Croce Rossa: non parlate al conducente.

Cambia il regime delle estensioni di servizio, resta la confusione e la poca affidabilità di chi pensa di poter continuare a fare come vuole.

 

C’è confusione, dentro la Croce Rossa Italiana regna sovrana una grandissima confusione e a pagarne il prezzo sono per primi i Volontari, che assistono quotidianamente a cambi di passo sugli argomenti più disparati. La ragione evidente di queste inversioni in corsa è da rintracciare nella mancanza di una strategia complessiva che si è resa evidente già dall’avvio della nuova Associazione. A chi chiedeva a questa meravigliosa e confusa governance dove saremmo dovuti arrivare veniva risposto, nella migliore delle ipotesi, che non era un argomento rilevante o che potesse interessare.

Non pariate al conducente era il cartellino che leggevo sull’autobus da ragazzino. Il problema è che se questi “conducenti” non vogliono essere disturbati dovrebbero fare di tutto per essere chiari, trasparenti, in una parola sola affidabili. La cronaca ci dimostra il contrario. Prendiamo l’esempio dal fenomeno estensioni. Con questo nome si disegna l’attività di un Volontario che per un periodo di tempo e svariate ragioni vuole fare attività continuativa in un altro Comitato. Può succedere di chiedere un’estensione per esempio per un trasferimento temporaneo di domicilio o più sovente perché nel Comitato nel quale ci si “estende” è possibile fare un tipo di attività che nel Comitato di origine non si svolge. Con l’estensione i Volontari di un Comitato litoraneo potevano effettuare attività in montagna presso un Comitato montano, magari solo quando faceva freddo e c’era la neve.

In pochi mesi per ben quattro volte i regolamenti interni dell’Associazione di Volontariato più grande d’Italia sono stati modificati in un senso o nell’altro. Si è vietata l’estensione, poi si è ripristinata ed ora, dal 22 di luglio, è stata eliminata un’altra volta questa possibilità in contemporanea su più Comitati. La confusione che si è generata è veramente grande e dà il segno di come nessuno, ai vertici della nuova Cri, abbia le idee chiare e soprattutto sappia mettere in pratica una strategia, una sola, giustificarla, condividerla ed attuarla. Così si cambia la regola come al mare la sera cambia il vento.

Probabilmente una ragione di fondo esiste ed è importante. I Comitati ormai sono piccole aziende ed i Volontari vengono identificati alla stregua di forza lavoro. Esiste quindi un problema che coinvolge la sicurezza nell’impiego dei Volontari ed un sistema di responsabilità che fanno capo ai vertici dei Comitati che li impiegano. Se quindi un Comitato può arrivare a prestare temporaneamente la propria “forza lavoro” ad un altro Comitato, nello stabilizzare questa situazione attraverso un’estensione esisteva il rischio di duplicare in capo ai vertici di due Comitati la medesima responsabilità, duplicando anche gli adempimenti relativi alla sicurezza ed alla salute dei Volontari impiegati. E potrebbe, questa, essere una spiegazione logica, che nessuno ci ha illustrato ma che è scaturita solo dalla nostra testa e che reggerà almeno fino al prossimo dietro front.

In fondo il tema della sicurezza e salute dei Volontari impiegati nei servizi è nobile e delicatissimo, tanto importante che è stato redatto un regolamento apposito – un altro, direte voi – che è stato approvato nella Consulta nazionale di fine luglio. Talmente importante che chi ha contribuito a redigere il testo ed a sperimentare sul campo formazione e informazione in tema di sicurezza non è stato ammesso al consesso raccontare il suo gran lavoro, l’impegno profuso ed i risultati che si vorrebbero conseguire. La stessa Consulta nazionale, riunione istituzionale che a mente dell’ultima geremiade circolata doveva tenersi in luoghi di Croce Rossa, si è tenuta in un albergo stellato proprio a significare che le regole si fanno proprio perché chi si ritiene sopra di esse se ne possa fregare ma le possa usare per criticare l’operato altrui. Noi lo sappiamo bene, perché sappiamo anche che la Croce Rossa è un’altra cosa.

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