Croce Rossa: Corpo Militare, nessun futuro senza memoria /3

Quattro anni di vuoto, tanto è durata l’intera procedura di ricollocazione del personale militare in servizio continuativo. Nessuno è rimasto indietro, certo, tutti quelli che volevano restare nel pubblico hanno trovato un posto di lavoro più o meno accogliente, più o meno comodo in qualche altro Ente. Qualcuno dei Tribunali, altri alle Dogane, nella Scuola o all’Aci. Avanti c’è posto, per loro sicuramente. Il prezzo pagato dal Corpo Militare è stato altissimo.

I Centri di Mobilitazione, cardine amministrativo della presenza capillare del Corpo sul territorio nazionale, sono stati occupati a ricostruire fascicoli personali che in qualche caso non erano aperti né aggiornati da anni per costruire un contingente straordinario che è vissuto il tempo di trasformarsi da crisalide a farfalla. La paralisi delle attività è stata clamorosa; tutto accadeva mentre il Corpo era impegnato in teatro operativo e sparso tra Mare Nostrum, Triton, la bonifica degli ordigni bellici rinvenuti in tutto il paese e le altre attività d’Istituto dovevano per forza di cose andare avanti. Il necessario turnover tra il personale dipendente e quello volontario non c’è stato con un collo di bottiglia amministrativo che è ancora persistente. Nessuno prende posizione ed anche la governance di Croce Rossa, il vertice dell’Associazione nazionale, l’organo che pretende di gestire il Corpo come e quando vuole, in questa fase è assente, lontano, forse per ossequio ad un disegno preciso o forse per colpevole ignavia e manifesta incapacità.

Non dobbiamo né possiamo lamentarci più di tanto. In fondo anche questi sono gli aspetti di una privatizzazione che non si capisce bene a chi giovi o forse, man mano che le bocce cominciano ad arrestare il loro moto, si inizia a capire. Al nostro Paese ed ai contribuenti che hanno pagato i mezzi e le attrezzature di eccellenza di cui ho appena accennato, certamente no. Eppure faccio riferimento a centinaia, sì proprio centinaia, di milioni di euro che, nel corso di alcuni decenni, hanno contribuito a costruire il grande patrimonio di mezzi, beni ed attrezzature fino a ieri utilizzati dai professionisti dell’emergenza della Croce Rossa pubblica ed a disposizione di tutti i cittadini italiani.

Oggi, lo sappiamo bene, tutto questo rilevantissimo patrimonio di professionalità e di competenze formate, addestrate e forgiate dalle emergenze stesse, è andato disperso in mille rivoli, assorbito come una spugna dall’elefantiaca macchina dello Stato. Altro che “barellieri nei tribunali” come qualche giornale incautamente ha titolato e con tutto il rispetto per questa categoria professionale, tra l’altro l’unica a veder riconosciuta la sua professionalità con l’automatico passaggio dall’Ente Cri al S.S.N. ed alle ASL.

Codici alla mano un Tribunale della Repubblica ha riconosciuto che tutto questo personale è stato posto in mobilità obbligatoria “senza alcun richiamo a comparti o settori in cui si svolgano attività comparabili con quelle del personale di cui trattasi, in possesso di specifica professionalità per situazioni di emergenza di cui può considerarsi fatto notorio la costante, se non addirittura accresciuta necessità”. Né a tale personale “risulta assicurata la conservazione di funzioni, cui certamente corrispondono professionalità specifiche, soprattutto per i militari, già in buona parte trasferiti d’ufficio presso vari comparti del Ministero della giustizia, con mansioni burocratico amministrative”. Non sono io a dirlo, è un Tribunale dello stesso Stato italiano, mentre il personale volontario è allo sbando, senza più riferimenti addestrativi ed operativi, impiegato sotto organico e con sistemi ad personam che ricordano i tempi più bui dell’Istituzione.

Recentemente, per sopperire alla mancanza di tutto il personale posto in mobilità, la nuova CRI privata ha aperto alcune decine di posizioni per addetti all’area emergenza, che sono o stanno per essere immessi in servizio a breve. Ma il presupposto assoluto della mobilità non era quello che il personale dipendente doveva risultare “in esubero” per essere messo in mobilità? Ed allora che senso ha avuto mandare via personale esperto per assumerne di nuovo da formare? Non è forse uno spreco questo? Qualcuno obietterà che era una condizione necessaria per garantire il passaggio da Cri pubblica a Cri privata. Giusto, se non fosse che i compiti istituzionali sono esattamente gli stessi, e che le emergenze non fanno differenze se la Cri che soccorre è pubblica o privata, tant’è che l’Associazione stessa continua ad usufruire del contributo pubblico per lo svolgimento di funzioni di interesse collettivo. Le perplessità sulla convenienza e sulla trasparenza di queste operazioni sono tante A chi ha orecchie per intendere e occhi per leggere dietro le righe, questa situazione lascia quanto meno perplessi e dubbiosi sulla trasparenza di tutta l’operazione. L’hanno chiamata privatizzazione e forse hanno ragione, perché il Paese è stato privato di una risorsa, di una grande eccellenza non solo dal punto di vista del personale dipendente.

– continua –

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3 commenti

  1. Caro Cristiano,come al solito centri sempre il problema,in merito a quest’ultimo articolo ti voglio dire che dietro a tutto questo c’è UNA REGIA OCCULTA, già,perchè senza personale dipendente(civili,e militari) questi signori se la possono spartire meglio la c.r.i.E quindi poi con la complicità dei governi MONTI,LETTA,RENZI, hanno perpetrato questo scempio.L’ultima cosa che voglio aggiungere e che mi fà tantissima rabbia è il fatto che della famosa L.178/12 nessuno e dico nessuno, che ne abbia fatto cenno a carattere nazionale,o nei vari programmi tv.In più il caro Rocca è stato premiato con la presidenza mondiale di c.r.i.

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