Croce Rossa: a Lucca il solito affare del CAS

La prova dell’aziendalizzazione dell’Associazione di volontariato più grande d’Italia non è solo tra le righe di quest’inchiesta giornalistica ma nei fatti concreti e spesso, purtroppo, passa attraverso le attività di accoglienza dei migranti. Un esempio su tutti può essere quello del Comitato Cri di Lucca. Come altri Comitati provinciali dal primo gennaio 2014 è diventato associazione privata e dalla fine del successivo 2015 non ha più coordinato le attività dell’intera provincia toscana. Una cosa che ha fatto scalpore , riportata anche dalla stampa locale, è, il fatto che questo Comitato proprio negli anni 2014 e 2015, quelli duri e difficili dello spin off pubblico – privato non ha presentato bilanci, cosa che per un altro qualsiasi Comitato, magari con un vicepresidente un po impiccione, avrebbe costituito l’inizio di una procedura di commissariamento, a Lucca no.

Anche perché il presidente del Comitato Rosario Antonio Lorenzo Fasano ha sempre sostenuto che la cosa importante sia l’attività del Comitato, la contabilità è un optional in quanto la disciplina del no profit non impone ai Comitati la redazione di documenti contabili, fregandosene ampiamente, col beneplacito del Comitato centrale, del fatto che sia lo Statuto dell’Ente pubblico che quello dell’Associazione privata prevedano addirittura un termine, quello del 30 giugno, per il deposito e la relativa approvazione dei bilanci.

Fra l’altro il Comitato di Lucca ha percepito contributi pubblici a sostegno delle sue attività e proprio questo era un motivo in più per fare due righe di contabilità.

Arriva ad un certo punto una copiosa pioggia di denaro statale a favore delle attività di accoglienza diffusa dei migranti sul territorio nazionale ed il Comitato di Lucca cerca di mettere a frutto l’iniziativa anche per riuscire finalmente a dotarsi di una sede che non ha. Il Presidente Fasano si fa affidare uno dei CAS più grandi della Toscana, il cosiddetto Hub delle Tagliate, con un numero di ospiti che varia tra i 250 ed i 300. Con questo clima di rinnovata gioia Fasano chiede ai suoi di eleggerlo di nuovo e nel febbraio 2016 strappa il voto dei suoi soci, venendo rieletto Presidente del Comitato di Lucca. Parte quindi l’attività del CAS esercitata con le modalità che conosciamo: assunzioni alla bisogna senza trasparenza, sporcizia e poca igiene, donazioni utilizzate per abbattere i costi, volontari usati per fare servizio ai dipendenti.

I racconti di questo andazzo e il chiacchiericcio sulla stampa spingono l’allora Ministro Minniti ad inviare un’ispezione. In quasi cinquecento giorni di gestione per circa 300 migranti a 35 euro al giorno per uno si è sviluppato un volume d’affari ingente e di contro alla popolazione ospite sono state offerte le solite tende, calde l’estate e altrettanto gelide l’inverno. Si crea un coacervo di brutte cose, tra il report degli ispettori, la cagnara sui giornali, il blocco dei fondi e l’impossibilità di proseguire le attività ordinarie del Comitato in quanto anche i Volontari hanno iniziato ad incrociare le braccia dietro una crisi finanziaria che sta diventando ingente. Il Presidente Fasano ad ottobre 2017 rassegna le proprie dimissioni con effetto primo gennaio 2018.

La Croce Rossa perde la gestione dell’Hub, i dipendenti Cri hanno trovato quasi tutti asilo tra la forza lavoro della nuova cooperativa affidataria, il Comitato continua a non avere una sede ed è in fortissima difficoltà gestionale. Non ci è dato da sapere quali frutti abbia portato il business dell’Hub ma saremmo curiosi di esserne messi a parte. Il Presidente dimissionario è ancora al suo posto, saldamente. Da Roma nulla è mai giunto a Lucca, il Comitato nazionale non ha a cuore la vicenda del Comitato toscano anche perché abbiamo ormai la sensazione che anche loro si siano accorti che questa Cri è un’azienda talmente anomala che riesce a generare solo perdite e contrasti, anche loro sanno bene che la Croce Rossa è un’altra cosa.

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