Croce Rossa: tante leggende, pochi diritti

Le leggende all’interno dell’Associazione di volontariato più grande d’Italia raccontano di un mega ufficio che la fondazione mercantile che nascerà dallo spinoff della Croce Rossa Italiana sta preparando a Milano per il suo figlio più vanitoso, quello con la voce che pare la teleguida di un navigatore satellitare.

L’Associazione si sta pian piano diluendo in qualcosa di più grande, meno movimento e più azienda, nulla che ci possa stupire più di tanto, ormai soprattutto chi legge con attenzione questa mia inchiesta giornalistica. Questa trasformazione ha come schermo di copertura una trasparenza sbandierata ma mai attuata veramente attraverso un tecnoaziendalismo che fa sembrare tutto a portata di mouse e nulla mostra con la dovuta evidenza. Si organizzano piccole ma significative mosse mediatiche per distogliere l’attenzione sulle vere risposte che un’Associazione a misura di volontario deve dare. Da nessuna parte sono specificate, per esempio, le rendicontazioni delle varie campagne attivate affinché i donor sparsi in tutto il mondo potessero riempire di soldi la Cri per farle guadagnare terreno per i suoi scopi. Dall’alluvione in Sardegna al terremoto del Centro Italia, per passare alla maxi regalia della pubblicità su Facebook usata per veicolare un video che ci ha fatto litigare con la Città della Pace tutto è disegnato, tutto è iconizzato ma cifre chiare e tonde non si vedono mai.

una trasparenza sbandierata ma mai attuata veramente attraverso un tecnoaziendalismo che fa sembrare tutto a portata di mouse e nulla mostra con la dovuta evidenza

Le spese sono in crescita, sui bilanci del Comitato nazionale come su quelle degli altri Comitati salvo poche e lodevoli eccezioni, e tra queste spese quelle sempre più gonfie sono quelle relative al personale. Si conosce naturalmente il dato aggregato ma sono rigorosamente coperti dal più stretto riserbo i dati relativi ai contratti in se, soprattutto i numerosi contratti che portano ben scritti i benefit ad personam, e i nominativi dei vari beneficati, anche probabilmente per sottrarli al controllo di chiunque voglia capire tra i soci dell’Associazione di volontariato più grande d’Italia e quindi sostanzialmente tra i titolari di questa “non azienda” se ad un lauto stipendio corrisponda un’altrettanto lauta prestazione lavorativa o se, almeno, il tizio in questione a lavorare ci vada veramente. E qualche volta, specialmente cercando certi personaggi alla loro scrivania, di fronte ad un telefono fisso che squilla e strilla, il dubbio c’è venuto.

Dopo la rifondazione adesso arriva lo spacchettamento, è nata la Fondazione merchant ma anche a Roma ci sono attività parallele che giocano molto sulla confusione di sigle, le allitterazioni, le attività consimili di cui vi allieteremo quest’estate, e si sta facendo in modo che il quadro apparente sia sempre più incongruo: l’unico organismo associativo che dovrebbe avere soldi e patrimonio diventerà invece il centro di una galassia di aziende, enti e sottostrutture che renderanno ancora più opaca, se umanamente fosse stato possibile, ogni attività di controllo senza quei tasselli che oggi potrebbero essere fondamentali, quei punti di giunzione che renderebbero questa gigantesca fisarmonica più strutturata verso una crescita logica, più adatta ad un supporto umanitario globale che alla vendita di magliette o alla stampa di libri.

Non esiste e quindi non si approva un bilancio consolidato, non viene pubblicato un documento riepilogativo con i saldi di cassa dei vari Comitati sparsi sul territorio nazionale quasi a preservare un’autonomia che di fatto, al momento dello scambio delle fatture, del subentro forzoso negli appalti, nel carosello delle note di credito o davanti al capestro dei commissariamenti come per magia evapora.

Un sistema che, da quello che ci raccontano, è in crescita soltanto sulla carta e nel tenore degli stipendi della governance impalpabile, intoccabile e soprattutto innominabile. Questo è il Paese dei pregiudizi ed a noi piacerebbe parlare con le carte davanti ma nonostante fiumi di pec che per fortuna si inviano gratis, nulla è mai uscito da quei fortini dove si difendono dietro muri di gomma solo gli interessi e mai i valori. I modelli di partecipazione attiva dei Volontari sono saltati tutti, coperti da montagne di fatture e dietro il tentativo di far credere che domani possa essere un giorno buono per fare volontariato, mai oggi. Oggi è il giorno del privilegio, della pacca sulla spalla, dei diritti decantati solo per gli altri ma mai accessibili a chi ne ha bisogno. Oggi è il giorno in cui bisogna fare chiarezza, domani potrebbe essere troppo tardi.

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