Croce Rossa: vecchie e nuove alchimie.

Stiamo abbandonando la vocazione di servizio umanitario ai vulnerabili e ai sofferenti, gratuito e disinteressato, in nome di un profitto riservato solo a pochi.

 

Il nostro mondo, quello dei Volontari della Croce Rossa Italiana, si scuote facilmente, è sensibile a tante cose, spifferi compresi. In questi giorni, a proposito di spifferi, sta circolando la foto che ritrae una crocerossina infermiera professionale, in tuta rossa insieme ad una collega. Tanti si alzano e gridano allo scandalo ma per quanto mi riguarda potrebbero rimanere seduti perché, come dice l’abusivo più famoso di via Toscana, guardano il dito e non riescono ad ammirare la luna.

Il problema, quello vero, non è il fatto che una Sorella debba vestire soltanto in blu. Analizzando la questione viene fuori che la donna della foto è, come dicevo, infermiera professionale e socia di una cooperativa di servizi sanitari che ha in subappalto un lavoro per conto di Croce Rossa. Siccome il contraente è la Cri la divisa di servizio è quella rossa, semplice. Il problema si deve porre, invece, per tutti gli altri dipendenti della coop che vestono in rosso pur non essendo soci di Cri, non avendo quindi sposato gli ideali del Movimento né i tanto sbandierati Principi che a questo punto non devono valere proprio per tutti. Quindi la foto può benissimo essere presa a testimonianza che gli unici Valori da tutelare sono quelli aziendali, che non serve fare il corso per indossare l’uniforme rossa ma che basta un’iscrizione a libro paga, che prevale su tutto il resto delle chiacchiere che ci somministrano quotidianamente.

A Roma, tanto per cambiare pur rimando sullo stesso tema, c’è maretta. Lo storico e necessario CEM, il centro di assistenza per disabili all’interno di via Ramazzini, chiude la casa famiglia che rappresentava un sistema avanzato e molto umano di alleviare le sofferenze patite dai numerosi assistiti ed era un braccio teso verso le loro famiglie. Strategia terapeutica nuova? Assolutamente no, solo un tentativo di far quadrare conti che non tornano più da un pezzo, tanto che viene variato anche il rapporto che lega il personale sanitario con i pazienti, naturalmente al ribasso.

Abbiamo perso la vocazione umanitaria e abbiamo sostituito la nostra voglia di fare del bene ad ogni costo con una smania di profitto senza senso, con la necessità di concorrenza ad ogni costo, con l’imitazione pedissequa di modelli di business che appartengono a mondi lontani anni luce dal nostro piccolo grande universo. Non ci rendiamo conto che abbiamo a che fare con persone, giorno e notte, si chiamino ragazzi del CEM o migranti, barboni o tossicodipendenti, sempre e solo persone che per forza di cose da noi ormai sono legate a doppio filo da un cordone ombelicale ideale e che non può essere tagliato impunemente.

Sempre a Via Ramazzini è stato chiuso il laboratorio centrale, vero fiore all’occhiello della Cri romana, vero punto di riferimento sanitario per tre quartieri e simbolo della sussidiarietà che solo Croce Rossa sa portare nelle strade. E’ stato chiuso, e dismesso il personale perché antieconomico e fuori dalle nuove – e ignote – strategie. A breve nello stesso posto riaprirà una struttura simile con il personale ed i macchinari, tutto nuovo, tutto cambiato come avrebbe detto il Gattopardo, per non cambiare nulla. Queste alchimie rasentano la fantascienza, sono il segno di una confusione contagiosa, della necessità non più procrastinabile di separare l’universo dei Volontari da quello di un’azienda che della Croce Rossa Italiana ha lo stesso nome me non gli stessi ideali ed i medesimi obiettivi.

Questa separazione potrebbe avere anche una distinzione estetica, potrebbe portare i dipendenti e gli appaltatori a vestire un’uniforme di colore diverso, per esempio il vecchio blu, per dare a colpo d’occhio l’essenza del servizio che chi hai davanti sta prestando, delle sue motivazioni, dei risultati che ti puoi o devi attendere. Sarebbe importante anche per non creare ulteriore confusione. La Croce Rossa, il sentimento di Croce Rossa è un’attitudine del pensiero e dello spirito che si apprezza e si restituisce alla Comunità attraverso una prestazione gratuita e disinteressata. Tutto il resto non è Croce Rossa.

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