal documento è che, come vado ripetendo ormai da tempo, l’Associazione di volontariato più grande d’Italia è diventata a tutti gli effetti un’impresa commerciale e per mantenere il suo ruolo e le sue innate potenzialità si avvia a confinare i volontari puri in un angoletto, utilizzando i servizi non retribuiti per i compiti di basso livello e come serbatoio di apprendistato per le future assunzioni. Lo dice il nome stesso, raggruppamento temporaneo di imprese, naturalmente da costituire ad appalto assegnato.

La seconda è che le carte ci raccontano di come sia saltato ogni concetto di territorialità, che esistano dei Comitati che sono più Comitati degli altri, che in Croce Rossa “io sono io e voi non contate nulla”, praticamente l’applicazione letterale dell’ottavo principio. Altrimenti non si spiegherebbe come mai, ripeto in barba ad ogni vigente regolamento, il Comitato di Roma va a prendersi l’appaltino a sei ore e mezza di auto dalla Capitale e ci va non come supporto ma in qualità di primo interlocutore.

C’è qualcosa che non quadra, qualcosa che nessuno ci vuole raccontare semplicemente perché noi Volontari puri non siamo più funzionali a questo sistema e prima o poi dovremo farcene una ragione. Attenderò con ansia una risposta, se magari qualcuno si volesse calare nel suo ruolo di dirigente e non di feudatario, meraviglioso sarebbe se la risposta arrivasse, con motivazioni serie che la accompagnano, proprio da chi ha firmato l’adesione a quella gara.

In attesa vi dico io una cosa: quel pranzo che vi hanno promesso non si farà più, mi spiace ma non è colpa mia. Diciamo piuttosto che quando uno è scarso, è scarso sempre, qualsiasi cosa faccia, anche perché ormai lo sapete bene, pranzi o non pranzi la Croce Rossa è un’altra cosa.

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