Croce Rossa: giù le mani dal Corpo Militare

La Fondazione ha aspettato anni per vedere la luce e può aspettare ancora. Nel frattempo si continua a smantellare un patrimonio che è di tutti gli Italiani.

 

Su una cosa certamente possiamo essere tutti d’accordo: la Croce Rossa Italiana, quella degli ultimi dieci anni, è un vero e proprio nido di contraddizioni. Se ne facessi l’elenco potrei farvi addormentare per quante righe ne possono uscire. Se volete invece qualche esempio posso partire tranquillamente dai volontari che incassano stipendi da sei cifre – senza avere il coraggio di metterci la faccia e pubblicare i loro contrattini – ai bandi per assunzioni sartoriali dispersi nell’aria mentre i precari vengono lasciati a casa, gli stessi precari figliastri del regime di ente pubblico e che oggi si chiamano in altra maniera ma sempre precari sono.

In questa insalata di contraddizioni si inserisce a gamba tesa l’intera vicenda del Corpo Militare della Cri protagonista dell’ultimo episodio che ha visto i militari dipendenti spogliati dell’uniforme prestare servizio in abiti civili mentre al convegno sanitario di Reggio Calabria tutti i presenti vestivano l’uniforme. Naturalmente nessuno ha rimarcato quest’ultima incoerenza che segna ancora di più una linea di demarcazione tra quello che è rimasto del Corpo ed il resto del mondo.

Esiste una Bandiera, esiste una Storia e gloriose tradizioni, esiste una scia di sangue che parte dalle guerre d’Indipendenza e passa anche per le Fosse Ardeatine ma sembrano essersene dimenticati tutti. L’operatività è ridotta a zero, la catena di comando è frammentata, dal 2012 si è impiegato più tempo nelle operazioni relative all’esodo dei dipendenti che non nell’addestramento del personale. Eppure una logica strutturale esiste e trova la sua forza nel grandissimo patrimonio umano rappresentato dal personale mobilitabile che nel disegno organizzativo doveva fare perno su un quadro permanente di ridotte dimensioni. Rapidità nella risposta, modularità, elevata capacità di proiezione, alta tecnologia, specializzazione del personale, cinque qualità come le dita di una mano che potevano essere veloci come un pugno oppure forti come una presa d’acciaio. Lo scopo era quello di costituire le forze naturali di completamento degli assetti sanitari campali e territoriali delle Forze Armate nazionali o unità autonome di pronto impiego per la risposta ad emergenze di protezione civile o Difesa Civile nazionale.

Oggi questo assetto, questa prontezza operativa e modularità di impieghi non hanno più una costanza di applicazione. Non si è provveduto alla turnazione del personale né si stanno progettando gli avvicendamenti e realizzando gli affiancamenti pur previsti dalle vigenti normative sullo Stato delle Forze. Si preferisce continuare a far sopravvivere il carattere minimale di una branca territoriale con un progetto di concentrazione delle competenze dei Centri di Mobilitazione nelle mani dei Comitati regionali, impreparati e non preposti allo scopo, dimenticando che quella dei Corpi Ausiliari della Cri, quindi anche quella delle Crocerossine, è l’unica forma di volontariato nazionale prevista e regolata da provvedimenti aventi forza di Legge e quindi inderogabili e non aggirabili.

Si preferisce confinare nel Corpo Militare della Cri una massa informe di esibizionisti della mimetica e feticisti del nastrino, utili all’unico scopo di svilire la funzione e le tradizioni di un Corpo antico quanto lo stesso Esercito Italiano, per non perdere la possibilità di continuare a beneficiare dei fondi, ingenti, garantiti per le attività istituzionali al Corpo dal Ministero della Difesa – e si tratta di milioni di euro – di utilizzare le infrastrutture ed il parco mezzi ma senza passare per la Fondazione. Usare la norma di riordino della Cri, il famigerato decreto 178, per smantellare e non per costruire è indiscussa prerogativa di questa attuale governance e tra le contraddizioni finora manifestate possiamo anche annoverare il colpevole ritardo di “solo” qualche anno nel progettare e realizzare la Fondazione che sarà custode del patrimonio, delle finanze e delle attività del personale volontario con le stellette.

Finora non si è fatto altro che spogliare i Corpi Ausiliari della Cri dei beni, delle prerogative, dei mezzi e delle provvidenze destinati agli scopi istituzionali, oltre ad una serie continua e mai interrotta di mortificazioni e vessazioni poste in atto all’unico scopo di demotivare il personale e disarticolare l’organizzazione . Nessuno potrà togliere a questi Volontari – non migliori degli altri volontari ma semplicemente differenti – i Volontari che hanno scelto di servire contemporaneamente con dedizione ed onore sia l’Associazione che la Patria, il diritto di farlo nella migliore maniera. Nessuno dovrà arrogarsi il diritto di saltare sopra i Corpi Ausiliari, nemmeno e specialmente chi ne già ne è parte, per trarne profitto o deviarli dalle nobili funzioni loro assegnate.

Che ve lo dico a fare? Sapete ormai benissimo che la Croce Rossa è un’altra cosa.

 

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