Croce Rossa: senza democrazia né libertà

Il Mondo è bello perché è vario, c’è chi dice di difendere i diritti degli altri e poi in casa sua fa come gli pare, o come gli fa comodo, e poi s’arrabbia se uno glielo fa notare. Naturalmente sto descrivendo un fatto oggettivo, la famosa non associazione che è il tema della mia inchiesta giornalistica che trovate, nella sua prima parte, sotto forma di libro.

La cosa da sottolineare oggi è il processo di normalizzazione forzata in atto che si tenta di far passare attraverso l’ esercizio di diritto. Così posso leggere, grazie al sito dell’amico Fabio Meloni, che in terra sarda si tenta di far confondere il comodo per il giusto, si tenta di applicare un diritto praticamente inventato, lo si dice, anzi minaccia, con la faccina seria sperando che qualcuno ci creda. Leggo senza stupore la lettera che Meloni ha pubblicato sul suo giornale, dove la presidente Cri di Oristano si sente tirata per la giacchetta e come dicevo mi viene da sorridere. La Garau parla di sottintesi ed insinuazioni, che proprio perché non manifesti sono elementi che si prestano ad un’interpretazione. Proprio lei da ai fatti che conosce bene questa coloritura e con la veemenza della sua replica tenta di far passare proprio i fatti in secondo piano per colorare le insinuazioni che proprio lei stessa fornisce ad un ignaro lettore. Quello che deve preoccupare la Garau, come deve preoccupare tanti altri quadri della non associazione di volontariato più grande d’Italia, sono proprio i fatti che alcuni con prepotenza, spregio delle leggi e dei regolamenti e con la supponenza di chi pensa di essere intoccabile, pongono in essere dal Nord al Sud Italia, isole comprese.

 

Questa barca sta affondando e ce ne rattristiamo tutti. Episodi di una violenza inaudita stanno avvenendo non solo nelle segrete stanze ma ormai in ogni luogo dove chi è deputato a difendere valori e Principi pensa solo a mettere in salvo ed a proteggere interessi.

 

Allora si pensa che basti alzare la voce, sia sufficiente far scrivere da un avvocato, per trasformare la verità provata in un semplice nulla. Nella richiesta che sto conducendo a gran voce assieme a molti colleghi Volontari e che viene costantemente ignorata da chi la dovrebbe prontamente esaudire c’è anche una forte istanza di trasparenza. Conoscere chi percepisca lauti stipendi, perché sia stato assunto e a quanto ammonti la sua retribuzione credo sia democraticamente fondamentale. Poi sarebbe anche simpatico sapere quali siano ed a quanto ammontino le spese legali che l’ Associazione sta sborsando per tutte le attività di repressione del libero pensiero che sta conducendo nei confronti dei propri iscritti non vincolati da un contrattino, perché per gli altri basta non innovare. Vi ho già raccontato del paraculo e delle sue paraculate, quelle del chiamare in causa per presunti danni all’Associazione ma agire in proprio per monetizzare l’eventuale risarcimento danni, ma è un fenomeno, quello delle spese legali, che andrebbe indagato per conoscerne la diffusione e l’andamento. Dal monitoraggio che stiamo conducendo le somme sono ingenti e finora l’associazione ha sempre pagato senza portare a casa alcun risultato. Anche i nomi dei legali utilizzati creano suggestioni che oserei definire stupefacenti.

C’è un fenomeno di imitazione, già descritto per altre situazioni, che coinvolge molti dirigenti dell’Associazione, imitazione indotta e spronata da un capo spregiudicato che vuole che tutti facciano come fa lui, che tutti trattino l’informazione ed il dissenso alla stessa maniera. Ed allora i social si trasformano in lapidatori o celebratori a seconda del venticello che sta spirando al momento, sono consentiti o bloccati, certe immagini o certi ragionamenti sono permessi solo ad alcuni soggetti qualificati. Si arriva anche ad iniziare procedimenti disciplinari per frasi completamente decontestualizzate attraverso missive nelle quali si chiede al malcapitato di turno di riempire i puntini sui post come fossero le soluzioni della Settimana Enigmistica mentre si accatastano le fascine per il rogo. Un vento freddo sta penetrando ogni spiraglio ed intossicando gli animi, delazioni e vendette sono all’ordine del giorno in un’ambientazione da tardo impero che rosseggia assieme ad ogni tramonto senza che nessuno sia in grado di governare questa immensa crisi interna.

 

Contro ogni potere fasullo c’è un contro potere che si organizza e reagisce, ce lo insegna la Storia e noi siamo la Storia.

 

Per tornare al tema i questo discorso, la libertà di espressione ed il racconto dei fatti, la risposta del collega Meloni è assolutamente garbata ma incisiva. Esistono, nel mestiere del giornalista, alcune prerogative che sono intangibili. Esiste invece un Sistema che fa pressioni sulla libertà d’informazione, esercita un condizionamento sui giornalisti non allineati attraverso atti di violenza, attraverso un uso distorto delle pratiche giudiziarie, attraverso un ricorso costante all’additamento, all’incitazione al dileggio pubblico, alle pratiche di linciaggio, mediatico e non. Attenzione, non sto parlando  di Gomorra o della famiglia Spada ma di un sodalizio che dovrebbe per statuto essere umanitario ed inclusivo. Quindi è provato dai fatti, non dalle insinuazioni, che ci sia qualcosa che non va, che come dice Meloni ci sia un interesse pubblico a sapere e dall’altra parte ci sia un dovere di informare, anche perché questo sodalizio, assieme ai suoi “contrattini”, viene finanziato con milioni di euro provenienti dalle imposte dei cittadini italiani.

Esiste un dovere di trasparenza che valica ogni puerile resistenza ed ogni tentativo d’intimidazione ed è talmente importante che le Forze di Polizia hanno il compito specifico di monitorare ogni tentativo d’intimidazione che viene effettuato nei confronti dei giornalisti, che abbiamo visto sempre essere prodromico di bel altri accadimenti. Se non c’è libertà non si può dichiarare di essere liberi, se non c’è libertà non c’è democrazia, se non c’è libertà di espressione né democrazia questa non è associazione, la Croce Rossa è un’altra cosa.

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