Croce Rossa: Corpo Militare, nessun futuro senza memoria /5

Comunque un ragionamento sul quadro normativo generale va fatto. Non vorrei mai trovarmi nei panni del legislatore che ha prima scritto la Legge delega e poi ha vergato il decreto legislativo 178 del 2012. Credo che questo signore, immateriale quanto volete, sia abituato a farsi prendere in giro o eventualmente sia connivente con le interpretazioni paraboliche delle norme che fa approvare alle Camere.

Pensateci un attimo, lui fa scrivere sia nella legge delega che nel decreto legislativo che i Corpi Ausiliari della Croce Rossa Italiana debbano trovare casa in una Fondazione; poi innesca il conto alla rovescia e scrive che la norma contenuta nel decreto legislativo diventi Legge dello Stato a partire dal 3 novembre 2012. Non so quanto la meravigliosa e magniloquente governance di Croce Rossa abbia avuto da fare ma probabilmente anche un legislatore levantino avrà avuto un sobbalzo inguinale a sapere che dopo oltre 5 anni, solo il 16 febbraio 2018 il Consiglio Direttivo nazionale dell’Associazione ha approvato uno schema di statuto per la Fondazione.

arriva la Fondazione dei Corpi Ausiliari della Cri, meglio tardi che mai

Un ritardo da poco, atto semplicemente a sottolineare il disinteresse che il Consiglio nazionale ha per la sorte e le funzioni dei Corpi Ausiliari alle Forze Armate dell’Associazione. Anche perché l’altro fenomeno da sottolineare e che farebbe sobbalzare sulla sedia non solo un legislatore qualsiasi ma anche tutti assieme i vari controllori e garanti del buon andamento della pubblica amministrazione è lo status attuale del Corpo Militare Volontario.

Il decreto 178 dedica alla riorganizzazione del Corpo addirittura un corposo articolo, il numero cinque. In un numero abbondante di righe e paragrafi viene disegnato il nuovo corpo militare, tra abolizioni, chiarimenti ed integrazioni. Oggi, marzo 2018, ci accorgiamo che invece nel Corpo, a parte un esodo forzato di quadri e professionisti, non è cambiato nulla. Questa immutabilità stride con le sorti del Corpo delle Infermiere Volontarie. Per queste nulla doveva cambiare realmente, come recita lo stesso decreto, ed invece si sono sconvolte le funzioni di comando, disarticolata la catena di governo ed addirittura cambiate surrettiziamente le uniformi.

Rispetto a cinque anni fa il Corpo Militare invece è impegnato su altri fronti, tantissima attività di mera rappresentanza, le stesse persone nei posti chiave ed un costo di esercizio maggiorato. Mentre le professionalità vere sono state trasferite in altre amministrazioni nessuna funzione chiave è stata riassegnata all’interno del Corpo, struttura militare organica alle Forze Armate dello Stato gestita in prima persona da dipendenti di un’Associazione privata. Il primo caso nazionale di disapplicazione di una norma per eccesso, un caso che dovrebbe essere studiato anche per i suoi gravissimi riflessi istituzionali. In fondo la ratio legis ora è assolutamente palese, bisognava svuotare il contenitore delle professionalità che vi erano cresciute dentro; cosa ne sarebbe stato poi interessava veramente poco a chiunque. Così è stato.

– continua –

 

Leggi le altre puntate dell’inchiesta:

Corpo Militare, nessun futuro senza memoria /4

Corpo Militare, nessun futuro senza memoria /3

Corpo Militare, nessun futuro senza memoria /2

Corpo Militare, nessun futuro senza memoria /1

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