Croce Rossa: Volontari e basta si può

 

Tra i tanti dibattiti interni che infiammano l’Associazione di volontariato più grande d’Italia tiene banco, e lo farà ancora a lungo, l’impatto della normativa inderogabile sul Terzo Settore e le modifiche che le nuove regole daranno ai sonni calmi e placidi che in molti beatamente stanno consumando all’interno della Croce Rossa Italiana. Proprio alla fine di gennaio l’Assemblea nazionale ha affrontato il tema dell’acqua calda, quello cioè dell’incompatibilità tra un rapporto lavorativo con l’Associazione o qualsiasi sua ramificazione, anche in ragione di appalto o cottimo, e la qualità di Volontario.

Ripeto, qualità di Volontario non lo status di Socio. Sappiamo bene che per noi essere Volontario significa non solo prestare la nostra opera favore dell’Associazione, gratuitamente, ma anche esercitare i diritti elettorali attivi e passivi. La ragione per la quale la normativa è così chiara, ferrea, è proprio nella tutela del libero procedimento elettorale. Il Presidente Rocca è stato irremovibile; ci studieremo intorno, ha detto, andremo a bussare a tutte le porte per capire, per provare a modificare ma oggi la Legge dice questo, e stop.

La cosa infiamma tutto il nostro mondo. Molte le posizioni che tentano una conciliazione, considerando praticabile la commistione dei ruoli. La mia posizione è più intransigente. Premetto, come ho già annunciato più volte, che auspicherei la creazione di una società strumentale alla Cri che, nella forma anche della cooperativa, possa fornire il personale che si ritenga di vincolare contrattualmente e che questo personale debba esercitare la propria mansione con un abbigliamento idoneo a distinguerlo dai Volontari puri. In effetti il problema della doppia veste del personale impiegato nelle nostre attività può diventare pericolosamente patologico in un momento di crisi come l’attuale. Non voglio discutere dei superstipendiati che in virtù dei lori lauti introiti non hanno diritto a retribuire le prestazioni fuori orario. In Cri esiste una platea, vasta, di dipendenti per necessità, di persone che lavorano nell’Associazione per mettere assieme un pranzo ed una cena. In questo angolo di bisogno è facile che si possano intercettare comportamenti disallineati che tendano a coprire con la dicitura “volontariato” quello che in effetti è un prolungamento dell’orario di servizio.

E’ necessario applicare un principio di trasparenza, come inutilmente sancito dalla nostra normativa interna. Oggi gli stessi Volontari non sanno se chi sta operando al loro fianco sia dipendente o Volontario come loro perché le liste dei dipendenti non hanno la dovuta pubblicità. Chi ci rimette in questo gioco a perdere è sempre il buon nome dell’Istituzione e viene coinvolta la responsabilità personale di tutti i dirigenti a qualsiasi livello. Il cambio di passo deve attuarsi da subito, posto che la normativa su tale incompatibilità era applicabile dallo scorso 3 agosto.

In termini politici ilo dipendente che rivestisse la qualità di Volontario avrebbe il destino di essere ricattabile. In situazioni estreme potrebbe addirittura arrivare a barattare il proprio voto in assemblea o in un esperimento elettorale per un prolungamento dell’impiego o addirittura per il mantenimento dello stesso. Sto parlando per ipotesi ma alcune situazioni scorrette sono sotto gli occhi di tutti e sono pericoli che non possiamo correre, propri noi che combattiamo le vulnerabilità non dobbiamo concorrere a crearne altre. Il tempo che abbiamo perso dal 3 agosto, giorno di entrata in vigore della nuova normativa, è indice di quanto ci piaccia perdere tempo su cose meno utili di queste.

Potremmo essere finalmente ad un punto di svolta, riuscire a coniugare trasparenza e legalità per poter sopravvivere e dimostrare anche a tutto il mondo del volontariato nazionale che la Croce Rossa è un’altra cosa.

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