Croce Rossa: Casale gli ha fatto la zuppa.

Le irregolarità sanzionate in modo irregolare; sembra un paradosso ma è la “nuova ” Croce Rossa Italiana e a pagare sono sempre i Volontari. 

 

L’aveva detto e l’ha fatto: Roberto Casale, Maresciallo del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, in occasione dell’applicazione a tappe forzate della normativa sul riordino della Cri ha scritto una lettera a tutti i Parlamentari della Repubblica sottolineando alcune irregolarità che a suo dire sarebbero state commesse in questa fase dal Presidente dell’Associazione.

Lui raccontava di irregolarità ed il Presidente si è risentito, chiedendo che Casale fosse sanzionato in maniera esemplare. Allo stesso, al termine di un procedimento giudicato poi dal Tar Lazio “irregolare” è stato sospeso lo stipendio per tre mesi con contestuale sospensione anche dal servizio. Ma a fronte delle irregolarità riscontrate e denunciate da Casale anche il procedimento sanzionatorio, iniziato con le modalità proprie dei militari e poi proseguito con il sistema valido per gli impiegati civili, è stato giudicato irregolare dal Giudice amministrativo che ha anche sottolineato come, per il fatto in se, alla sanzione di stato, più grave e rigorosa, andasse sostituita la sanzione di Corpo, meno afflittiva.

Insomma l’ennesimo caso di pessimo andamento dell’attività amministrativa dell’Associazione più grande d’Italia, ennesimo caso di utilizzo di fondi associativi e a volte pubblici per conseguire fini di giustizia che di giustizia non sono e non vengono conseguiti. Piuttosto la vicenda Casale è l’ennesima dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che l’Associazione che per definizione si rappresenta come umanitaria, aperta, tollerante, pronta al dialogo ed inclusiva è tale solo di facciata, che non solo persegue ogni forma di dissenso interno a colpi di clava ma impedisce anche il regolare esercizio dei diritti di critica e di opinione per i quali nei confronti degli “altri” si batte apertamente e con successo.

La vicenda di Roberto Casale è l’ulteriore dimostrazione che parlare di Croce Rossa, in Croce Rossa ed all’esterno, si può e si deve, che il controllo interno non è un esercizio di rigore e democrazia ma una repressione antagonista attuata a spese di tutti i Soci, che tutti i provvedimenti presi in questa funzione, mai motivati e mai regolari, sono cassati dalla Magistratura, alla quale sempre più spesso dipendenti e Soci si stanno rivolgendo per ottenere la Giustizia decantata ma mai esercitata né applicata, che chi decanta ideale si muove solo a tutela di interessi.

In fondo la Croce Rossa è un’altra cosa.

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