Croce Rossa: il volontariato è l’anticamera del lavoro.

Il modello è ormai consolidato. Il volontariato come apprendistato e l’assunzione come scopo di adesione ad un Movimento che in Italia è diventato altro. 

 

Civita Castellana è una città del viterbese sede di un Comitato molto attivo e formato da ottimi volontari ben guidati. Oggi fa pubblicare su un quotidiano locale una call con la quale cerca equipaggi per i propri servizi in ambulanza. L’intento è quello di formare un elenco dei fornitori di prestazioni per poi poter attingere da questo i caso di necessità. Naturalmente non si tratta di volontariato ma di prestazioni a titolo oneroso, tanto che chi ha commissionato l’articolo si è ben premunito dichiarando che non esiste un obbligo di assunzione.

Si cercano quindi infermieri professionali e medici, con titoli universitari specializzazioni legate al mondo dell’emergenza e del soccorso. Per gli autisti è necessario, oltre alla patente di Croce Rossa, dimostrare di essere volontari da almeno un anno. Questo rafforza la nostra tesi, secondo la quale ormai nella nuova Croce Rossa, quella nata dalla privatizzazione, dal riordino, dalle radici del famigerato decreto 178, il ruolo del volontariato puro è assolutamente marginale, siamo convinti, e non siamo i soli, che in moto e forse troppi aderiscano al Movimento ed alle sue propaggini territoriali nel tentativo di crearsi un’opportunità lavorativa in più.

E Croce Rossa in questo senso gli dà sponda perché ormai il volontariato è considerato nei Comitati una sorta di apprendistato, un passaggio obbligato per riuscire ad approdare al posto di lavoro o a un doppio compenso, anche temporaneo, che possa consentire di sbarcare in maniera più allegra il lunario. Non parlo naturalmente del gettone di circa dieci euro che non solo la Cri ma anche altre associazioni danno ai Volontari impegnati nei servizi. Quella è una forma di compensazione che dovrebbe andare a coprire il lavaggio della tuta di servizio, le spese di locomozione ed un panino ( se ci scappa anche il caffè) a fine turno. E’ più una sorta di compartecipazione alle spese che altro tanto che questo gettone è stato addirittura normato nel nuovo Codice del Terzo Settore.

C’è proprio una corsa all’assunzione che sta inquinando i rapporti interni all’Associazione. Anche perché gestire posti di lavoro significa amministrare il potere, quello vero. Gestire posti di lavoro significa avere a disposizione personale con un obbligo giuridico, e non più solo ideale, a prestare servizio e che non può porsi troppi interrogativi, pensa il mancato rinnovo del contratto. Poi la gestione del personale così inquadrato genera altri problemi. A Roma, per esempio, stanno chiedendo a tutti gli autisti il CAP, il certificato di abilitazione professionale alla guida, perché è logico che si si vuole stare eleganti si debba indossare la cravatta, come è logico che se si entra nel mondo del business, alle regole del mondo del business bisogna sottostare. Non basterà più la mitica patente 5 ma servirà quindi anche il CAP.

In chiusura volevo lanciare un messaggio dedicato a tutti quelli che i apprestano ad approcciarsi a questa meravigliosa fetta di volontariato nazionale colorata di rosso. Vi volevo dire di fare la massima attenzione alle varie call che saranno lanciate ed alle relative selezioni, che saranno fatte con metodi antichi, per eufemismo direi da vecchia repubblica, e mai poggiate sulla vera qualità dei candidati e sui loro titoli. Per saggiare il sistema ho partecipato personalmente ad un paio di queste, avendo naturalmente i titoli richiesti e qualcosa anche di più. Come è naturale la scelta non è caduta sulla mia persona ma a mesi di distanza non sono ancora riuscito ad eseguire un accesso agli atti, pur limitato alla conoscenza del nominativo del fortunato neo assunto ed alla comparazione dei due curricola. Naturalmente non sto vaneggiando e quello che chiedo, come mio costume, è il pieno esercizio di un mio diritto legalmente protetto, potendo dimostrare tale interesse anche in ragione della qualità di dirigente dell’Associazione che attualmente rivesto.

L’opposizione che mi viene avanzata alla mia legittima richiesta sfrutta una non meglio precisata situazione di privacy, di tutela della riservatezza. Credo che non esista in questo campo riservatezza, trattandosi di tutela di interessi associativi che riguardano l’utilizzo di denaro, spesso pubblico, comunque proveniente dalla comunione associativa. Si tratta poi di dimostrare il buon andamento dell’Associazione stessa, che non può essere limitato a quattro sorrisini imbarazzati ed al celarsi dietro a due slides illeggibili.

Sappiate, voi che volete lavorare in Cri, che la privacy non esiste, che è la foglia di fico sotto la quale chi pensa di essere più paraculo del resto del globo nasconde le proprie vergogne. Avere un comportamento aderente all’etica del Associazione non significa soltanto non scrivere su Facebook ma dimostrare una trasparenza ed una credibilità vera, tangibile, efficace. Perché la Croce Rossa è un’altra cosa

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