Croce Rossa: Corpo Militare, nessun futuro senza memoria /2

 

Rispetto a quanto già detto analogo discorso andrebbe fatto per tutto il personale delle strutture del Corpo Militare della CRI più propriamente ausiliarie delle Forze Armate, anche se qualche buontempone vorrebbe far credere che si tratti di componenti ausiliarie alla Cri e non alle Forze Armate dello Stato. Non sto parlando di autisti e barellieri come la propaganda di qualche sindacato indispettito ha voluto lasciar credere all’epoca del loro passaggio in mobilità obbligatoria. Si tratta di veri professionisti, sottoposti ad un processo di formazione continua e di preparazione professionale ai vertici dell’eccellenza. Soccorritori in ambiente ostile, conduttori di mezzi speciali in ambiente innevato, esperti nel trasporto di carichi speciali, meccanici, elettricisti, fabbri, titolati a far fronte a qualsiasi tipo di emergenza, dagli attacchi non convenzionali a scenari bellici più tradizionali. Pochissimi, praticamente nessuno, sanno che a tirar fuori i cadaveri dai barconi affondati al largo della Libia sono andati loro, anche se poi la maggior parte dei media hanno parlato di altri per brevità e perché nessuno, scientemente, ha voluto operare le importanti distinzioni del caso. Il Paese non lo sa, il Governo non lo sa e non lo sa nemmeno la Politica che vota a casaccio, i responsabili della privatizzazione fanno finta di non saperlo per far passare sotto silenzio la cosa, ma l’Italia, col Corpo Militare della CRI possiede delle eccellenze assolute che sono invidiate anche all’estero.

Non mi riferisco solo agli Ospedali da campo che possono essere schierati e rischierati in termini di giorni, non di mesi, per le attività della Difesa militare e civile e per le necessità di soccorso alle popolazioni, oppure dei tanti PMA di secondo livello dislocati sul territorio nazionale, o ancora delle ambulanze o dei tanti mezzi logistico-operativi buoni per ogni emergenza e impiegabili in ogni tempo e condizione atmosferica. E’ il caso, per citare un esempio, del Nucleo Gestione Corpi senza vita, un complesso campale in grado di accogliere, gestire e risolvere in ogni aspetto l’improvviso afflusso di un elevato numero di cadaveri, prevedendo ogni procedura ad essi correlata, dalla conservazione a temperatura controllata, all’esame del DNA, alla fotoclassificazione di ogni singolo reperto ed alla fotosegnalazione dei resti mortali, al supporto psicologico ai parenti delle vittime. Pochi lo sanno ma a causa del mancato impiego di questa Unità del Corpo Militare della CRI i cadaveri giunti a Lampedusa sono stati trasportati in Sicilia a mezzo di camion frigo normalmente utilizzati per la movimentazione del pescato, con la sola differenza che, giunti a destinazione, è risultato molto difficile separare un corpo dall’altro. E pensare che l’Unità poteva essere impiegata tanto in tempo di pace che in caso di conflitto ed è conforme alle richieste che giungono alla Società Nazionale italiana proprio dal Comitato Internazionale della Croce Rossa in ottemperanza alle Convenzioni di Ginevra ed ai Principi del Movimento Internazionale.

Trovate banale quanto vi ho raccontato? Per noi che viviamo da dentro l’essenza della Croce Rossa e frequentiamo con assiduità questo mondo può essere un ragionamento banale. Che ne sa invece il cittadino che fa la sua vita e paga le imposte che ci sono molte altre attività finora coperte dai Corpi Ausiliari della Cri che vanno ben oltre l’assistenza al disinnesco degli ordigni bellici rinvenuti in tutto il Paese. Come dice il rappresentante del Dicastero della Difesa a fronte di specifiche interrogazioni parlamentari, queste attività possono anche essere affidate in convenzione alle ASL o ad altre Associazioni di Volontariato, omettendo volutamente di citare il problema dei costi, superiori rispetto a quanto praticato dalla CRI, ed il problema è automaticamente traslato direttamente nelle tasche dei contribuenti.

Ci sono invece altre attività non trasferibili altrove. E’ il caso, ad esempio, dei Nuclei di Decontaminazione e Bonifica, che grazie al personale in servizio del Corpo Militare della CRI erano immediatamente disponibili fino a poco tempo fa sul territorio nazionale in caso di un sempre possibile attacco terroristico con armi non convenzionali o di incidente rilevante, anche chimico. Posso citare ancora il complesso sistema di camere e barelle di biocontenimento che, in Sicilia ed in Puglia, teneva sotto controllo sanitario l’afflusso di migranti, avviando ai centri di riferimento nazionali – lo Spallanzani a Roma ed il Sacco a Milano – chi manifestava sintomi riferiti a malattie da noi non usuali come Ebola o Zhika.

Tutto questo ritengo sia l’effetto di una procedura di mobilità straordinaria dettata solo dalla fretta e concepita senza una logica di guadagno per la Comunità nazionale. Solo la mancanza di criteri di riferimento e di visione strategica di qualche anonimo funzionario ha potuto considerare la possibilità che il maresciallo specialista che si occupava della camera di biocontenimento di Catania avesse potuto trovare migliore impiego e ricondizionarsi come cancelliere presso la Procura della Repubblica di quella stessa città.

Il Paese non lo sa, il Governo non lo sa e non lo sa nemmeno la Politica che vota a casaccio, i responsabili della privatizzazione fanno finta di non saperlo per far passare sotto silenzio la cosa

Sicuramente chi si è occupato di questa determinata procedura di ricollocazione ha avuto la mano guidata dalla fretta e dalla necessità di conseguire un risultato ottimale in breve tempo ma molto ha giocato anche la mancanza di comunicazione, il fatto cioè che praticamente nessuno, in tutto il Paese, considera l’impiego del personale della Croce Rossa Italiana in servizi diversi da quelli di soccorso sanitario con l’ambulanza. Nessuno, poi, dall’interno della stessa Associazione vuole sfatare questo mito, per interesse senza dubbio, ma anche per una supponente pigrizia ed una grandissima incapacità, fattori che stanno disgregando l’Associazione di volontariato più grande d’Italia.

– continua –

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