Croce Rossa: il Corpo che fa gola a molti ma che non vuole nessuno.

Non serve una Legge, basta il disinteresse generale per far estinguere da solo il Corpo che da oltre 150 porta in alto la Bandiera della Croce Rossa Italiana 

 

Perché a qualcuno viene in mente di chiedersi se il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana abbia un futuro? Come mai porsi certi interrogativi di fronte ad un Istituzione che ha attraversato indenne due secoli difficili, tante guerre e addirittura tre trasformazioni sociali radicali del Paese? La domanda invece è molto diffusa tra i militari volontari del Corpo e non è una bella cosa.

Il fatto stesso che circoli con tanta insistenza un dubbio irrisolto denuncia come tra i vertici dell’Istituzione e la base ci sia un gap che sta diventando giorno dopo giorno sempre più grande. Sta anche a significare che le informazioni non circolano, sottolinea come quello che accade sia il privilegio di poche orecchie ed ancora meno teste, che il male oscuro che ha pervaso tutto il mondo di Croce Rossa Italiana ha infiltrato anche la sua manifestazione più antica, la sua prima e più radicata Componente.

Sono molti i Volontari militari che cercano notizie ma non ne ottengono, muti i centralini, senza esito le email inviate, si sta delineando una situazione che più che Caporetto somiglia ad un 8 settembre nel quale non si capisce chi siano i badogliani. Ho raccontato spesso da queste pagine di come l’intento, chiarissimo, di chi ha governato negli ultimi anni l’Associazione fosse quello di disarticolare i Corpi Ausiliari e che per fare questo non sarebbe stata necessaria una Legge fatta scrivere alla bisogna. Siamo in Italia, le cose possono anche farsi spegnere lentamente, basta non innaffiarle più come l’erbaccia cattiva, non curarle più e se ne vanno da sole, senza fare rumore.

E’ un problema di coraggio, di dire le cose come stanno, di evitare di riempirsi la bocca con numeri mirabolanti, utili forse a raschiare il barile dei finanziamenti pubblici. La realtà parla di Naapro isolati con i responsabili lasciati da soli tra l’incudine di un vertice troppo occupato a fare altro ed il martello dei Presidenti dei Comitati che non sanno bene cosa farsene dei Corpi Ausiliari perché non conoscono leggi e regolamenti né nessuno si è mai preso la briga di metterli a conoscenza del loro ruolo, ruolo che evidentemente non svolgono né sanno svolgere a pieno titolo.

Nel frattempo i Volontari militari non ricevono più una formazione né riescono a gestire in maniera coordinata ed efficiente l’addestramento. Se la componente dei Volontari di Cri ha la sua natura e funzione da rintracciare nel contesto associativo, le componenti ausiliare alle Forze Armante hanno la loro ragione di essere sia in quanto Croce Rossa che struttura di completamento degli assetti sanitari di Forza Armata. Per fare questo servono contatti, collegamenti, impieghi, addestramento, sinergia, complementarità, tutte cose finora nessuno si è preso la briga di attivare per i Volontari militari benché siano previste dalle Leggi vigenti e dagli accordi ministeriali.

Di Fondazione naturalmente non parla più nessuno, non interessa più a nessuno muovere uno status quo che fa comodo a molti. Avevo già sottolineato come chi sbandierasse la questione dell’indipendenza della Cri fosse animato invece soltanto dal desiderio di accaparrarsi le risorse messe a disposizione dalle Istituzioni pubbliche, oggi tanto deprecate ma necessarie a sostenere in vita il carrozzone nel quale la nuovissima Associazione si sta trasformando in un baleno.

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