Comunicare la catastrofe

Raccontare una catastrofe non è difficile; basta cercare storie vere, fuori dai soliti schemi, e attenersi a poche semplici regole.

 

Intervenire sui luoghi di una catastrofe per raccontare i fatti, i bisogni, le emozioni, la realtà delle cose è difficile. Ogni professionista che si è trovato al centro di un grande evento, uno di quegli eventi con una portata distruttiva ingente, si è dovuto confrontare con mille fattori che spesso non riescono a far comprendere a chi è a casa quali siano le reali implicazioni di quanto sta accadendo e non ci fanno testimoniare con la giusta lucidità quando accade o è accaduto davanti ai nostri occhi.

Bastano pochissime regole però per poter svolgere un eccellente lavoro di documentazione ed informazione. Bisogna sempre considerare che il nostro accesso in loco e cosa vogliamo raccontare, ricostruire un fatto che non abbiamo visto mentre accadeva, incastrando il servizio intorno alle nostre ipotesi. Se fosse un reportage turistico dovremmo cercare i monumenti; se fosse un servizio di guerra le battaglie. Nel teatro di una catastrofe non dobbiamo limitarci a raccontare e riprendere le rovine: le vere storie sono sempre da un’altra parte.

Normalmente ci vogliono tre giorni prima che la macchina dei soccorsi sia a regime e l’esercito dei reporter sia ben spiegato sul posto. Tutti hanno in comune una cosa: hanno perso il grande evento, la contemporaneità della causa che ha generato la catastrofe. Se non si riesce a far vedere il “come” bisogna dirottare le domande altri argomenti per poter dare ai nostri lettori o spettatori la risposta giusta alle loro domande e recuperare contro il tempo una sensazione che realmente sul posto non esiste più.

Sono sempre poco otto i riflettori ma la gente del posto, gli abitanti del luogo dove è accaduta la catastrofe sono i primi soccorritori, quelli più efficaci, rapidi ed interessati. Sono le loro storie le migliori da raccontare.

Non inseguire il salvataggio dell’ultimo momento, fatto che va benissimo per il giornalismo dei social network, quello che si nutre di selfie e di filmatini rubati dai telefonini. Evita le distrazioni e concentrati sulla grande storia che tutti hanno perso.

Fai attenzione agli annunci di violenze tra la popolazione, non accadono praticamente mai. Anche nelle zone di guerra, i conflitti tra la popolazione civile scompaiono quando accade una catastrofe. Nella stessa maniera diffida dagli annunci di epidemie sanitarie che non hai personalmente potuto verificare. Questi annunci purtroppo spesso servono a gonfiare l’importanza, e le casse, delle Agenzie e delle Organizzazioni che si occupano di assistenza sanitaria.

Nello stesso modo considera con molta prudenza tutte le storie relativa ed errori nella distribuzione o localizzazione degli aiuti. I superstiti capita che abbiano interesse a raccontare il falso pur di ricevere più di quanto hanno già avuto. Il bilancio delle vittime, poi, è ostaggio della politica, di una certa politica. Chi ha memoria di fatti simili non può dimenticare quello che è successa ad Haiti e che si è ripresentato su molti altri luoghi devastati.

Da ultimo di questa piccola serie di “consigli non richiesti”, ti annuncio ufficialmente che calata la polvere su questo evento disastroso un intero esercito di esperti ti dirà che avrebbe saputo, avrebbe dovuto sapere e, solo confidenzialmente, già sapeva. Sono semplicemente cazzari, sciacalli da evitare.

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Rispondi