Croce Rossa: senza trasparenza non c’è futuro.

Annunci roboanti ma alla prova dei fatti nulla cambia perché nulla si vuole cambiare. Non esiste trasparenza; senza questa gli altri Principi dove sono?

L’Ente strumentale alla Croce Rossa Italiana, per comodità denominato EnteCri o EsaCri, è l’ente pubblico che amministra la liquidazione del patrimonio della storica associazione umanitaria. E’ ente pubblico e quindi dovrebbe rendere pubblico, come dice il nome stesso, tutto quello che fa usando la massima trasparenza come criterio fondante. Ma non funziona proprio tutto così. Vi ricordate quando vi parlai dell’acquisto natalizio, poi abortito ingloriosamente, di due meravigliosi gioiellini dell’elettronica, i due telefonini di alta gamma che dovevano finire nelle mani di qualcuno alla fine dello scorso anno? Lamentai, oltre che l’esoso ed innaturale esborso di denaro pubblico, anche il fatto che le documentazioni che obbligatoriamente devono essere rese pubbliche invece di essere rubricate nella cartella delle spese del 2016 erano collocate in quella delle spese antecedenti il 2013.

In poche parole c’erano ma non dovevano essere trovate. Proprio stamattina vado a controllare il sito dell’Ente strumentale e mi accorgo che il lupo sarà pure passato dal barbiere ma ama ancora giocare a carte coperte. Per trovare gli impegni di spesa e le determine di aggiudicazione gare del 2017 bisogna ancora cercare nella cartella degli atti antecedenti al 2013. Un grandioso sistema per aggirare la normativa sulla trasparenza in un mono che dell’opacità ha fatto la sua bandiera.

Basti pensare che ai volontari non è consentito sapere quanto costi la Segreteria generale e che sul contratto ad personam del Segretario generale della Croce Rossa Italiana tutto il Consiglio Direttivo nazionale ha fatto quadrato, in maniera poco onorevole, come se si trattasse di difendere una prerogativa personale di qualcuno, come se ci fosse un tornaconto da non poter giustificare ma più probabilmente comse se si tutelasse un senso di colpa collettivo, una macchia non cancellabile nel raporto, ormai rovinato, tra la base volontaristica dell’associazione più grande d’Italia e la sua autocratica governance.

Non so questi signori che considerazione abbiano della propria dignità ma non è un bello spettacolo, quello che stanno offrendo alla massa dei Volontari, non è facendo quadrato su questioni di bottega che si pongono al servizio dell’Associazione. In effetti stanno contribuendo ad alimentare una serie di dubbi che minano il rapporto fiduciario, in maniera definitiva, che si doveva essere costituito in sede di nomina. Probabilmente si tratta di provare a salvare il salvabile, forse conoscono qualcosa che per noi semplici Volontari deve ancora rimanere ignoto; più prosaicamente stanno abusando della delega e della relativa fiducia che è stata affidata loro, ben sapendo di essersi autorizzati da soli a farlo.

Qui, adesso, funziona così, si continuano a mischiare i mazzi di carte con le mani sotto il tavolo, adoperando lo spettro della radiazione contro chiunque osi mettere in dubbio un Credo a senso unico, il Verbo che deve servire a sostenere il profitto di pochi contro l’approfittamento che è dimostrato nei confronti di tutti gli altri attraverso un sistema sanzionatorio binario che prevede non una serie progressiva di eventi ma la radiazione come forma unica di purificazione dell’intera Associazione.

Dove non c’è Giustizia pochi possono approfittarsi di molti, anche con mezzucci come quello di nascondere certi documenti in altre cartelle o dimenticarsi di renderli pubblici. Naturalmente avete ormai capito che la Croce Rossa è un’altra cosa.

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