Croce Rossa: pretesti, contesti, calpesti.

Reazioni umorali a bordate che ormai arrivano da ogni parte. Quest’idea di Croce Rossa è destinata a spiaggiarsi. Gradi, uniformi, distintivi sono solo i pretesti per regolare vecchie ruggini.

Parliamo almeno per un momento di cose serie. E’ inutile che ritorni sul fatto che in Croce Rossa Italiana ci siano figli e figliastri, che qualcuno si senta più uguale degli altri e che i diritti da far rispettare siano sempre e solo i propri. L’Associazione di volontariato più grande d’Italia deve cambiare per sopravvivere e lo deve fare in fretta. I presupposti ci sono e la voglia di volare dei Volontari veri è immutata.

Non c’è motivo allora per aprire il sipario di un teatrino ogni volta che si presenti un’occasione piccante, ogni volta che alla governance più assente mai seduta intorno a quel tavolo, manchi il glucosio oppure compaia un fastidioso prurito intimo. La vicenda dei distintivi di grado alle crocerossine, rimessi, tolti e poi consentiti solo se piove ed il vento di maestrale supera i sette nodi è la naturale conseguenza dei moti intestinali di chi è stato colpito come da una bordata ed ha reagito senza riflettere non a causa di un emendamento farlocco presentato dal Ministero della Difesa ma in ragione dell’approvazione della normativa sul Terzo Settore che è destinata a stravolgere non solo gli statuti dei Comitati di Cri sparsi per tutta la penisola ma anche quest’idea di Croce Rossa 2.0 che hanno capito veramente in pochi.

Solo per citare qualche punto focale della nuova normativa che sta per entrare in vigore, ci saranno tetti alle retribuzioni, ci saranno obblighi di rendicontazione, ci saranno obblighi di trasparenza che in questa Croce Rossa non si riescono a far applicare, nonostante le chiacchiere sparse in giro. In poche parole la mani, durante la distribuzione delle carte, dovranno essere tutte sul tavolo e ben visibili. E non mi si venga a raccontare dell’ira di qualcuno, sempre più isolato, per un emendamento che aveva il solo scopo di attirare l’attenzione delle camere sull’inerzia della governance di Cri, immobile nel tentativo puerile di far cadere nell’angolo della disapplicazione amministrativa l’istituzione di una Fondazione obbligatoria per decreto presidenziale.

Se il provvedimento, zoppo, sui distintivi di grado fosse stato emesso per una ragione vera, concreta, vi avremmo trovato scritto anche il necessario adempimento per sostituire l’uniforme di servizio delle Sorelle. Queste, come noto, affrontano gli impieghi indossando una tuta blu che non rappresenta un dispositivo di protezione individuale come normato in quanto non ha, per esempio, i requisiti di alta visibilità per l’esposizione al traffico veicolare mentre le Sorelle ci vanno in giro, di notte, a svolgere i servizi d’Istituto. Quindi un pretesto per fare cagnara, per grattarsi un prurito originato altrove e che è stato sufficiente per delegittimare ancora di più questi sordi ed autoreferenziali vertici.

La sicurezza dei Volontari non è ormai più una priorità, come nelle fabbriche d’inizio secolo, quello scorso naturalmente, e quando non si pensa a chi presta la propria opera, la Storia ci insegna che si guarda solo al profitto, quello che in teoria in Croce Rossa non deve esistere, solo perché riservato a pochi. Siamo impresa, e lo dimostrano le difficoltà nelle quali dobbiamo muoverci ed i rapporti verticali, sempre più aridi e futili, tra le strutture dell’Associazione. Non si tratta di autofinanziamento per coprire i costi di esercizio, la macchina pensata da questa governance è un cane che si morde la coda, che assume e strapaga chi vuole e manda il resto dell’Associazione a fare i servizi, a sviluppare le convenzioni necessarie per mantenere i livelli occupazionali e di reddito che i Volontari, quelli che portano i soldi in cassa, non hanno mai potuto scegliere ne decidere.

Naturalmente sapete bene che la Croce Rossa è un’altra cosa.

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Un commento

  1. STACCARE subito i corpi ausiliari dall’ente, e inserirli in un ruolo speciale nelle forze armate. Ecco l’unica soluzione. Non ci sono più i presupposti per questa forzata convivenza,ne tantomeno valori condivisi.

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