Croce Rossa: sappiamo da che parte stare.

I tempi sono maturi, l’inconsistenza delle argomentazioni di chi porta avanti una guerra nel suo stesso interesse è evidente. Oggi salta agli occhi un paragone tra due personaggi ma la misoginia all’interno dell’Associazione è palese, contro ogni intenzione di inclusione e pari opportunità. 

 

Che cosa accomuna la Presidente della Camera Laura Boldrini e l’Ispettrice nazionale del Corpo delle Infermiere Volontarie della Cri Monica Dialuce Gambino? Apparentemente nulla, se non il fatto di essere donne giunte in posizione apicale in un organismo di natura pubblica per capacità, competenza e spessore culturale.

A pensarci bene ci sono altri fattori che le rendono molto simili. Entrambe non sono simpatiche al primo contatto e a volte capita che vadano sopra le righe, anche commettendo errori. Non hanno una grande capacità comunicativa ma tutte e due subiscono attacchi pazzeschi, personali ed ingiustificati dall’inizio del loro mandato. Potrebbe trattarsi di un ritorno in voga della più becera caccia alle streghe mai andata in scena, vista la portata delle bordate che quotidianamente partono nei confronti di tutti e due e della messe di bufale che vengono costantemente mandate in giro.

Le due donne vengono disegnate, ormai, più come ostaggio di un’ossessione che come avversari di una sfida senza confine né regole. In tutti e due i casi poi sia Laura Boldrini che Monica Dialuce vengono aggredite, in parte la prima ed in maniera assoluta la seconda, su un fronte moralista da chi di morale non ne ha da gestire né da vendere.

L’elemento che mi ha fatto considerare questo parallelismo è stata la missiva con la quale il Presidente nazionale della Croce Rossa Italiana Francesco Rocca, ancora sotto l’ombrellone e con l’anguria ferragostana in bocca, ha voluto trasformare uno scambio di vedute tra vertici in una lavata pubblica di panni. E che panni!

Passando dalla questione irrisolta dei gradi e transitando a tutta velocità per il regolamento che non ha previsto come momento istituzionale il coacervo delle ispettrici regionali, ragione secondo la quale – per l’illustre normatore – non ci si possa riunire in altro luogo che non sia un edificio con l’insegna della Cri, lo smagliante presidente compie un’incursione a bassa quota sulla possibilità che il vertice delle Sorelle si è da sempre riservato nel nominare oltre alle figure istituzionalmente previste anche quelle, minori, di referenti e delegate, come le altre componenti fanno da sempre. Qui no, qui non si può andare oltre un seminato che però, per ragioni di supremazia, è sempre calpestato. E’ facile cioè per il padrone della Croce Rossa nazionale, appellarsi alle norme, in questo caso non esistenti, e poi delle norme fregarsene come nel caso della nomina delle Ispettrici territoriali scippata con costanza ed applicazione a chi ne ha la legittima facoltà per esercitarla fuori dalla previsione di legge.

Se il nostro sempre allegro presidente provvedesse a nominare oltre alle Ispettrici anche le Viceispettrici, probabilmente il problema delle attribuzioni, degli incarichi e delle responsabilità di secondo livello non si porrebbe proprio. Siccome invece la questione delle nomine non è l’applicazione di un modello di governo del Corpo e di risposta sul territorio ma la semplice dimostrazione di forza funzionale ad un disegno di egemonia associativa mai dichiarato né condiviso, tutto è fermo e paralizzato, ridotto ad una partita di ping pong giocata ad un solo giocatore contro il muro, unico sistema per vincere facile e sempre.

E’ assolutamente spassoso leggere come il nostro ineffabile e sempreverde presidente nazionale ci tratteggi l’esegesi della norma, distinguendo con fine sfoggio lessicale ma omettendo di dimostrare razionalmente perché se i Corpi Ausiliari Cri da statuto “dipendono” dal Presidente, ben due Leggi dello Stato, con gerarchia e forza diversa dalla norma interna statutaria, dispongono l’impiego in guerra o in grave crisi affidandone scelta e modi a soggetti diversi e ne affidano sempre a soggetti diversi dal presidente nazionale Cri l’approntamento, l’addestramento e la gestione in tempo di pace. Oppure distinguere bene, come farebbe qualsiasi esperto di scienza di organizzazione, la normale differenza tra il termine dipendenza e quello di direzione, assegnando al secondo e quindi in capo al Vertice del Corpo, la naturale autonomia decisionale e strategica che proprio la sua diversità all’interno di un organismo unitario ed unito, lo distingue dalle altre componenti.

Perché probabilmente tutte queste chiacchiere, tutte le finte prediche, tutte le mossettine e le sbavature recitate su questo polveroso palcoscenico sono le armi di una agguerrita campagna contra personam, contro chi è stato nominato da altri e più alti consessi e non rientra in un disegno egemonico volto ad annientare i Corpi Ausiliari quali depositari di storia, tradizione ed essenza della Croce Rossa Italiana. Tra i vertici dei Corpi e la presidenza nazionale dell’Associazione non c’è mai stato un dialogo vero, costruttivo, il disegno di una strategia comune ma sempre un gioco a perdere, dove chi aveva le carte in mano, uno solo, se l’è fatte guardare e mischiare da tutti pur di non dare soddisfazione a nessuno, dove invece di creare qualcosa di nuovo e moderno si è preferito passare i giorni ed i mesi ad insultare, dileggiare, personalizzare un conflitto che non ha un senso vero e che tra Istituzioni solide non dovrebbe trovare spazio.

In un altro tempo sarebbe andata in un altra maniera ma cosa attendersi da chi non ha le orecchie giuste per ascoltare il nostro mondo, da chi non ha un cuore pulito da mettere a disposizione del prossimo, da chi non sa comprendere i Volontari perché il Volontario non lo ha mai fatto ma è entrato in questo splendido universo con un’iscrizione sul libro paga e adesso pretende di gestire tutte queste meravigliose anime come fossero un’azienda. In fondo mi trovo a difendere una persona che non è comunque simpatica a tutti, perché gli attacchi che subisce da quella Croce Rossa Italiana  s-pregiudicata che si firma con un titolo legale, sono di tale indegnità e violenza che qualunque Socio onesto non potrebbe non schierarsi dalla parte di chi gratuitamente li subisce. Noi siamo diversi, la Croce Rossa è un’altra cosa.

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