Croce Rossa: la paura fa quaranta

 

 

 

Come molti di voi già sapranno sono candidato al seggio vacante nel Consiglio direttivo del Comitato dell’Area Metropolitana di Roma Capitale. La mia candidatura, sostenuta dal numero giusto di amici, è stata ammessa assieme a quella di un altro socio di Roma. La corsa, che poteva distinguersi per linearità e correttezza dovendo avere il suo legittimo finale domenica prossima, la data del voto, invece è stata disegnata secondo il solito copione.

Un copione fatto di sgambetti, piccole paraculate ed attività leggermente oltre il limite del lecito. Grande ostruzionismo da parte dell’Ufficio elettorale e con molti Presidenti dei Comitati che danno ai propri soci indicazione di voto come, dall’alto di una carica istituzionale, non si dovrebbe fare. Certo, mi direte, in questa nuova ma già molto vecchia Croce Rossa Italiana ne abbiamo viste di tutti i colori, a cominciare dalla perpetuazione del potere, quel fenomeno fisico che fa diventare il Commissario governativo un volontario senza avergli fatto fare un giorno o un’attività di volontariato e poi lo trasforma alchemicamente nel Presidente, per finire con la fotografia della stretta di mano, a suggellare l’accordo tra il segretario generale, che per statuto non rappresenta nessuno, con il presidente di un partito politico, atto che ha spazzato con un colpo solo otto o nove dei famosi sette Principi.

Loro, quelli, sbandierano i Principi, si nascondono sempre dietro una cortina che oltre ad essere fumosa e non fumogena è anche puzzolente ed appiccicosa dimenticando che proprio i Principi sono parole vuote che devono essere riempite con dei Valori. Tra questi non riesco più a vedere, oltre al valore della legalità, a quello della trasparenza, a quello della inclusione, nemmeno quello del pudore, nemmeno il minimo sentimento di vergogna associato ad una dose quasi sindacale di coraggio.

Cosa può, infatti, spingere un Presidente di Comitato della Croce Rossa Italiana a rilasciare spudoratamente un’indicazione di voto, cosa può spingere un altro Presidente di Comitato addirittura ad inviare a tutti i suoi Soci un’indicazione di voto scritta su carta intestata dell’Associazione e firmata nella qualità di presidente se non la paura. Paura di non riuscire a dimostrare obbedienza pedissequa agli ordini di un vertice che non si è dissociato né lo farà mai da comportamenti vergognosi come questi, paura di perdere i propri privilegi da castina autoreferenziata, paura che chi non è allineato al suo stesso Sistema possa scoperchiare la pentola e disperdere il tanfo che la circonda assieme a tutti i piccoli tesori che questa gente, piccola anch’essa, vi ha accumulato dentro.

noi che non abbiamo paura sappiamo bene che la Croce Rossa è un’altra cosa

Come si fa ad avere paura ed a militare nella Croce Rossa Italiana mentre tanti nostri colleghi vengono ogni settimana uccisi in una delle tante guerre più o meno dichiarate sparse nel Mondo, come fa un Presidente ad essere di esempio ai propri Volontari e dipendenti quando lui stesso vive di paura, quando nelle migliori circostanze si mette a decantare le gesta di tutti i nostri Soci e colleghi che la paura l’avranno pure avuta ma che hanno rinunciato addirittura alla propria stessa Vita per metterla a disposizione dell’Istituzione, della Patria e del Prossimo? Cito due esempi su tutti, quello di Maria Cristina Luinetti e di Riccardo Soru, persone che nella loro ordinaria normalità hanno vissuto senza spingere né sgambettare nessuno e che hanno compiuto proprio l’estremo sacrificio in nome dei Principi e dei Valori di Croce Rossa. Quelli sono i nostri fulgidi esempi, non certi Presidenti da operetta.

E dove non fosse la paura, a spingerli a comportarsi in questa maniera illecita ci sarebbe solo l’interesse diretto a mantenere in piedi questo Sistema, malato e sporco, che li legittima e gli consente di fare quello che voglio in barba alla Legge ed ai Regolamenti. Forse la paura è proprio in questo, che qualcuno possa finalmente fare luce su cose che non si debbono vedere e non si devono sapere, su interessi diretti di persone che all’apparenza vogliono mostrarsi diverse da come sono veramente, che si proteggono reciprocamente come si usa fare in ogni sodalizio opaco e non ammettono che chi non si comporta come loro possa disturbarli minimamente.

Ecco, questa è la ragione vera, invece, della mia candidatura. Portare la voce dei Volontari veri, quei pochi che sono rimasti a servire la Croce Rossa Italiana, dove altri invece hanno parcheggiato i loro interessi e vorrebbero continuare indisturbati a farlo, senza timore di conseguenza alcuna. Perché noi che vogliamo cambiare, che ci mettiamo la faccia tutti i giorni, noi che non abbiamo paura sappiamo bene che la Croce Rossa è un’altra cosa, una cosa meravigliosa che si deve servire e non ci deve servire.

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