Croce Rossa: trasparenza è credibilità.

tre-cammelli-etiopia-16297619

Come è nelle cose l’articolo di qualche giorno fa ha sollevato un vespaio. Da una parte i Volontari puri, dall’altra tutti i dipendenti che vorrebbero fare anche i volontari ed i volontari che vorrebbero diventare dipendenti, solidali ed ipersensibilizzati. Si toccano nervi scoperti, si toccano anche piccole posizioni di privilegio, veramente piccolo privilegio, che qualcuno ritiene di aver conquistato immeritatamente, anche perché ci sono da fare dei distinguo importanti.

Abbiamo una governance associativa che non intende governare i fenomeni interni ma spera che creare casi sia utile a lavorare in pace dietro i polveroni, tanti, che riesce sempre a sollevare. Non si spiegherebbe perché risulti sempre ostico parlare dei dipendenti ed i dipendenti stessi tendano a mimetizzarsi per operare più tranquillamente. Quando ci i trova ad operare con un collega ad un certo punto scatta, legittimamente, la domanda. La risposta è sempre dubitativa. “Si, sono dipendente, ma…” e quel ma è declinabile come le scuse di John Belushi  quando dice “..era crollata la casa, c’è stato un terremoto, una tremenda inondazione..” e così via.

Perché deve esistere una ragione di giustificarsi rispetto ad un fatto che dovrebbe essere sempre normale come l’essersi trovati un lavoro dove fino a ieri era piacevole ed utile stare gratis? Ma in fondo cosa è rimasto di normale in questa non – associazione? Dividerei innanzitutto in due grandi gruppi l’insieme dei dipendenti, separando i dipendenti per necessità da quelli per scelta, avendo i primi sempre contratti molto precari e retribuzioni sondate al ribasso. I secondi invece vivono in costante luna di miele e protetti da un livello di omogenea opacità che pian piano diventa insondabile. Le procedure di assunzione sono coperte da segreto né si può ottenere l’accesso agli atti. Nonostante esistano degli articoli specifici in tutta la massa di non – regolamenti dei quali la non – associazione si è dotata non è possibile, per un socio, accedere all’elenco dei dipendenti né sapere a quanto ammontino le retribuzioni per persona. I siti internet dei vari Comitati, che dovrebbero ospitare i dati per regolamento e, finalmente, anche per legge non li mostrano e tutta l’Associazione, invece di procedere con solerzia verso la trasparenza, attende con malcelata ansia la data del prossimo 1 gennaio, data dalla quale in teoria tutte le retribuzioni dovrebbero finire su internet. Sottolineo in teoria perché, come per la questione dipendenti – volontari, l’associazione saprà chi mettersi in testa di difendere ( da cosa poi?) scegliendo bene tra i Volontari ed i quadri.

Ma perché, secondo voi, ci si deve vergognare di far conoscere il contenuto del proprio contratto di lavoro? Perché un socio non ha diritto di sapere chi siano i dipendenti del proprio Comitato? Perché non è possibile incardinare, all’interno di un’associazione che si vanta di essere umanitaria, un protocollo che obblighi alla massima trasparenza e stabilisca relazioni corrette tra le due nature dell’associazione stessa mentre invece si preferisce l’opacità, il dubbio, il gioco di forza?

Queste sono domande alle quali nessuno, a partire dai due principali responsabili di questo stato di cose e cioè il Presidente nazionale ed il Segretario generale, vogliono rispondere ed ogni volta gli si porgono alzano una cortina fatta di polvere ed insulti, bugie e scuse inverosimili. La trasparenza è una dote essenziale per chiunque voglia avere credibilità. Senza trasparenza la credibilità deve essere imposta con la forza, che poi è praticamente quello che succede in questa non-associazione, perché la Croce Rossa è un’altra cosa.

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Rispondi