Croce Rossa: anche il lavoro è un’altra cosa

In mano a manager improvvisati si infrange anche la speranza di chi nella Cri voleva trovare il proprio lavoro ed il proprio destino. I volontari sono all’angolo, pura manovalanza per un’azienda che non li vuole ma se ne serve. 

 

Allora, la ripresa c’è, lo ha detto il Governo. Finalmente si torna a parlare di lavoro e come sempre Croce Rossa è in prima fila. Sul sito dell’Associazione nazionale c’è un menu completo adatto ad ogni profilo, tante offerte di lavoro con posizioni di riguardo ed un notevole livello di retribuzioni. Mandate i curricola e preparatevi per i colloqui ma non sperate di aver trovato il posto che desiderate perché, secondo me, nessuno vi chiamerà mai.

L’offerta di lavoro c’è e sicuramente molte persone saranno assunte, come è stato da sempre nella storia della Cri ma questi annunci di ricerca – chiamarli bandi sarebbe assolutamente pretestuoso – sono artigianali, assolutamente sartoriali. Secondo alcuni si tratterebbe di reimpiegare il personale che è stato prima surrettiziamente inserito nel contingente derivato per Legge dallo sparpagliamento del personale retribuito nel Corpo Militare e poi lasciato al palo e al proprio amaro destino dall’interpretazione governativa del concetto di pubblico impiego. Insomma si tratterebbe di riciclare per dare a qualcuno la possibilità, nobile, di non rimanere senza lavoro.

La stessa possibilità non è data a tutti quelli che sono stati assunti, naturalmente a chiamata – per non dire a simpatia che pare brutto – dal Comitato Area Metropolitana Roma Capitale, oggi a spasso perché la Prefettura di Roma ha decretato la fine dell’emergenza migranti e quindi il campo di via Ramazzini è stato chiuso. Si susseguono secondo un paradigma consolidato e ben sperimentato le solite storie di differenze, grandi o sottili, che disegnano una Croce Rossa a spiccata vocazione aziendale e non più dal volto umano, dipinta a tinte fosche anche da quelli che, sempre a Roma, il lavoro non l’hanno ancora perso ma per i quali la vita è molto difficile. C’è sempre, in barba agli sbandierati Principi e abbandonati gli antichi e nuovi Valori, chi ha una marcia in più di qualcun’altro.

E’ la solita storia, quella del mettere becco in casa altrui per giudicare e biasimare tenendo nello stesso tempo la propria casa con porte e finestre serrate perché quello che deve valere per gli altri da noi non si può nemmeno pronunciare. Quando potremo avere la possibilità di godere di un’Associazione nazionale nuova, trasparente, inclusiva, moderna? Sinceramente non lo so ma ci spero molto e spero che questo, il vero cambiamento della Cri, avvenga presto, prima che tutto il castello di carte montato da chi non è mai stato volontario in vita sua, da chi è entrato in Cri su un vassoio d’argento con una paga a sei cifre, rovini in terra fragorosamente, quando raccogliere i cocci e provare a rimetterli insieme sarà non solo faticoso ma inutile, quando il boia tra lazzi ed applausi avrà definitivamente affossato un’idea che ha attraversato tre secoli, portando a termine il disgraziato lavoro che gli è stato commissionato.

Anche la quantità di assunzioni programmate e le stesse caselle che queste assunzioni vanno a riempire disegnano una Croce Rossa diversa da quella che tutti abbiamo sempre pensato, raccontano l’azienda, lo smart profit, in mano a pochi dove il ruolo dei volontari è sempre più marginale, relegati ad una sorta di apprendistato, considerati pura manovalanza perché gli incarichi di vertice e quelli con qualifiche e poteri intermedi, sono ormai tutti destinati ad essere occupati da dipendenti, naturalmente di provata fede e cieca e legale obbedienza.

Oggi, primo di ottobre, io sto con i Volontari e ci starò sempre, al loro fianco ed a fianco dei dipendenti appena licenziati, vittime solo del loro bisogno materiale di sostentamento economico, travolti dalla malagrazia di chi si crede manager e non sa fare due conti in fila. Noi siamo tutti a fianco di chi è appena stato licenziato dalla Croce Rossa Italiana e da tutti i suoi svariati satelliti, perché la Croce Rossa è un’altra cosa.

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