Croce Rossa: dopo l’Inquisizione la repressione.

Quando la Giustizia non accontenta chi è abituato ad essere compiaciuto impera il fai da te e si attua la repressione per conservare un potere abusivo. 

 

 

Mi preme innanzitutto ringraziare tutti quelli, volontari, dipendenti o comuni cittadini, che hanno salutato con gioia la statuizione della Commissione di Disciplina davanti alla quale sono stato ingiustamente trascinato e che ha saputo manifestare una Giustizia nella quale forse ormai crediamo in pochi ma che esiste e che alberga nel cuore e nella mente delle persone oneste, leali e coraggiose.

Mi dispiace di deludere tutti quelli che a tre giorni di distanza ancora non hanno riposto trombe e bandiere e ancora organizzano cortei e trenini: non si tratta di una vittoria, non c’era nulla in palio, non era un campionato né la partita del cuore. Piuttosto mi è stata data la possibilità di affermare giuridicamente, come ho sempre creduto, che in un associazione democratica e basata sulla Legge come la Croce Rossa Italiana nessuno possa impedire a nessuno di manifestare il proprio pensiero e di esprimere la propria opinione nonostante il diluvio di norme , regolamenti, codici etici e caveat che ancora ostacolano la circolazione delle opinioni dei soci all’interno dell’Associazione di volontariato più grande d’Italia.

Se proprio volessimo cercare all’interno di questa non edificante vicenda il senso di una vittoria dobbiamo incasellarlo in questo concetto elementare: parlare di Croce Rossa si può e si deve fare ogni volta che se ne avverta la necessità. Chiunque si senta leso da discorsi condotti nelle maniere ordinarie ha qualcosa da nascondere e quindi non merita di essere tutelato.

Lancio anche un avvertimento a chi crede che ormai il più sia fatto, che la strada per la modernizzazione e la regolarizzazione di questa splendida Associazione sia tracciata e lo invito a non abbassare la guardia. La mia vicenda davanti alla Commissione di Disciplina è stato un episodio, felice ma semplicemente un episodio da cui chi doveva fare tesoro, trarre una lezione ed applicarla, ancora non ha appreso nulla e fa finta di niente.

Non mi piace, ormai lo sapete, parlare di me, raccontarvi i fatti miei ma a volte questa è la testimonianza più diretta della malafede con cui qualcuno continua ad arrogarsi l’inesistente diritto di gestire come cosa propria la Croce Rossa. Ho partecipato alle selezioni per accedere al corso istruttori IDL che iniziava stasera a Jesolo. Ho superato l’esame della Commissione nazionale che ha giustamente valutato il mio curriculum ma con un provvedimento arbitrario, immotivato ed illegale il mio Presidente regionale, l’inutile Adriano De Nardis, ha ritenuto opportuno lasciarmi a casa. Secondo lui non merito di aggiornare la mia formazione perché “scrivo” e quindi dal momento che la Giustizia legale, quella vera, quella basata sulle norme e sulle regole non ha ritenuto di punirmi ci pensa lui, da solo, ufficializzando il self-service della repressione come il Klan negli Stati Uniti di inizio secolo. “Puoi fare ricorso” mi dice dimenticando che sul suo tavolo giacciono a prendere polvere i miei atti contro il Presidente del Comitato della Città in cui risiedo, che non mi ha voluto tra i “suoi” soci perché Ufficiale del Corpo Militare, quello della Città in cui facevo volontariato che non mi ha consentito il pagamento della quota associativa perché “non poteva acquisire il pagamento di un socio militare”, salvo radiarmi per morosità il giorno dopo la chiusura del tesseramento, provvedimento naturalmente illegale che si è subito rimangiato. In questo sistema per esercitare la mia attività di volontariato devo fare ogni volta 35 km all’andata ed altrettanti al ritorno, e mentre li faccio continuo a pensare che la Croce Rossa non può essere questo, che la Croce Rossa deve essere per forza un’altra cosa.

Perché in fondo la verità è molto semplice, il potere ha bisogno di consenso e raramente in questa Croce Rossa il consenso su cui si poggia è autentico. Molto, troppo spesso, è un consenso drogato dall’arbitrio, vestito di prepotenze piccole o grandi, mascherato di approfittamento e gelosie. Come fanno questi pseudo dirigenti di Cri a non scoppiare a ridere quando con il musetto compito parlano di neutralità e imparzialità, quando con la lacrimuccia pendente strizzano l’occhio al rifugiato e fottono il Volontario per il solo fatto che scrive, parla o magari sa addirittura ballare e suonare? Probabilmente la repressione attuata massivamente a questi livelli serve proprio a non ridere, perché non c’è nulla di cui ridere quando si predica l’inclusione e si pratica la radiazione, quando si marcia per le libertà ma si costringono i soci al silenzio.

Una repressione, già vi ho raccontato, attuata con molti mezzi, con i mancati nulla osta, le nomine senza titoli, i controlli di polizia sui Comitati, le radiazioni, i commissariamenti, le espropriazioni e gli addebiti forzosi, le convocazioni davanti ai Consigli di Disciplina, tutti mezzi per dimostrare una coerente impotenza, atta solo a difendere un privilegio illegittimo, a perpetuare un potere basato sulla forza e non sul consenso, sulla condivisione, sulla fedeltà ai valori ed ai Principi del Movimento.

Ho chiesto spesso al mio Presidente regionale, a quello nazionale, ai membri del Consiglio direttivo nazionale un incontro per spiegare, con la massima lucidità e chiarezza, le ragioni mie e dei tanti Volontari che a questo punto sono convinto di rappresentare e mai hanno accettato, probabilmente per la consapevolezza che hanno di essere oramai al capolinea, occupanti abusivi di una precarietà senza progetti, portatori sani e coscienti di un autoreferenzialità che contrappone all’interesse personale un’ignavia proterva e feroce e per questo vado avanti per la mia strada, con li conforto di pochi e fidati amici, fila che si fanno di giorno in giorno più folte perché anche in questo progetto di riforma nessuno deve essere o sentirsi escluso, mai.

Che la Croce Rossa sia e sarà presto un’altra cosa mi pare di averlo già detto, o no?

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Un commento

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