Croce Rossa: come la Catalogna, anzi “de ppiù”.

Si fa chiasso sul nulla pur di distogliere l’attenzione dai veri problemi di un’Associazione che piano piano si sta estinguendo per trasformarsi in altra cosa voluta solo da pochi.

 

C’è polemica, tanta polemica, intorno ad un paio di fatti accaduti recentemente nel nostro mondo, quello dei Volontari della Croce Rossa Italiana. Il primo è la diffusione internazionale di un testo ed un documento che riguarda la nostra Associazione. Di questa cosa ne sono venuto a conoscenza incidentalmente, quando ne sono stato pubblicamente additato quale responsabile pur essendone totalmente all’oscuro, assieme agli amici e colleghi che con me condividono l’istanza di trasparenza e regolarità che andiamo da qualche anno portando avanti.

Mi sono procurato il documento che non posso idealmente condividere, mi dà l’idea di una cosa raffazzonata senza capo né coda, di una sorta di “excusatio non petita” di chi, candidatosi senza la giusta motivazione e senza la necessaria condivisione, ora teme proprio “l’accusatio manifesta” e quindi mette le manine avanti invece di usare quelle stesse manine per aprire i cassettini e dimostrare ai propri Volontari di non sedere su quella rovente poltrona per curare gli interessi suoi e dei suoi amici ma di doversi e potersi meritare quello che in vita sua non si sarebbe mai aspettato, di essere a capo della più grande associazione di volontariato italiana senza essere mai stato veramente un volontario, essendoci entrato su un vassoio d’argento condito da una paga a sei cifre.

La reazione a questa cosa, che insisto e sottolineo ritengo da esperto di comunicazione quale sono essere assolutamente ed artigianalmente eterodiretta, è stata come al solito molto personalistica, scomposta e sguaiata. Mi dicono di una lettera di solidarietà sottoscritta dai presidenti regionali, ormai vittime della sindrome di Stoccolma causata dalla stessa pianificazione che li ha spogliati di tutte le loro prerogative, comparse di un film nel quale si illudono ancora di recitare da protagonisti. Non poteva essere altrimenti, non ci sono argomenti seri da portare davanti a chi denuncia e grida a gran voce che questa, la Croce Rossa Italiana, non è più un’associazione di volontariato, che non è un’organizzazione trasparente, che non è governata dal merito ma da rapporti di altra natura, che non mette più al centro delle proprie azioni il Volontario ed il vulnerabile ma si autodetermina con altre logiche, che è non è un’organizzazione coesa e compatta. Si comprende anche come l’autoritarismo da operetta, la logica del pugno di ferro a schiacciare ogni pur velato dissenso, sia funzionale a rendere all’esterno un’immagine distorta di questo meraviglioso pezzo di società sana e vitale.

Nello stesso modo non stupisce la reazione ugualmente fumosa e di maniera, senza argomentazioni serie e sterilmente ripetitiva – il solito karaoke di fregnacce, insomma – che ha accompagnato la notizia della presentazione di un emendamento teso a far tornare la Croce Rossa Italiana un ente pubblico puro e annullare così il processo di privatizzazione e riorganizzazione pur cambiato in corsa per ben te volte e che alla fine non ha dato i risultati che il brillante estensore aveva immaginato.

Come al solito si tira in mezzo il problema dell’indipendenza dell’Associazione quando la questione vera gira tutta intorno al controllo dell’ingente fiume di denaro pubblico che un’attività complessa come la nostra si porta in dote. Tutto qui, semplicemente. Il progetto di emendamento, di cui ho raccontato solo per dovere d’informazione essendo probabilmente l’unica voce che racconta la Cri in maniera non conforme, non mi trova concorde. I dietrofront non mi sono mai piaciuti e il passaggio dal privato al pubblico potrebbe far comodo solo a chi in questo breve lasso di tempo sia stato assunto a spinta nella nuova Cri e che ora si guadagna la qualifica di pubblico dipendente senza concorso né particolari meriti.

Non si può ridurre tutto ad un problema di indipendenza ma il fatto che due avvenimenti così insignificanti e distanti tra loro facciano aumentare la pressione ai vertici dell’associazione di volontariato più grande d’Italia dimostra ancora una volta, e se ce fosse mai stato bisogno la fragilità e l’inconsistenza di un potere autocratico, fondato su un consenso drogato ed intimorito dalle continue vessazioni. Qualcuno, che si pubblica sul sito di Cri ma non si firma, vorrebbe portare in piazza i Volontari a reclamare l’indipendenza della Cri come quella di una Catalogna qualsiasi. Sarebbe uno spettacolo bellissimo, durante il quale potrebbe essere praticata una caccia al tesoro con lo scopo di distinguere chi sotto quella tuta rossa sia Volontario e chi dipendente. Secondo me avremmo tutti una bella ed inattesa sorpresa, perché in fondo la Croce Rossa è un’altra cosa e quello che stiamo passando noi Volontari non ce lo meritiamo proprio.

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