Croce Rossa: Corpo Militare, nessun futuro senza memoria /4

 

Il momento in cui si doveva ben comprendere che il Corpo Militare della Croce Rossa stava per essere completamente disarticolato e demansionato fu quello della pubblicazione del decreto 178, la Legge sul riordino della intera Associazione nazionale, il martello adatto a tutti gli smantellatori. In quel testo l’articolo 5 si occupa specificamente dei Volontari con le stellette. E sancisce molto tempo prima della riforma del Terzo Settore che il richiamo è sempre senza assegni ed il servizio prestato è gratuito. La questione della “paghetta” ha conseguenze ancora più profonde di quelle meramente economiche, venendo a mancare, per espressa previsione legislativa, tutto quel sistema di recuperi e di indennità che ristorano il militare anche quando fosse vittima del dovere o di incidente, venendo a mancare totalmente, in assenza di assegni, il presupposto per le indennità relative alla causa di servizio ed all’eventuale privilegio di quiescenza.

La questione, mi permetto di insistere, potrebbe assomigliare ad un paio di scampoli di lana caprina, se non che i militari dl Corpo si trovano sempre a fianco dei militari delle Forze armate ed il fatto che ad un soldato spetti il risarcimento di Legge per un evento dannoso accadutogli in servizio ed al militare Cri questo non spetti affatto è una grave disparità della quale nessuno, a partire dai vertici dell’Associazione fino all’ultimo dei politici oggi impegnati nella questua elettorale, si è mai curato.

Un altro impulso al depotenziamento del Corpo proviene da una lettura attenta della lista delle attività formative previste per l’anno in corso, recentemente diramato. Sparite praticamente dall’elenco tutte le attività organizzate e condotte di concerto con gli altri Enti statali l’attenzione dell’Ufficio Addestramento si concentra sulla formazione del personale sanitario e di assistenza. Ancora una volta gli Ufficiali Commissari sono al palo e chi dovrebbe garantirne l’operatività in questo modo fa spallucce. Ci si dimentica anche dell’importante funzione dual use del Corpo Militare Volontario come sancita sia dal decreto 178 che dal Codice dell’Ordinamento Militare, testi che prevedono l’impiego dei Volontari militari in guerra ed in situazione di grave crisi internazionale ma soprattutto per coprire le esigenze di Protezione e Difesa Civile nazionale, esigenze che non sono esclusivamente di carattere sanitario.

La dottrina di impiego delle Unità del Corpo Militare Volontario vede l’Ufficiale Commissario arruolato con un background culturale di natura giuridico-contabile che oggi può essere esteso anche all’area tecnica. I Commissari si formavano come funzionari ordinatori, aggiornavano archivi e matricole, gestivano il personale e dirigevano magazzini, assicuravano la movimentazione di mezzi e materiale, curavano la catena logistica, i rifornimenti e gli acquisti. Inoltre proprio per l’interoperabilità che il Corpo Militare Volontario ha acquisito negli ultimi venti anni è necessario che il personale direttivo del Corpo sia formato ed aggiornato sulle STANAG utilizzabili nei diversi settori d’impiego.

Un mondo a parte, quindi, confinato in una riserva come quelle dei pellerossa in attesa della sua estinzione. Tutto in palese violazione degli accordi internazionali e delle Leggi vigenti ed in attesa di una Fondazione nella quale sono previste, in via principale e senza prima definirne compiti e scopo, circa trecento assunzioni. Quella bianca con la Croce Rossa al centro è una bandiera che non si riuscirà mai ad ammainare, nonostante il lavoro costante di demolizione messo in atto tutti quelli che, guidati dagli interessi più che dalla passione, urlano alla Luna reclamando un indipendenza che per mano loro è sparita da un pezzo.

– continua – 

Leggi anche le altre puntate dell’inchiesta:

Corpo Militare, nessun futuro senza memoria /3

Corpo Militare, nessun futuro senza memoria /2

Corpo Militare, nessun futuro senza memoria /1

 

 

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