Croce Rossa: i Corpi vittime della sintassi

I Corpi sono ausiliari alle Forze Armate nazionali ed a nessun’altro. Cancellare parole per cancellare l’essenza delle cose è la nuova strategia di chi non è mai stato Volontario e gestisce un’Azienda per i suoi soli interessi. 

 

Nella grandissima confusione che ha accompagnato per mano il riordino della secolare Istituzione chiamata Croce Rossa Italiana c’è qualcuno che ancora gira il mestolo, dopo un percorso ad ostacoli fatto di trappolette, vessazioni, trasferimenti e demolizioni. Ci sono dei passaggi, tra tutte le azioni eseguite per dare pratica al riordino ed alla mobilitazione del personale militare, che definire oscuri è un puro eufemismo, dato per scontato che la trasparenza amministrativa non abita in Cri.

Ma la cosa assolutamente simpatica è il cambio di passo, la nuova strategia che è stata adottata per tentare in puro stile sovietico di diluire l’essenza della cosa modificando il concetto linguistico della cosa stessa. Detta così appare complicatissima da comprendere ma vi faccio subito un esempio. Fino a qualche tempo fa il Corpo Militare Volontario ed il Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana erano le due componenti dell’Associazione ausiliare alle Forze Armate. Su questo concetto nulla da dire, anche perché tra l’altro é ben ribadito in tre provvedimenti di Legge: il Codice dell’Ordinamento Militare, il suo pedissequo Regolamento ed il famigerato Decreto 178.

Da qualche tempo si è mutata arbitrariamente la definizione della “Cosa” stessa; parlando dei Corpi questi sono definiti ausiliari della Cri e non più delle Forze Armate. L’operazione di scientifico annacquamento non è un errore, non può essere una svista dal momento che certi documenti dove questa modificazione illegale dello stato delle cose campeggia in bella vista sono redatti da dipendenti scelti con cura e ottimamente retribuiti. Non è assolutamente un particolare di poco conto se accompagnato dalla diceria, veramente una leggenda metropolitana per chi conoscesse un minimo di storia e ogni tanto aprisse le norme di riferimento, che cioè tutta la Cri sia ausiliaria delle Forze Armate.

 

 

Ma a prescindere da amenità di questo tipo come possono essere i Corpi Militari, le due componenti speciali dell’Associazione, ausiliarie all’Associazione stessa? Il controsenso rafforza la convinzione dell’atto doloso, della damnatio memoriae che si sta scatenando e che serve esclusivamente a convogliare e far gestire le risorse derivanti dagli impegni assunti con il Ministero della Difesa in un unico centro di gestione amministrativa. In effetti anche lo status del personale ora assegnato alla cura della parte amministrativa, logistica e operativa dei Corpi ha uno status che non è ancora ben delineato. I militari in servizio continuativo sono stati congedati il 21 luglio 2016, riammessi in servizio il successivo 1 settembre e poi posti in congedo definitivo il 3 ottobre 2017 con tre separati provvedimenti amministrativi, da ultimo u DM della Difesa.

Poi solo qualcuno è stato posto in carico all’Ente strumentale con un contratto di diritto pubblico salvo poi transitare nell’Associazione di diritto privato con un contratto sullo schema di quello collettivo per le ANPASS. Una confusione che non giova all’ordinata gestione di uno strumento che è stato finora il fiore all’occhiello del sistema di integrazione delle risorse militari nazionali, una efficiente e sempre operativa forza di completamento degli assetti sanitari delle Forze Armate, prontamente spiegabile e rischierabile, con una capacità di impiego ed un addestramento di specializzazione che la terza componente dell’Associazione non potrebbe mai raggiungere.

Tutta l’attività che non si è riuscita a portare a termine attraverso l’appiattimento delle prerogative, le vessazioni sulle uniformi, il declassamento dei vertici a tutti i livelli, Codici alla mano, adesso si tenta di farla con un brainstorming fatto di sbavature lessicali. Non si possono cancellare tre secoli di storia nazionale, non si può eliminare con un tratto di penna l’impegno di Volontari che giurano fedeltà all’Istituzione ed alla Patria e che mettono la propria vita a disposizione del prossimo fino a quell’estremo sacrificio che in questo ambiente si denomina “adempimento del dovere”.

Una inversione di parole, ancorché voluta e studiata, non può cancellare nulla, stiano tranquilli questi accomodatissimi Signori, perché la Croce Rossa, la nostra Croce Rossa non è la loro Azienda, è un’altra cosa.

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2 commenti

  1. caro cristiano ,finalmente noto con piacere che stai vedendo una parvenza di luce in tutta questa oscurità,però come al solito sei solo tù a vederla ,mi domando, tutti quei politicanti che hanno apposto la loro firma sul famigerato 178 dove siano, e perchè non c’è un politico che si dica uno a perorare la nostra causa.
    devo pensare che questa classe politica, e quella precedente si siano messi d’accordo per gettare 3 secoli di storia nell’immondizia.

  2. Le chiacchiere stanno a zero ormai. Fino a quando avremo nel nostro nome la zavorra “croce rossa” continueranno a seguire smilitarizzazioni,inoperatività pressochè totale e sperpero di risorse. Il corpo militare è nato oltre 100 anni fa in un contesto bellico per perseguire uno scopo e promuovere dei valori; Se i suddetti valori(come è ormai evidente) non sono più compatibili con i vertici dell’ente significa che è ora di separarsi. Accorpamento immediato nelle forze di completamento delle forze armate e tanti saluti a tutti,altrimenti continueremo ad essere ostaggi di un ente che non ci rappresenta.

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