Croce Rossa: diamoci una mano

 

Lasciatevelo dire, la Croce Rossa Italiana non è un Associazione sana. Se lo fosse il Volontario tipo avrebbe la possibilità di incidere per quanto di sua competenza, nei processi decisionali a tutti i livelli. Invece il Volontario non può entrare nell’assemblea nazionale, che è riservata ai Presidenti, la quale assemblea viene sempre convocata sul tamburo nel senso che l’ordine del giorno viene diramato pochi giorni prima, spesso integrato all’ultimo momento, ed il Presidente di Comitato non ha la possibilità di convocare a sua volta i suoi Volontari e sentirne l’umore sugli argomenti all’ordine del giorno ed è costretto a decidere da solo se dare parere favorevole o meno ad una delibera, alla faccia della rappresentatività democratica.

Non parliamo poi di trasparenza. Probabilmente, a parte il famoso contrattino nel cassettino, tutto l’arredamento dei comitati regionali e di quello nazionale deve essere composto di madie, stipi e stipetti per poter buttare dentro e celare ogni cosa alla naturale curiosità dei veri proprietari dell’Associazione, i suoi Soci. Mai sapremo, e lo dico con convinzione, chi sono veramente i dipendenti e quanto guadagnano, che convenzioni abbiamo in essere e dove facciamo gli acquisti. Un esempio ne è la pagina dedicata appunto alla trasparenza, da oltre un anno bianca e riflessiva, del mio Comitato regionale quello del Lazio. Un’offesa alla ragione umana, una limitazione della libertà dei Volontari che è spudoratamente praticata a tutti i livelli superiori.

Alla faccia del fiume di regolamentazioni che distingue proprio questa fetta più nobile del volontariato nazionale posso dire, e attendo smentita, che le norme si fanno e poi non vengono rispettate proprio da quelli che le scrivono e le approvano, in una sorta di schizofrenia nella quale si partoriscono staccionate e paletti proprio per scavalcarli in un salto solo. Anche i regolamenti elettorali, tanto precisi e meticolosamente pennellati, soffrono di dimenticanze, omissioni lievi ma fondamentali. A Roma, per fare un esempio, non ci è ancora dato di sapere, e sono passati dieci giorni dei pochi rimasti prima del voto dalla data limite per la pubblicazione, da chi sia composto il fondamentalissimo ufficio elettorale, lo stesso organo che consentì l’altra volta ad un Presidente in carica di candidarsi a suo piacimento e dare le dimissioni a suo comodo.

Quindi questo pessimo modo di gestire va fermato al più presto, nell’interesse dell’Istituzione e di tutti i volontari sul cui sudore, e a volte anche sul cui glorioso sangue, è stata costruita giorno dopo giorno, secolo dopo secolo, questa Croce Rossa Italiana. A questo scopo ho deciso di candidarmi alla carica di consigliere del Comitato di Roma lasciata vacante da chi ha usato l’istituzione per soddisfare le proprie esigenze lavorative. Mi candido perché è urgente un cambio di passo, perché è urgente poter dimostrare che esistono altri modi di fare Croce Rossa, modi che siano lontani anni luce dalle maldicenze, dai piccoli e grandi abusi, dalle opacità di un potere autoreferenziale ed autosufficiente.

Mi voglio candidare perché la Croce Rossa è un altra cosa. Diamoci una mano, diamoci la mano.

 

 

 

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