Croce Rossa: basta lo dico io


Vorrei innanzitutto precisare una cosa. L’articolo che ho pubblicato ieri non riguarda la persona di Rosario Fasano ma trae spunto dalle vicende peraltro già pubblicate da alcuni giornali del luogo su internet per raccontare un fenomeno. Non mi occupo come invece fa qualcun’altro di attaccare o accusare le persone, a quello ci pensa già egregiamente la Magistratura che a volte ha utilizzato i miei scritti come spunto investigativo. Preferisco descrivere i fenomeni e lo scopo della mia inchiesta è quello di raccontare un fenomeno, appunto, che è quello della trasformazione di un’Idea in un concetto di business.

Lo scopo dell’articolo di ieri, peraltro “copiato” di peso da alcuni articoli di altri colleghi già pubblicati, i cui testi si leggono ai link nel testo, è quello di far comprendere che a prescindere dalle varie tifoserie che si stanno scatenando in queste ore, questo modello di business che ci stanno imponendo dall’alto è semplicemente fallimentare.

Che poi oggi Fasano vada dicendo ai quattro venti che mi vuole querelare ci sta tutto, ognuno è libero di reagire come crede; al posto suo invece di querelare io se mi fossi sentito offeso avrei preteso di replicare con lo stesso mezzo, documenti alla mano. Spero però abbia fatto la stessa cosa con i colleghi che hanno già scritto di lui, perché io ho semplicemente tagliato ed incollato i loro lavori e che se non avesse avuto ragione anche di loro qualsiasi reazione giudiziaria potrebbe sembrare indotta non a tutela di una onorabilità che non ho mai inteso mettere in discussione ma semplicemente quale risposta ad un ordine venuto all’altro.

Colgo l’occasione anche per replicare all’autocrate che parla e straparla sempre senza nominarmi mai, e non so se questo fatto sia un bene o un male, se cioè abbia tempo da dedicarmi o, assalito su più fronti, spacci in giro risposte preconfezionate da altri nelle quali si dimentica di inserire il nome del malcapitato di turno al posto dei puntini. Non so se sia in grado di intendere e di volere correttamente perché più volte gli ho spiegato quali siano le ragioni mie e dei miei amici, tutti convinti che non si possa essere uomini buoni per tutte le stagioni, che chi sia stato chiamato dalla politica a guidare come commissario un Ente dietro lauto compenso non possa poi vantare un’inesistente indipendenza, che chi ha contribuito ad una gestione poi dichiarata dagli atti fallimentare non ne possa governare il risanamento ed il rilancio, che chi non ha mai fatto il volontario in vita sua ed è entrato surrettiziamente in un consesso molto più nobile di quanto si sarebbe mai potuto aspettare deve tenersi il suo passato e non costruirsene uno a misura. Il luogo deputato al confronto si crea, non è mai predeterminato. Nelle assemblee alle quali ho partecipato gli argomenti di discussione li sceglieva lui ed ero li a rappresentare i Soci del mio Comitato mentre è lui ad evitare sempre un confronto diretto perché non ha interesse a contraddire su argomenti che sa di non poter gestire, perché gli piace fare l’istrione ma un contraddittorio vero lo mette in ansiosa difficoltà. Poi ad un certo punto ha deciso che anche la mia partecipazione alle assemblee dell’Associazione poteva essere un problema e con tutta la democrazia di cui è dotato ha provveduto a privarmi della carica che i miei Soci mi avevano conferito. Sappiamo tutti che la Croce Rossa è un’altra cosa.

Però sappiate una cosa: l’autocrate vuole talmente bene ai volontari ed all’Associazione, all’Idea stessa di Croce Rossa che è vero, mi ha denunciato e citato in Tribunale ma l’ha sempre fatto in proprio cioè personalmente e non in nome dei Volontari. La conseguenza, per chi non lo sappia, è che nel malaugurato caso in cui dovessi soccombere e pagare qualche euro questi non ristorerebbero l’immagine di Croce Rossa, a suo dire lesa, ma finirebbero direttamente nelle sue taschine. Paraculo, vero?

E poi tace, tace, delle archiviazioni penali che stanno dimostrando, una dopo l’altra, che la sua non è nemmeno difesa dell’indifendibile ma una strategia di attacco all’indipendenza della professione giornalistica, utilizzando la leva giudiziaria nel tentativo di far tacere chi fa il suo mestiere.
A lui piace minacciare, fare la voce grossa, difendere i suoi interessi in barba a Principi che in quest’Associazione hanno perso casa. Parla, parla e straparla, raccontando una sola versione dei fatti, la sua. Racconta della mia bocciatura elettorale senza specificare come il risultato delle urne sia stato condizionato dall’atto improvvido di uno dei suoi più fedeli presidenti. Parla del commissariamento del mio Comitato senza dire che è basato su presupposti non veritieri e senza mantenere su una procedura non ancora conclusa il segreto che è previsto dal Regolamento, regolamento che si applica solo quando lo dice lui, dimostrando il carattere sanzionatorio e non statutario di tutta la procedura. Minaccia di deferirmi agli organi disciplinari, da lui nominati e gestiti, senza raccontare che lo scorso anno per ben due volte mi ha collocato davanti alla Commissione di Disciplina che ha concluso i suoi lavori, a spese dello Stato, senza potermi contestare alcun addebito.

Insomma da una parte stanno i fatti e dall’altra le suonate sempre più stonate di un pifferaio troppo scaltro. Adesso basta, veramente, con i miei amici, tutte persone disinteressate che non hanno altarini da nascondere ed orticelli da difendere, stiamo costruendo una squadra che sarà presentata a Roma in autunno per partecipare alle prossime elezioni per le cariche associative nazionali che, a quanto si dice dai ben informati, dovrebbero essere votate molto prima della naturale scadenza. Noi ci saremo, ci faremo trovare preparati e con le porte aperte a chiunque disinteressatamente voglia contribuire a ricostruire un’Associazione autorevole e inclusiva. Adesso basta lo diciamo noi, la Croce Rossa esca dai mercati e torni nelle mani dei Volontari.

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