Croce Rossa: il Volontariato come stile di vita

 

 

L’altro giorno ho lanciato una domanda alla quale in molti hanno tentato di rispondere. Il quesito era se fossero determinanti e modali le influenze tra la parte politica nella organizzazione di Croce Rossa e la parte strutturale, cioè l’esercito dei dipendenti. Questo anche alla luce del nuovo piano regolatore disegnato su misura dal segretariato generale che schiaccia ancora di più la funzione dei Volontari e la rende strumentale all’azione di questa nuova azienda che per un caso fortuito si chiama come la gloriosa Croce Rossa Italiana.

Ci viene spiattellato un documento, questa è la ormai terza versione, che non si sa bene come chiamare. La prima volta lo denominarono organigramma, e un organigramma non era. La seconda lo chiamarono pianta organica ma la pianta appassì presto. Adesso quel solone, sicuramente strapagato, che si occupa di giocare con grafici e caselline ha tirato giu la maschera. Ha denominato il documento che trovate a questo link “struttura organizzativa dell’Associazione Croce Rossa Italiana”. Per definizione la struttura organizzativa è il sistema degli organi aziendali tramite i quali si svolge l’amministrazione d’impresa. Quindi, secondo questo signore, la Croce Rossa è secondo tutti i crismi un’azienda, una sorta di società irregolare che gestisce dipendenti, contratti e appalti e che quindi ha necessità di organizzarsi secondo uno standard, appunto, aziendale.

A questo punto riprendo il quesito che ha suscitato solo pochi giorni fa tanto scalpore. Le influenze tra la parte politica locale dell’Associazione, i presidenti ed i Consigli eletti, e la struttura gerarchizzata ed organizzata come abbiamo detto sopra, i dipendenti insomma, sono regolate da qualche parte, sono scritte in uno delle decine di tomi che si approvano in sordina tanto per non essere applicati ma vengono sventolati sempre in faccia ai dissenzienti? Proviamo un secondo a pensare a cosa può succedere nel caso di contrasto tra un Presidente locale ed un dipendente del Comitato regionale o di quello nazionale. Chi la può spuntare secondo voi?

Proprio questa struttura organizzativa, l’ultimo parto del gruppo “invenzioni e promesse” del Comitato nazionale della Cri, ha fatto venire molti maldipancia, a volte anche conati di vomito. Tanti sono quelli depredati delle loro prerogative in tutte le funzioni di supporto che fino alla settimana scorsa facevano il tifo in maniera smodata per il nuovo corso dell’associazione di volontariato più grande d’Italia ed oggi la pensano esattamente al contrario. Qualcuno è rimasto addirittura senza scrivania e se ne va lamentando da un piano all’altro. La sequela dei Comitati locali è sparita dalle slides in una struttura che si ferma a quelli regionali, pur svuotati anche loro come seppie prima di adagiarsi sulla griglia rovente, e non trova più collegamenti organici tra i Comitati (ex) locali ed il resto dell’Associazione, come se fossero piccole meteore destinate a consumarsi prima del contatto con l’atmosfera, come sta avvenendo a colpi di commissariamenti. Sorte migliore non è stata riservata ai corpi ausiliari delle Forze Armate nazionali, anche questi spariti dai carteggi, come se le due componenti più antiche già non facessero più parte della Croce Rossa.

La risposta alla domanda è intrigante ma sempre meno complessa di tutto il resto. Non si tratta di risolvere un problema pratico di interferenze tra “poteri” della medesima organizzazione ma di comprendere che chi può interpretare ed attuare l’azione di Croce Rossa, cosi come concepita e condotta in tutto il mondo, sono solo i Volontari e non i dipendenti. La trasformazione lessicale del Principio che prima era di volontariato ed ora è diventato di volontarietà non deve trarre in inganno. Chi antepone i propri interessi a Valori molto più grandi di lui non ha titolo per rappresentare chi si adopera disinteressatamente. La Croce Rossa non è né un marchio né un’azienda, è semplicemente un altra cosa.

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Un commento

  1. Dona Bellini

    Letto l’articolo. Che fare? Donatella

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