Croce Rossa: la privatizzazione fa buon sangue

 

Tra i tantissimi paradossi che agitano questa nuova Croce Rossa Italiana spicca quello dei rapporti tra i Comitati. Si è molto decantato quel processo che è stato chiamato di “privatizzazione” e che noi intendiamo nel senso che è stato fatto di tutto per privare l’Italia del supporto della più grande Associazione di volontariato, l’unica a fondamentale base umanitaria e l’unica che aveva la prerogativa di integrare il sistema nazionale di supporto sanitario e sociale alle fasce meno fortunate della popolazione.

Un caposaldo di questo fenomeno privativo è stata la dichiarazione di piena autonomia dei Comitati. A questi è stato chiesto di eleggersi gli organi direttivi, pagarsi un atto costitutivo e tutte le sue numerose modifiche, crearsi una struttura contabile, un organismo di revisione e controllo, distinguersi dal resto dell’organizzazione attraverso anche una denominazione fiscale differente. E’ stata promessa un’adeguata formazione perché gli organi elettivi, provenienti dal mondo del volontariato e non avvezzi ai processi di aziendalizzazione che corrono intorno a questo mondo, al nostro mondo, fossero allineati ad una struttura centrale, e questa formazione non è mai stata somministrata, né in maniera frontale né attraverso la copiosa messe di normativa interna che piove, ci siano le nuvole o il sole, tutti i giorni in capo ai Volontari. Così i consigli direttivi non si sono accorti della deriva aziendalista dell’Associazione di volontariato più grande d’Italia scatenata sulla loro pelle e i professionisti incaricati di seguire le loro vicende amministrative non hanno mai saputo ne capito cosa fosse, ora, la Croce Rossa Italiana con la conseguenza della creazione di una miriade eterogenea di modelli organizzativi ed infischiandosene del tanto sbandierato principio di Unità.

I Comitati di Croce Rossa sono formalmente autonomi ma un rapporto di subordinazione non scritto li vincola e li assoggetta ad un rapporto feudale con qualcos'altro

Di contro la struttura centrale dell’organizzazione minaccia ed esegue ispezioni amministrative da parte di dipendenti di altra organizzazione su gli organi eletti, senza ordini di servizio né adeguata motivazione. Esiste quindi, come vi annunciavo tempo fa, una subordinazione non scritta tra la parte aziendale della Cri, quella composta dai dipendenti strutturati, e quella prettamente volontaria, rappresentata dai Volontari eletti dagli altri Volontari. Si montano questioni strutturali sulla tenuta di schedari ed elenchi e si sorvola sulle vessazioni e sugli abusi che i Volontari subiscono quotidianamente in ogni parte del Paese senza che nessuno poi possa, statutariamente o meno, esercitare l’azione di controllo sui sistemi di ordinamento amministrativo e sulle partite contabili. Una trasparenza a senso unico, quella che consente ad alcuni Comitato un’azione di invasione stressante su altri Comitati, magari appetibili per la loro struttura o per la loro capacità di sviluppare relazioni sul territorio, e poi impedisce a qualsiasi Volontario di ottenere notizie sulla propria Associazione, che ha un senso di unità organizzativa o non lo ha. Ogni soluzione intermedia è un abuso di potere e basta.

Può capitare quindi che per mancanza di esperienza i Comitati possano compiere gravi errori di gestione, come ad esempio utilizzare per attività ordinarie o per esigenze di bilancio i fondi derivanti dai rimborsi relativi alle attività di raccolta del sangue. Questi sono fondi finalizzati a d uno scopo preciso e mai devono essere confusi con le altre risorse di un qualsiasi Comitato, non considerandone il vincolo di destinazione. Le associazioni che si dedicano esclusivamente a questo tipo di volontariato lo sanno bene. In Croce Rossa, dove le attività sono molteplici, c’è più possibilità di sbagliare ed anche quelli che stanno sempre con il ditino alzato, che sono pronti ad impartire lezioni di vita ed a commissariare i volontari indisciplinati possono inciampare in comportamenti illeciti senza che nessuno, proprio per una grave assenza di trasparenza, lo possa far mai notare.

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Un commento

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