Inevitabilmente

 

Domani, a meno di clamorosi colpi di scena, inevitabilmente il Comune di Santa Marinella fallirà per la prima volta nella sua breve storia

 

 

Si può essere d’accordo e non lo si può essere. Domani in Consiglio Comunale andrà in onda uno spettacolo ad atto unico che nessuno avrebbe mai voluto vedere. Si proporrà il fallimento del Comune di Santa Marinella lasciando alle forze politiche elette la decisione ultima in merito. Tale decisione avrà un contenuto politico ed un contenuto tecnico-finanziario ma, prudentemente e presumibilmente, si risolverà con la dichiarazione di dissesto, quindi con l’apertura del fallimento del Comune.

Fallimento che dovrà essere, ben chiaro, figlio di padri che non se ne sono assunta finora la responsabilità. Si parla molto di questo fatto nei social e molto meno per strada e nei luoghi deputati. Non ci dovrà sorprendere l’esercito di soloni che hanno sempre la soluzione nel cassetto e saranno pronti da domani e fino ai prossimi due anni a sputare sentenze preconfezionate. Cerchiamo di rimanere con gli occhi incollati sugli atti. Esiste una relazione dell’8 giugno scorso a firma del responsabile del servizio finanziario e del segretario generale del Comune, esiste una relazione dell’organo di revisione che indica il dissesto come unica strada percorribile quando scrive “ritiene indispensabile avviare con sollecitudine tutte le iniziative previste dall’articolo 244 del TUEL e seguenti”. Il resto credo sia assolutamente fuori da ogni discussione. Chi ha voglia di leggere la relazione la trova a questo link e magari sarebbe bello che chi racconta di aver trovato almeno 10 punti dove smontare l’atto questi punti li enunci e li evidenzi.

Oggi le fake news non sono soltanto quelle che riguardano il lucro della sorella della Boldrini sulla pelle dei migranti ma anche le tante affermazioni apodittiche che non sono seguite poi da una loro puntuale dimostrazione.

Il fatto è assolutamente serio, potrei dire anche drammatico. Il dissesto, con i dieci anni di cattiva amministrazione che l’hanno generato, provocherà una ferita sui tessuti commerciali, relazionali e soprattutto sociali di questa Città difficilmente rimarginabile, non sarà un atto a costo zero, né per la politica né per i cittadini e tutte le chiacchiere che quindi avvolgono ed avvolgeranno questo fatto devono essere liberate da quel tifo di tipo calcistico che accompagnerà ancora per un bel pezzo le vicende cittadine.

E’ indubbio che la dichiarazione di dissesto sarà utile per creare una cesura, tagliare una linea tra questa amministrazione comunale e quella che l’ha preceduta, che aiuterà a dividerne le responsabilità e a far lavorare chi si è assunto quest’onere ed ha ricevuto un mandato popolare.

La relazione dell’organo di revisione si conclude con l’invito a che lo stesso documento venga inoltrato alla Procura della Repubblica ed alla Procura regionale della Corte dei Conti, come a dire che tra le pieghe di questo tappeto che per anni ha raccolto la polvere di un modo forse troppo disinvolto di gestire una Città, sia dal punto di vista politico che da quello amministrativo, esistono gli elementi per mettere chiunque abbia contribuito con le proprie azioni o le proprie omissioni a ridurre una meravigliosa Città in questo stato nelle condizioni di risponderne davanti alla Legge.

rimandare il dissesto significa trasferire la responsabilità di un fallimento su chi non ha colpa #santamarinella

Senza la dichiarazione di dissesto questo non potrebbe facilmente accadere quindi è evidente come chiunque voglia avventurarsi su strade alternative in realtà non faccia altro che portare in salvo chiunque sia stato responsabile di un disastro e domani, nell’altra ipotesi, potrebbe essere chiamato a darne conto. Una scelta prettamente politica che non può e non deve essere confusa con un tentativo di salvare quello che ormai non può essere salvato ma va chiamato con il suo nome e basta, una stampella figlia di indicibili inciuci.

Occorre fare le cose che vanno fatte, con competenza e responsabilità, nell’interesse della Città e dei cittadini. Il resto non si può nemmeno chiamare populismo, è roba da sciacquapadelle e chiacchieroni. Ci siamo già passati, mi pare, abbiamo già dato.

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